Il magnifico gol in rovesciata di Lamine Tall, pochi secondi dopo la scadenza dei 5' di recupero, valso il 3-3 contro l'Atalanta capolista, lo ha un po' fatto passare in secondo piano, ma il colpo di testa di Sdaigui che poco prima aveva dimezzato lo svantaggio è forse ancora più carico di significati. Perché il centrocampista subentrato con la maglia numero 16, 4' prima di segnare, era all'esordio stagionale, la prima partita dopo il gravissimo infortunio del 30 marzo, quando subentrò al 22' del secondo tempo a Freddi Greco, in Roma-Genoa 4-2, e uscì al 55' (ma il gioco era fermo da parecchio), in barella, per lasciare il posto a Darboe, appena prima del triplice fischio. Era andato a calciare via un pallone, un avversario si era opposto con la gamba tesa, impatto violentissimo, frattura scomposta di tibia e perone. A luglio 2018, poco prima dell'inizio del ritiro con la Primavera, si era lesionato il legamento crociato: debutto in campionato il 12 gennaio, il 30 marzo di nuovo a Villa Stuart, prima di ricominciare il lungo giro della riabilitazione.

Durante il quale ha stretto ulteriormente i rapporti con i due grandi infortunati della Roma Primavera, Devid Bouah e Riccardo Calafiori, non a caso tra i primi (ma lo hanno fatto praticamente tutti) a fargli i complimenti sui social, dopo il gol di domenica. Segnato di testa, in elevazione, su cross di Semeraro, mettendo la palla a fil di palo, fuori portata per il senegalese Ndiaye: l'anno prima, nelle 8 gare giocate tra un infortunio e l'altro, aveva segnato un solo gol, anche allora con l'Atalanta (poi campione d'Italia, come rischia di fare quest'anno), di testa, molto simile a quello di domenica. Nel 2017-18, al primo anno di Primavera, era subito diventato titolare: 22 partite e 6 centri. Una stagione d'esordio estremamente positiva: se fosse riuscito a giocare anche nella seconda, ora sarebbe già andato in prestito, a giocare tra i professionisti, invece di rimanere in Primavera come fuoriquota.

Coi grandi

E sarebbe stato convocato in prima squadra: non gli è ancora successo, non gli è mai stato assegnato il numero di maglia, ma intanto in questi giorni si è allenato con Paulo Fonseca, anche se durante la sosta non è una grande indicazione: ieri c'era anche Filippo Tripi, la settimana scorsa Edoardo Bove, ieri e oggi Pierluigi Simonetti, solo per rimanere tra i centrocampisti. E poi la mezzala Silipo, l'ala D'Orazio, il centravanti Estrella Galeazzi e il terzino sinistro Calafiori, unico del gruppo dei ragazzi che è già stato portato in panchina (come Riccardi, che in questi giorni è in Romagna, per il girone di qualificazione dell'Europeo Under 19). Nato a Firenze da genitori marocchini, Sdaigui ha iniziato a giocare nell'Affrico, a due passi dall'Artemio Franchi, ma i viola se lo sono lasciati sfuggire: lo prese il Siena, che nel 2014 fallì, e la Roma lo portò a Trigoria, inserendolo nella rosa dei Giovanissimi Nazionali di Roberto Muzzi.

Con Alessandro Toti, due anni dopo, negli Allievi Nazionali, ebbe qualche problema, e non finì la stagione: a gennaio passò in prestito al Bologna, club con cui la Roma aveva ottimi rapporti. I rossoblù lo avrebbero tenuto volentieri, ma i giallorossi lo riportarono alla base, e con Alberto De Rossi il ragazzo ha fatto vedere quello che sa fare. Mezzala, un fisico alto e slanciato che non sfigurerebbe tra i professionisti, ha buona tecnica e grande senso dell'inserimento e del gol, e una manciata di presenze in azzurro, 6 con l'Italia Under 15, e una con l'Under 17: l'Under 20 è obiettivo non facile per chi gioca in Primavera invece che tra i grandi, una panchina in prima squadra è alla sua portata, se tornerà ai livelli pre doppio infortunio. A giudicare da come è (ri)entrato in campo contro i campioni d'Italia, può riprendersi tutto.