Femminile, Bavagnoli: "Mercato? Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Ma vediamo"
L'Head of Women's Football giallorossa: "Chi è di Roma e conosce la realtà dell’AS Roma sa che ci sono state anche delle difficoltà, come gli infortuni"
(GETTY IMAGES)
A margine dell'evento Adicosp per la chiusura del calciomercato nel corso del panel “Il calcio femminile", Betty Bavagnoli, Head of Women's Football della Roma ha parlato dello sviluppo del calcio femminile e della Roma.
In un’intervista poco tempo fa haa detto che “non c’è nessun risultato in nessun settore senza investimenti”, un concetto che è stato ribadito anche dal Dipartimento Femminile. Come si sta evolvendo la situazione all’interno della Roma?
"Grazie. Intanto buonasera a tutti e grazie per l’invito. Devo fare ccome sempre una premessa: mi considero una persona fortunata. Innanzitutto, perché faccio ciò che ho sempre sognato di fare sin da bambina. Quindi essere riuscita a rimanere nel mondo del calcio per tutti questi anni è davvero un sogno diventato realtà. Sono fortunata anche per il club di cui faccio parte, l’AS Roma, che ha una proprietà come la famiglia Friedkin, che crede fermamente, veramente tanto nello sviluppo del calcio femminile. Per quanto riguarda gli investimenti, è evidente che abbiano avuto un ruolo cruciale, ma ciò che davvero fa la differenza è la visione. È una visione che ho condiviso con la proprietà e che ci ha uniti. Qualcuno potrebbe pensare che, essendo una proprietà americana, sia stato più semplice perché negli Stati Uniti il calcio femminile è molto conosciuto. Ma non è così. In Italia, la situazione è diversa, non era scontato. Credo che la visione sia ciò che conta, e il nostro club ne è perfettamente consapevole. Oggi, possiamo considerare il nostro hotel come la nostra casa, perché al Tre Fontane giochiamo, come la prima squadra femminile e come la primavera maschile. Non è uno stadio di proprietà dell’AS Roma, ma il nostro presidente e il club hanno investito molto per migliorare le strutture e dare alla prima squadra femminile una casa. E questo è solo uno degli aspetti di un processo più ampio. Quando abbiamo iniziato a lavorare sul settore giovanile, abbiamo creato un convitto per le ragazze, permettendo loro di studiare al Liceo dell’AS Roma e di prendersi cura del proprio talento. Tutto ciò, all’inizio, sembrava impensabile. Oggi, posso dire con orgoglio di far parte di un club che crede fermamente in questa visione".
All’interno della Roma è cambiata la visione dello scouting, anche per quanto riguarda le ragazze più piccole?
"Questa è una domanda interessante. Noi abbiamo fatto tanti passi in avanti, ma c’è ancora molto da fare. Alcune volte, mi capita ancora di parlare con genitori che non sono convinti. Questo va detto chiaramente, non sono convinti per il semplice fatto che le bambine non sono ancora viste come potenziali calciatrici. Noi viviamo in un paese dove la cultura sportiva, e in particolare quella del calcio e nei confronti delle donne, non è sempre così diffusa. Mi è capitato, ad esempio, tre anni fa, di parlare con una mamma che mi portava sua figlia, una bambina di 8 anni. Mi ha chiesto, in disparte, se per caso le sarebbero venute le gambe storte. Questi sono ancora pregiudizi che esistono, ma stiamo facendo molti passi in avanti. Oggi, l’AS Roma ha una rete di persone che lavora sull’individuazione dei talenti, una rete di scout che analizzano le immagini e, quando individuano un talento, fanno una visione diretta sul campo. Quando una ragazza viene selezionata, c’è la possibilità di ospitarla, se necessario. Il nostro compito è quello di usare tutte le risorse che la società ci mette a disposizione. Ma non basta. Dobbiamo anche seguire le ragazze giovani, parlare con i genitori, raccontare loro cosa significa essere un’atleta, cosa significa prendersi cura del proprio corpo. Ci sono tanti aspetti, tanti dettagli importanti. E dobbiamo avere cura anche della loro testa, del loro benessere psicologico. Per questo abbiamo psicologi, nutrizionisti, e altre figure professionali che supportano sia il settore giovanile che la prima squadra. Non è tutto semplice come “vai a giocare”, c’è un grande lavoro dietro. Quando arrivano i risultati, molte volte mi sento dire: “complimenti, hai fatto un ottimo lavoro, sei passata da calciatrice a allenatrice”. Ma dietro questi risultati, c’è un lavoro enorme di un gruppo di persone, ed è fondamentale che questi collaboratori ricevano la gratificazione che meritano".
Ci si può aspettare qualcosa sul mercato?
"Ok, domanda ben precisa. Noi abbiamo fatto ciò che ritenevamo giusto in questa finestra di mercato, cercando di rinforzare la squadra in base a ciò che serviva. Chi è di Roma e conosce la realtà dell’AS Roma sa che ci sono state anche delle difficoltà, come gli infortuni. Abbiamo fatto ciò che dovevamo fare. Per quanto riguarda gli ultimi minuti di mercato, tutto è possibile. Stiamo ancora aspettando qualche ora, vedremo cosa succederà".
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