Il fiore all'occhiello ce lo hanno infilato a forza, anche se faticava molto a stare dritto. La scorsa settimana, quando allo Stadium ha ospitato il convegno della Lega di C sulle seconde squadre - a cui la Roma, molto interessata, pur valutando i costi, ha mandato il direttore sportivo Frederic Massara e il team manager Morgan De Sanctis - la Juventus ha tirato fuori il doppio cognome di Hans Nicolussi Caviglia, secondo aostano della serie A, 16 anni dopo Sergio Pellissier, partito dal Torino e lanciato dal Chievo nel 2002. L'esordio di HNC era arrivato, con provvidenziale tempismo, giusto una settimana prima del convegno, sfruttando l'esigenza di Allegri di risparmiare più titolari possibile prima di provare l'impresa (poi riuscita) contro l'Atletico Madrid. E così, contro il Bologna, un venerdì sera di inizio marzo, c'è stata la prima da titolare in questo campionato per il giovane campione Moises Bioty Kean, che dopo aver segnato due gol e procurato un rigore poi trasformato da Emre Can (lui dal dischetto ha brutti ricordi, andate a cercare su Youtube cosa combinò in una semifinale scudetto Primavera contro la Fiorentina), ha lasciato il posto, a 8' dalla fine e sul 3-0, a un coetaneo con cui ha condiviso anni di settore giovanile, prima di spiccare il volo debuttando tra i grandi nel finale della stagione 2016-17.

L'esordiente in questione, Hans Nicolussi Caviglia, può essere considerato un successo della seconda squadra bianconera, che lo ha fatto debuttare in serie C pochi mesi prima che Allegri lo lanciasse in serie A? Difficile. E un po' forzato. Perché con la squadra di Mauro Zironelli - cresciuto nelle giovanili del Vicenza sia da giocatore, passato poi per Fiorentina, Pescara, Chievo e Venezia, che da tecnico - il giovane aostano ha raccolto appena 8 presenze, per un totale di 432'. Dopo l'esordio coi grandi, Nicolussi ha giocato tre partite intere con la Juventus U23, l'ultima ieri con la Pro Vercelli: togliendo quelle, restano 5 presenze, di cui una sola dall'inizio, e 162' complessivi. Bastano 162' in serie C per debuttare in serie A con la squadra campione d'Italia? Probabilmente no: Nicolussi ha esordito in A per quello che ha fatto vedere con Giovanissimi, Allievi, Primavera e nazionali giovanili italiane (che però, proprio con i 2000 come lui, in questi giorni stanno giocando il girone di qualificazione all'Europeo Under 19, e non se lo sono portato, preferendogli il romanista Riccardi). Viceversa, quelli che con la seconda squadra della Juventus hanno giocato quasi tutte le gare, non sono riusciti a esordire con la prima. E due di loro, il cipriota Kastanos e l'inglese Mavdidi, erano in panchina il giorno in cui Allegri ha fatto entrare Nicolussi, e sono rimasti a guardare. Per loro quest'anno 26 e 29 presenze in serie C, rispettivamente con 3 e 6 gol, da sommare, nel caso del primo, anche a 19 presenze con la sua nazionale, in cui esordì quando aveva appena 17 anni. Non è bastato: meglio un Primavera, di due anni più giovane. E allora a che serve la seconda squadra?

