L'attaccante del momento per la Roma Femminile. Quella che con due gol ha ridato la vittoria alle giallorosse di Spugna ed è uscita da un momento difficile. Una che ha tanta esperienza e mette sempre la squadra davanti all'individualità. Valeria Pirone è la numero 9 delle giallorosse che ha trovato poche settimane fa i primi gol in Nazionale e poi con una doppietta ha deciso la gara contro il Sassuolo, sua ex squadra, per rilanciare campionato e speranze romaniste.

A freddo, le tue sensazioni per la prima doppietta?
«Sono contentissima. abbiamo avuto l'atteggiamento giusto. Al di là dell'avversario, questa era una partita in cui dovevamo riscattarci dalla precedente. È stata una bella prova per tutte noi e dobbiamo continuare su questa strada. Ovviamente l'obiettivo dell'attaccante è quello di segnare, quando non trova il gol viene un po' tutto a decadere. Io sono contenta di aver regalato i due gol alle mie compagne ma noi ci siamo prese la vittoria e questa è la cosa più importante».

Ti sei sbloccata, ma non hai esultato.
«A Sassuolo sono stata bene e ho lasciato delle persone stupende con cui ho un ottimo rapporto tutt'ora e li rispetto molto, perciò non volevo esultare. Poi ovviamente c'è grande soddisfazione per aver trovato il gol che mi mancava da un po'. Ora spero di non fermarmi più».

Hai sfiorato la tripletta in rovesciata, un tuo marchio di fabbrica.
«Sì mi piace provarla, ma non è facile trovare il tempo giusto. In quel caso è stata brava l'avversaria a rimanere in posizione».

Hai segnato anche in Nazionale. Hai cambiato qualcosa per sbloccarti così?
«Mi sto impegnando ogni giorno di più. Il ruolo dell'attaccante è questo, va a momenti in cui sei al 100% e altri in cui si sbaglia. L'obiettivo è sbagliare meno e si ottiene soltanto lavorando al massimo durante la settimana. Prima o poi i risultati arrivano».

Il Sassuolo è la prima big battuta dalla Roma in stagione. Cosa avete imparato negli scontri con le altre grandi?
«Le partite che non siamo riuscite a vincere è perché non le abbiamo vinte noi. In entrambe eravamo in vantaggio e abbiamo avuto dei cali di concentrazione. Abbiamo capito di non poterceli permettere, dobbiamo sempre stare sul pezzo entrando in campo con l'atteggiamento giusto».

La più grande differenza con la Juve al momento?
«Penso che il campionato sia lungo e che le differenze si vedono alla fine. La Juve è una grande squadra come lo sono il Milan, l'Inter, il Sassuolo, la Fiorentina. C'è tanto da giocare».

Cosa hai imparato della Roma in questi primi mesi?
«Ci sono tante giovani e quindi scherzano e ridono tanto, ma ho trovato delle ragazze che credono nel progetto, lavorano e con me si sono messe subito a disposizione. Un mese fa era ancora diverso, ora vedo sempre più la differenza in positivo. È una squadra che migliora giorno dopo giorno ed è un'ottima cosa».

Perché la numero 9?
«Di solito il mio numero è l'11, ma negli ultimi due anni ho avuto la nove. Alla fine tra i due ho scelto il 9 insieme alla Team manager, ma per me queste sono tutte cose mentali. Ciò che conta davvero è l'impegno in campo».

Quanto conta il centravanti in questa squadra?
«Tantissimo. Le mie compagne in attacco sono molto forti, chiunque giochi fa la differenza. Il ruolo della punta ti porta a dover dare un riferimento, appoggio, fare spazio in profondità, tante cose. Nelle prime partite è mancato qualcosa perché dovevamo amalgamarci. La Roma ha un bel gioco ma è anche normale avere qualche difficoltà iniziale».

A proposito di bel gioco, cosa ti chiede Spugna?
«Eh non te lo posso dire (ride ndr.). Comunque mi sto trovando bene, mi piace tanto la sua idea di gioco».

Quali sono le cose che la Roma può migliorare prima per tenere il ritmo?
«Noi pensiamo partita dopo partita. Per la stagione l'obiettivo è quello di fare meglio dell'anno scorso però ora pensiamo a Verona. Tra una settimana ti dirò che pensiamo alla Fiorentina e così via. Siamo concentrate».

Hai tanta esperienza nel calcio italiano: quanto aiuta? Ti stimola l'avventura qui?
«Già il solo nome "Roma" mi ha dato grande stimolo, sono felicissima di essere qui e spero di ricambiare la fiducia della società e dei tifosi. La mia esperienza serve a far capire alle più giovani quando è il momento di stringere i denti per superare i momenti difficili. Lì si vedono le squadre forti. Poi se aiuta dovete chiederlo a loro (ride , ndr.)».

Sei una che dà sempre tutto in campo.
«Sono abituata così, un po' ce l'ho di mio. Io sono soddisfatta anche se faccio assist o un blocco per mandare la compagna in porta. Mi interessa dare una mano alla squadra, combatto sempre perché sono fatta così. C'è chi nasce coi piedi di Baggio e chi con questa grinta qui».

Com'è avere il pubblico di Roma da vicino? Come si porta più gente allo stadio?
«Giocare coi tifosi è un'altra cosa. Quando siamo in casa giocano la partita con noi, ci danno una marcia in più. Si coinvolge altra gente facendo bene e facendo vedere l'attaccamento alla maglia. Questo vuole il tifoso. Lasciamo perdere quelli che ancora si stupiscono che le donne giochino a calcio, ormai sono cose superate. Dobbiamo fare rumore, in senso positivo e poi bisogna vincere le partite. Poi c'è la maglietta della Roma e il romanista va pazzo per quella».

Da quando hai iniziato il calcio femminile è cambiato tanto.
«Completamente. Ora ci sono tante attenzioni che prima non esistevano, ti trattano da atleta. In questo fanno tanto anche le società professionistiche e il loro modo di approcciarsi alle calciatrici. Anche da quello dipende la professionalità».

Pensi che ora la strada per le più giovani sia più semplice?
«Si, tante cose stanno cambiando. Ci sono tante ragazze con la mentalità giusta che vogliono dare pur avendo tutto ed è una cosa splendida. Poi altre a cui forse un po' di "gavetta" servirebbe. Il movimento sta crescendo già adesso, ma io spero che rimanga sempre la passione che ci contraddistingue».

Il primo consiglio che dai a una bambina che vuole fare la calciatrice?
«Non farti portare la borsa dagli altri».