Femminile, Bergamaschi: «È stato fantastico»
La calciatrice giallorossa a Il Romanista: «Abbiamo sempre creduto nello Scudetto e alla fine è arrivato grazie al tanto lavoro. Si è creata un’alchima particolare. Ora però vogliamo anche la Coppa Italia»
(GETTY IMAGES)
«Non potevo scegliere posto migliore». Valentina Bergamaschi è stata una delle protagoniste del terzo Scudetto romanista, arrivata la scorsa estate dalla Juventus ha saputo, come le altre, lavorare e dare forza a un gruppo nuovo che si è poi dimostrato il più forte di tutti. E la stagione non è ancora finita. «Il tricolore è stato fantastico, l’entusiasmo che ci ha dato - ci ha detto l’esterna romansita in esclusiva - speriamo di portarlo anche nella finale di Coppa Italia per vincerla».
Prima di venire, hai visto crescere la Roma da avversaria con il Milan e con la Juventus.
«Anche vedendola da fuori onestamente è stata sempre una società che ci teneva al modello femminile. Si vedeva che comunque voleva impostare un certo tipo di standard, nel senso di viaggiare in alta classifica, di portare a casa la maggior parte dei trofei e secondo me anche questa stagione ne è stata la dimostrazione. La nostra arma in più sono sempre stati i tifosi, davvero incredibili. In Italia di tifoserie così non ce ne sono, ho notato che il romanista non fa distinzione di genere, se giochi nella Roma è quello che conta, si percepisce proprio».
Sei arrivata in una trattativa “particolare” e in un gruppo tutto nuovo. Come è stato?
«A 29 anni ero in un club in cui rischiavo di non giocare e ho colto la palla al balzo. La Roma mi ha cercato anche negli anni precedenti ma non c’era mai stata la vera occasione e non potevo fare scelta migliore. Qui mi sono ritrovata a livello di fiducia e onestamente non pensavo nemmeno di trovare tutto questo spazio, è stato sorprendente».
A livello di spogliatoio com’è andata?
«Io conoscevo diverse ragazze anche dalla Nazionale, poi ci sono determinate bandiere e rimferimenti che ti illustrano bene la strada e poi il resto è figlio del lavoro dello staff nel fare “team building”. Lo staff è stato molto bravo a formare quel tipo di squadra che ci ha permesso di ottenere questi obiettivi che stiamo raggiungendo. Purtroppo abbiamo perso la Supercoppa e la Women’s Cup, però comunque siamo arrivate in finale e nessuno pensava una roba del genere. Sul lungo però secondo me il lavoro che abbiamo fatto noi, lo staff e la società è stato quello che poi ci ha portato in alto fino alla vittoria dello Scudetto, con la finale di Coppa Italia. Si è creata secondo me quell’alchimia particolare, quel benessere, quella voglia di essere sempre al meglio che poi ci ha portato comunque a trionfare».
Come ti sei trovata con Rossettini?
«Mi è piaciuto sin da subito per come si rapportava a noi, ci parliamo, ci confrontiamo, ci rende partecipi delle idee che ha di come vuole svolgere le partite. Anche lui è arrivato qui con grande umiltà e ha cercato comunque di portare i suoi principi, cosa che noi abbiamo ascoltato e messo in atto. Poi c’è stata un po’ di fortuna, la bravura nostra e quella sua nel trasmettere le sue idee anche cambiando tanto nel corso della stagione, penso comunque che abbia avuto un grande impatto, ha fatto crescere molte di noi, comprese le ragazze più giovani».
C’è stata una giocatrice in particolare che ti ha sorpreso delle tue compagne?
«Sicuramente ti dico Oladipo, non la conoscevo, da quando ha esordito col Barcellona anche se molto giovane è diventata la nostra leader difensiva inamovibile. Come seconda ti dico Annalena Rieke, è fondamentale per come giochiamo perchè è la classica mediana davanti alla difesa che ti dà una sicurezza incredibile. Ha avuto un impatto devastante perché praticamente fin da subito è entrata nei meccanismi del mister, fa un lavoro che magari non si nota sempre ma è veramente fondamentale».
E poi c’è “Giadina” Greggi...
«Noi la chiamiamo “la ruspetta”. In campo è una bomba a orologeria, è ovunque, ma è difficile anche farne a meno nello spogliatoio. Lei è praticamente il braccio destro della nostra capitana Giugliano, è quella vice che sta lì, ascolta e interviene quando è il momento giusto. Da “romana de Roma” è un esempio, sia in campo sia fuori, è uno di quei punti di riferimento che seguiamo tutte, la nostra gladiatrice».
C’è stato un momento in cui hai capito che avreste potuto vincere il titolo?
«Penso che con la vittoria contro l’Inter a Milano c’è stata una scintilla. Lì ho pensato che mancasse davvero poco. Abbiamo comunque avuto anche dei momenti complessi e perso partite per cui sulla carta eravamo favorite ma una cosa non è mai mancata, cioè la voglia di riscatto, di vincere le sfide anche quando si complicavano o non riuscivamo a dare il massimo. Dalle difficoltà abbiamo saputo ricavare degli accorgimenti che ci hanno aiutato nel percorso e, per esempio nel derby di ritorno vinto all’ultimo, si è visto come non mollavamo mai e continuavamo a spingere».
Ora c’è un cerchio da chiudere con la Coppa Italia. Nell’ultima finale tu eri un’avversaria.
«Sì, e sinceramente non ci aspettavamo potesse andare così perché la Roma sulla carta era una squadra fortissima. Ora però sono qui e so la voglia che abbiamo di portarla a casa e le carte che ci possiamo giocare. Poi a parlare sarà il campo ma noi ci siamo».
Pensi già al futuro?
«Penso che l’obiettivo sarà di nuovo vincere tutto il possibile. Confermarsi è sempre più difficile, ma la nostra idea è quella».
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