Più difficile del previsto

Il nodo è proprio quello: le presenze in serie C sono un passo avanti per un ragazzo della Primavera, ma non sufficiente a superare l'abisso che separa i campionati giovanili dalla serie A. E le squadre Under 23 farebbero molto più comodo se giocassero in serie B invece che in terza serie: lo sapevano tutti, quello che non era chiaro, semmai, era quanto sarebbe stato complicato arrivarci, con i limiti di età imposti alle seconde squadre: quest'anno sono gli stessi della nazionale Under 21, ovvero i nati dal primo gennaio 1996, con quattro fuoriquota di età libera, a condizione che uno sia il portiere. Basandosi su questi limiti, la seconda squadra della Juventus è la più giovane dell'intero campionato di serie C. Altra limitazione importante: dopo 5 partite nel campionato disputato dalla prima squadra, il giocatore non è più utilizzabile dalla seconda. Probabilmente uno come Kean non avrebbe avuto alcuna voglia di andare a giocare contro Albissola, Arzachena e Gozzano dopo aver fatto una stagione intera in serie A col Verona, con tutto che fino al primo dicembre Allegri non gli ha fatto fare un minuto, il regolamento ha tagliato la testa al toro: a 19 anni e un mese, già non era più utilizzabile dall'Under 23. Una norma figlia dell'esigenza di mediare, rispetto alle esigenze degli altri club di serie C, che non vedevano certo di buon occhio le seconde squadre, tanto da minacciare in più occasioni lo sciopero. Sono stati accontentati imponendo ai club interessati una tassa a fondo perduto di un milione e duecentomila euro, da versare alla Lega Calcio ogni stagione, la rinuncia a ogni contributo che la Lega versa ai club di serie C, con conseguente (piccolo) aumento percentuale della fetta per gli altri, e un regolamento che rende davvero complicato competere per la promozione in serie B. Alla Juventus lo sapevano, e infatti il piano prevedeva una stagione di assestamento, prima di fare piani di gloria. Quello che non avevano capito è che la squadra under 23, come l'avevano allestita, avrebbe rischiato seriamente la retrocessione. L'anno è iniziato con due sconfitte, la seconda per 4-0, con la Carrarese, che ai tempi di Buffon era una sorta di società satellite: tra ottobre e novembre cinque gare senza fare un punto, contro Lucchese, Piacenza, Albissola, Pontedera, e i cugini nobili ma da tempo decaduti della Pro Vercelli. La dirigenza ci è rimasta un po' male: speravano in qualcosa in più. Anche perché con risultati mediocri non è arrivata la rivalutazione dei cartellini dei giocatori che si aspettavano, per rientrare delle spese. E magari fare qualche plusvalenza, con nomi non di primo piano: da Audero in poi, a Torino sono diventati maestri in operazioni del genere.

Come costruire la squadra

La società bianconera, storicamente, ha spesso speso cifre fuori mercato per inserire in Primavera giocatori quasi pronti per la serie A: il miliardo pagato per Sartor nel 1992 fece scandalo, il cipriota Kastanos, il brasiliano Matheus Pereira e lo svedese Anderson non sono certo costati meno, e non hanno ancora ripagato l'investimento. Sono tutti classe 1998, e tutti reduci da un prestito all'estero: erano loro le stelline dell'Under 23, oltre all'inglese Mavdidi, 1998 pure lui, preso dall'Arsenal Under 23 investendoci oltre un milione di euro. È l'unico che è stato preso pensando che, nel giro di un paio di stagioni, se tutto andrà per il verso giusto, potrà fare il passaggio coi grandi. Altri, come Morelli e Bunino, due classe '96, presi da Livorno e Pescara, sono di passaggio: daranno il loro contributo d'esperienza, e l'anno prossimo, quando saranno troppo grandi per fare l'under 23, torneranno alla base per fine prestito. Zanimacchia è arrivato in prestito ad agosto, ed è stato riscattato per 4 milioni, ma non sono soldi versati direttamente, ma scalati dai 18 milioni di Sturaro. Due valutazioni molto alte, che hanno sorpreso gli operatori di mercato, e fatto felici i compilatori del bilancio. Per i fuoriquota, operazione nostalgia: il difensore Alcibiade e il portiere Nocchi avevano vinto il Viareggio con la Juve di Immobile, il veterano Del Prete, ingaggiato a ottobre da svincolato per puntellare una difesa che faceva acqua, con quella di Marchisio e De Ceglie. Il giocatore di maggior prospettiva, Leandro Fernades, capitano dell'Olanda Under 19, si è rotto il crociato all'esordio in C. E a gennaio, oltre all'ex romanista Masciangelo, è arrivato il 29enne belga Mokulu, che faceva la B col Carpi.

I papabili romanisti

Se la Roma dovesse partire, chi sarebbero i primi indiziati? Fuzato e Bianda, probabilmente: sarebbero entrambi in età, avevano buone referenze, ma in prima squadra non hanno fatto un minuto. Il francese in particolare è costato 5 milioni, e si è deprezzato parecchio: la Roma deve rientrare dell'investimento, ma per la serie A non è ancora pronto. E con loro potrebbero trovare spazio i migliori elementi della Primavera, da Celar a Riccardi fino a Sdaigui, che ha buttato mezza stagione per un infortunio al crociato, altrimenti forse sarebbe andato in panchina in A, coi vari Cargnelutti e Pezzella, altri due che in una Roma in C ci starebbero bene. E potrebbe rientrare nel gruppo anche Antonucci, quest'anno 16 presenze in B con il Pescara, ancora in cerca del primo gol. Uno che ha fatto uno spezzone di Champions con il Liverpool, e che partendo col piede giusto in C potrebbe tornare a dare una mano alla prima squadra al primo infortunio di un titolare.