La storia

Ivo, il tifoso che ha percorso 44 km per celebrare la Conference

Il romanista di Cuneo, si è incamminato in dislivello per 9 ore e mezzo per la vittoria a Tirana del 25 maggio: "Mi hanno guardato come un pazzo"

Ivo Manca, romanista di Cuneo, arrivato alla meta

Ivo Manca, romanista di Cuneo, arrivato alla meta

26 Luglio 2022 - 10:30

Da Borgo San Dalmazzo al santuario di Sant’Anna di Vinadio. Tutto per la Roma. Protagonista del pellegrinaggio è un tifoso giallorosso atipico, perché non proprio romano, anzi. Si tratta di Ivo Manca, nato e residente a Busca, un paesino nella provincia di Cuneo, dove al massimo di andava a fare il militare, e dove di romanisti di solito non ce ne sono. Ivo è un ragazzone con una bella famiglia, con un passato importante nella pallavolo, e che sta diventando popolare su Twitter proprio per la sua fede giallorossa. Io lo conosco ormai da anni, ma a questo verremo più avanti, perché non potevamo perdere l'occasione di farci una chiacchierata e farci raccontare la sua storia.

Ciao Ivo, avresti mai pensato un giorno di finire sulle pagine de Il Romanista?
"Non ci credo ancora. L’ho detto a mia moglie e alle bambine che mi guardavano come un supereroe...".

La tua è la storia di un romanista fuori sede, che a un certo punto decide di fare questo voto, questa scommessa. Ce ne parli?
"La scommessa nasce prima della finale. Mi sembra, se non sbaglio, fosse ai quarti, una partita che non avrei potuto vedere perché avevo l’allenamento di pallavolo. E proprio all’allenamento un mio compagno di squadra, che si chiama Giordano, mi m’ha proposto questa sfida: A luglio vado a piedi al santuario di Sant’Anna. Se la Roma vince la Conference vieni con me. E io gli ho detto va bene, ci vengo perché per la Roma si fa di tutto. E bada bene, me lo ha proposto perché sa che io detesto camminare, soprattutto in montagna. Sono un piemontese atipico, io amo la spiaggia. Però per la Roma questo e altro".

E la Roma ha vinto la Conference... Felice o preoccupato per la camminata?
"No, vabbè, subito immediata felicità, gioia proprio a livelli smisurati. Dopo però mi sono detto 'adesso ci siamo, devo, devo pagare pegno'. Quindi ero un attimo preoccupato. Anche perché questa è una camminata abbastanza impegnativa. Siamo partiti da un comune vicino a Cuneo che si chiama Borgo San Dalmazzo e abbiamo fatto un percorso di 44 chilometri circa con 1.500 metri di dislivello. Siamo partiti alle 11.30 della sera e siamo arrivati alle 09.30 di mattina circa".

Una bella camminata davvero...
"Abbastanza, anche perché poi passi tutte strade di montagna in mezzo al nulla, nel buio pesto. Ti guardi intorno e dici 'Ma dove cavolo sto?'".

E una volta arrivato hai tirato fuori la bandiera della Roma. Ti hanno preso per matto?
"Assolutamente. Anche perché questo solitamente è un tipo di pellegrinaggio che ha un connotato abbastanza religioso. C’è chi porta i fiocchi di nascita dei figli per farli benedire o chi ha dei problemi e va su per chiedere la grazia. Cose del genere. E quindi tu immagina come mi hanno guardato quando sono arrivato su. La prima cosa che ho fatto è stata sedermi al bar prima del santuario, ho messo la maglietta della Roma, e mi sono guardato gli highlights della finale. E poi ho voluto fare la foto commemorativa davanti al santuario con la bandiera".

Veniamo alla passione per la Roma. Tu sei di Busca... Un romanista a Busca che ci fa?
"Eh... Io tifo Roma perché uno sono innamorato perso della città di Roma e ogni volta che ci vado rimango con la bocca aperta sempre. Poi, perché quando sono nato avevo una malformazione al palato per la quale ho dovuto subire delle operazioni nei primi 2 o 3 anni di vita, e queste operazioni me le facevano a Roma. Ovviamente non ho ricordi precisi ma mi viene un po’ di connettere Roma alla mia nascita, alla mia prima infanzia. E quindi c’è un valore affettivo anche per quello. Poi amo i romani, sono troppo simpatici, li amo. Poi vabbè, come fai a non innamorarti di bandiere come Totti e De Rossi?"

E com’è stato crescere da romanista a Busca?
"È un disastro. E lo è tutt’oggi. Perché sei veramente ospite. Sempre. Però quando abbiamo vinto la Conference era bello sentirsi dire che era una coppetta, mentre dentro loro rosicavano come matti e si vedeva. E quindi giravo proprio a petto in fuori, mettevo sempre le magliette della Roma".

Tu hai una moglie straordinaria, una donna dotata di una pazienza sovrumana, Elena. E hai due bimbe, che stai crescendo da romaniste. Loro come la vivono questa tua passione dentro casa?
"Mia moglie è ormai alla rassegnazione. Quando c’è il campionato è quasi romanista. Perché se la Roma perde passa una bruttissima settimana... E le bimbe? Tirarle su romaniste è difficile, prima o poi cercherò di portarle all’Olimpico per vedere che è una cosa meravigliosa".

Ecco, hai parlato di stadio... Noi ci conosciamo perché tu mi hai stalkerizzato per anni. Vuoi dire perché?
"Diciamo che mi ero molto appassionato alla questione stadio di Tor di Valle, e tu curavi l’argomento, quindi cercavo di avere, diciamo aggiornamenti. Ero conscio che avere uno stadio di proprietà ti avrebbe creato un indotto maggiore. E parliamoci chiaro, più hai soldi e più puoi fare la squadra competitiva, più sei forte. E la stessa apprensione ce l’ho adesso per Pietralata, sperando che abbia un epilogo migliore".

Su Twitter hai un nickname particolare (Friedkin che offre toast ai tifosi al McDonald’s)...
"Ho avuto vari nickname nel tempo. Se non erro il primo 'Antonio Cassano che fa pronostici'. Poi avevo messo, se non sbaglio, 'Di Canio con chiari sintomi di cirrosi'. E poi ero rimasto molto colpito dal fatto che dei tifosi avevano incontrato il presidente, questo super mega imprenditore, tutto riservato che non si fa mai sentire, che manco esiste tra un po’. E invece stava al McDonald a offrire toast ai tifosi. Questa cosa mi ha fatto impazzire".

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