Il dietro le quinte di un trionfo, del primo trionfo. La Roma ha pubblicato "Nothing Compares", un documentario sull'impresa della Roma Femminile nel successo in Coppa Italia ottenuto contro il Milan. Il 30 maggio al Mapei Stadium le giallorosse hanno vinto il primo titolo della loro storia battendo le rossonere ai rigori. Nel racconto tante immagini dei retroscena e della preparazione che ha portato la squadra al successo e le parole delle protagoniste.

Bavagnoli

Nel documentario sono presenti le parole di Betty Bavagnoli che con il trofeo vinto al Mapei ha chiuso il suo percorso da allenatrice, prima di diventare responsabile dell'intero settore femminile del Club. La Coppa Italia però l'ha vinta dalla panchina ha raccontato il suo punto di vista sul traguardo raggiunto.

L'approccio alla finale?
"Quindici giorni prima della finale ho pensato che eravamo arrivate alla fine di un percorso intenso. Ho pensato che dovevamo vivercela bene questa finale e la fine della stagione".

Come la si vive?
"Penso che lo si debba fare alleggerendo, curando i dettagli per non sottovalutare nulla, ma con serenità e con i momenti di divertimento che sono stati assolutamente produttivi".

L'esperienza alla Roma?
"Questa avventura tre anni fa è partita con tantissima voglia di fare bene, con tantissima gratitudine per l'opportunità che mi è stata data di iniziare un percorso importante e incredibile".

L'infortunio a Serturini?
"Quando Serturini si è fatta male a Napoli ho vissuto non molto bene quel momento, ma non perché ho pensato di non averla per la finale, ma perché l'ho vista a terra e mi sono preoccupata infinitamente. Mi sono mandata a quel paese da sola, mi sono chiesta perché l'abbia fatta entrare, lo ammetto".

La preparazione della finale?
"Ci siamo allenate nei calci di rigore, credevo che fosse fondamentale non tralasciare alcun dettaglio. Dal primo giorno di allenamento dell'ultima settimana prima della finale ho chiesto alle ragazze di calciare un rigore a testa, come li avrebbero calciati in finale. Quindi facendo la strada per arrivare dalla metà campo al dischetto e tirando un solo rigore. Dovevano provare la tensione che avrebbero provate se fossimo andate ai rigori".

Il momento del calcio femminile?
"Il calcio femminile viene visto, è appassionante. Questo perché tutte le giocatrici di oggi e di ieri hanno fatto tanto per fare questi passi in avanti".

La finale Primavera?
"Noi siamo la Roma, la prima cosa importante quando siamo arrivate al Mapei era la partita con la Primavera. Non poteva togliere niente, ma solo dare emozioni in più alle ragazze della prima squadra".

Il Mapei Stadium?
"Davvero bello, ringrazio tutti gli organizzatori. Una finale girata in prima serata è stata molto bella, è stato giusto così".

Pipitone?
"Non potevamo desiderare un portiere migliore per queste tre stagioni. Ci ha accompagnato in ogni momento del nostro percorso, dai più belli ai meno belli. La voglio ringraziare".

L'intervallo?
"Ho detto che dovevamo essere brave a muoverla più velocemente per avere in mano il pallino del gioco".

I supplementari?
"Ci siamo ritrovate con qualche giocatrice che era provata, che aveva dato tanto e la cosa più importante è stata la gestione di alcuni momenti, dei cambi. Quello è stato il momento più importante".

Il rigore di Bernauer?
"Quella camminata è stata bella da vivere. Ho guardato Vanessa andare verso il dischetto e avevo la percezione di grande forza".

L'emozione della vittoria?
"La fotografia della finale è l'inno della Roma che abbiamo cantato nello spogliatoio a fine gara. È un momento che mi ha emozionato tantissimo, molto più dei momenti in gara o durante i rigori".

Bartoli

"Ho aspettato questo momento tutta la vita", ha detto Elisa Bartoli dopo aver sollevato la Coppa Italia. Lei, romana e romanista ha vissuto con un trasporto particolare e con la fascia da capitano al braccio il trionfo giallorosso. Ecco una parte delle sue parole estratte dal documentario.

La Roma?
"La scelta Roma è una scelta di cuore, era un sogno per me tornare a Roma. Ho iniziato con quattro sconfitte di seguito, con le lacrime dopo una sconfitta con la Juve 4-0. Poi mi è arrivato un bel messaggio del coach che mi diceva di non mollare, che saremmo arrivate in alto".

La finale?
"Quando sono entrata negli spogliatoi ho detto alle ragazze che ero più tesa che al mondiale. È stata dura, ma sono sensazioni belle da vivere e assaporare".

Il match?
"Solo un'azione mi ha messo paura, quella che Swaby ha salvato sopra la traversa. Ho perso dieci anni di vita lì, ma quando l'ho visto ho pensato che avremmo vinto".

I rigori?
"Era l'unica cosa che non volevo. Quei rigori me li sono sognati tutta la settimana, ci siamo allenate tutti i giorni, li abbiamo battuti alla fine di ogni allenamento".

Il rigore di Bernauer?
"Quando il pallone è entrato ho fatto uno scatto, mi sono dimenticata anche dei crampi. Non ci credevo, non mi sembrava vero. Ancora sto realizzando".

Le emozioni della vittoria?
"Vedere mio padre piangere, lui che aveva paura che non riuscissi a crescere dopo la mia scelta di venire alla Roma. Lui non era convinto, io gli dissi che volevo vincere con la Roma. Vederlo piangere mi ha emozionata. Penso a che favole è stata, nel giorno di Agostino, l'ultimo di Betty sulla panchina, vincere una Coppa Italia è stato come una favole, come quelle cose che non possono succedere perché sono troppo belle".