Interviste

AUDIO - Marino: "Sorpreso dal poco feeling tra Massara e Gasperini". E su Ranieri...

Le parole a Radio Romanista: "Claudio è rimasto allenatore nella mentalità anche da dirigente, la confusione poi vista era facilmente prevedibile"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
05 Maggio 2026 - 18:31

Intervenuto sulle frequenze di Radio Romanista, Pierpaolo Marino ha commentato la situazione in classifica a 3 giornate dalla fine del campionato, il rapporto tra Massara-Gasperini e l'addio di Ranieri. Di seguito le dichiarazioni del noto dirigente.

Siamo curiosi di sapere la sua sulla lotta Champions, tutto è ancora in ballo. Si aspettava il ritorno di fiamma della Roma e le difficoltà di Juventus e Milan?

"No, in particolare del Milan. La Juventus da quando è arrivato Spalletti ha fatto una risalita incredibile, ci poteva anche stare ci fosse un piccolo momento di crisi. La partita con il Verona ci ha detto di una crisi momentanea abbastanza evidente. Non mi aspettavo il Milan, la Juventus bisognerà vedere se l'episodio si limiterà solo alla partita con il Verona. Ora è tutto aperto, davvero. Roma e Como sono dentro, assolutamente".

Che idea si è fatto del finale di stagione della Roma e della prestazione contro la Fiorentina?

"Una prestazione senza discussione, direi travolgente se mi passate il termine. Importante entrare in una condizione di autostima e forma proprio nelle ultime partite, perché chi è stato davanti per il resto della stagione può incontrare qualche ostacolo o momento di rilassamento. La Roma sta dimostrando che può fare il miracolo, forse non è neppure più un miracolo. Era un miracolo arrivare a un punto dalla Champions".

Ora è il momento di programmare il futuro. Stiamo assistendo da diverso tempo alla dialettica, prima Gasperini-Ranieri, poi Gasperini-Massara. Il tecnico ha detto che con il ds è mancato il "feeling tecnico". A lei è mai capitato? Ed è una difficoltà sanabile?

"Dico la verità: io nella mia carriera ho visto di tutto. Ho iniziato nel 1977 con l'Avellino da giovanissimo, anche se naturalmente non ero fondamentale nell'economia del club almeno per i primi 2 o 3 anni. Qualcosa di simile mi è capitato all'inizio della carriera, con persone che avevano il doppio della mia età e carismatiche, penso a Pippo Marchioro. Il mestiere del direttore sportivo è quello di essere un maestro di sofferenza, bisogna sempre cercare il dialogo, anche con chi non ha le tue stessse idee o progetti, per il bene del club. Ho avuto grande spirito di adattamento, a volte ho dovuto procedere con l'esonero. In grandi club è più difficile. Sono stato direttore della Roma con Liedholm allenatore e avevo 35-36 anni. L'allenatore era 70enne, ma mi sono trovato benissimo con lui, un dialogo perfetto. La sua ironia mi ha insegnato tanto, anche i suoi concetti tecnici, che sembravano semplici e scontatti ma erano quelli che facevano fare le cose per bene. Non parliamo poi del presidente Viola, un maestro di vita. Quando però c'erano contrasti, non finivano sui giornali o in conferenza stampa. Devo dire che prima erano meno presenti le televisioni. Io sono quasi sempre dalla parte dell'allenatore, nel rispetto sempre della sostenibilità. Se si può, si sostiene l'allenatore, ma nel rispetto del club".

Quindi secondo lei, la figura del direttore sportivo è quella del braccio operativo dell'allenatore con idee condivise?

"Non so se le idee di Gasperini si riferiscono alla mangeriabilità del club o se si riferiscono alle caratteristiche dei calciatori. Per me l'allenatore deve assolutamente attuare le sue idee, guai a fare altrimenti. Ma il direttore sportivo deve conciliare le idee dell'allenatore con il rispetto della sostenibilità e del fair play finanziario. Poi oggi il direttore sportivo è presente a tutto tondo. Un allenatore deve avere 26, 27 orecchie dappertutto e tenere a bada tutte le componenti esterne pronte a interferire sul lavoro quotidiano. In questo caso il direttore sportivo diventa anche uno scudo, una mano preziosa. In questo caso Gasperini credo si riferisse a un feeling tecnico e non progettuale. Io presi Frederic Massara dal Pavia e lo portai al Pescara, e a Pescara esplose come calciatore già nel precampionato. Fece impazzire tutti in un'amichevole con la Roma. Me lo portavo anche a cena a casa mia, è un ragazzo con cui è difficile non andare d'accordo. Un ragazzo educato, fin da piccolo. Figlio di un'insegnante francese, se non ricordo male. Sinceramente non capisco come mai questa situazione, Gasperini lo stimo tanto. Un conoscitore di calcio, a Pescara me lo raccontava come calciatore soprattutto Galeone con grande positività. Non riesco a spiegarmi come Ricky non sia andato d'accordo con Gasperini. Massara è un ragazzo buono, è molto facile dialogare con lui. Dico la verità, senza dare colpe a nessuno. A volte è anche questione di empatia, magari c'è una persona accanto a me che è sensibile e dialogativa... e magari io voglio un cane che morda. Oppure un allenatore che è tranquillo e non mi sta bene. Fermo restando che poi c'è una gerarchia nel club che, in genere, sono i dirigenti a scegliere gli allenatori e non viceversa. Non è la normalità che un allenatore scelga il direttore. Il direttore ha in mano la pianificazione del budget aziendale, che è una cosa vitale per il club e per la proprietà".

Siamo rimasti molto sorpresi dopo essere partiti con il trio Ranieri, Massara e Gasperini...

"Io la pensavo diversamente da voi. Ci sono anche altre regole nella stesura di un'organigramma, dove la replicazione di specialisti di uno stesso ruolo in ruoli diversi non va bene. Mi riferisco a un grande allenatore come Ranieri e un grande allenatore come Gasperini. La convivenza non è semplice. Ranieri è rimasto un allenatore come mentalità, Gasperini lo è di fatto. Poi c'è una grande regola del calcio, per la quale l'allenatore è un uomo solo. Magari avrà anche pensato che se fosse andato male, lo avrebbero sostituito con Ranieri. Magari chi non conosce certe dinamiche queste cose non le pensa. Pensate se Gasperini avesse avuto dei tracolli, la soluzione più semplice sarebbe stata mettere Ranieri in panchina. E Ranieri non si sarebbe rifiutato, come ha già dimostrato in altre occasioni. Le dinamiche del calcio non sono difficili, ma a volte non sono conosciute nonostante non siano difficili da comprendere. Questo può capitare con proprietà straniere. Mettere nel ruolo di consulente due allenatori, che hanno più facilità a parlare da avversari che non nella stessa stanza della stessa sede... io la vedo così! Poi capita che il giocatore veda ancora il direttore come allenatore, l'allenatore si disturba di questa dinamica... si crea confusione".

 

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