Dieci partite. Novecento minuti più recuperi. Sono gli impegni da affrontare da qui alla fine dell'anno solare. La prossima a Venezia domenica, poi ci sarà la sosta, alla ripresa nove gare tutte d'un fiato, in un mese, dal ventuno novembre (a Marassi contro il Genoa) al ventidue dicembre (all'Olimpico contro la Sam). Il terzo tour de force stagionale, il più duro peraltro da un punto di vista numerico, quello in cui si dovrà santificare il passaggio del turno in Conference League (probabilmente a questo punto con il secondo posto nel girone e questa non è certo una bella cosa) e, anche se non soprattutto, confermare la Roma in corsa per quel quarto posto (ambire di più ci sembra un esercizio di sfrenato ottimismo) che rimane il principale obiettivo stagionale del primo anno dell'era mourinhana.

I fatti una certa preoccupazione la possono procurare. Nelle ultime settimane, pur dovendo fare i conti con fischi arbitrali piuttosto penalizzanti, l'entusiasmo generato dall'arrivo dello Special One e dai primi risultati positivi, èandato un po' scemando. Non tanto tra i tifosi che pure ieri sera hanno confermato che ci sono i tifosi di calcio e poi ci sono i tifosi della Roma (41.031 tra abbonati e paganti, applausi a scena aperta), ma all'interno di una squadra che sta facendo fatica a ritrovarsi e a piacersi.
Per riuscire ad arrivare a gennaio, quando presumibilmente un paio di necessari rinforzi arriveranno a Trigoria, serve che tutti, dal primo all'ultimo, portino il loro mattoncino alla causa. Lo diciamo in questa occasione proprio per sottolineare la scelta del tecnico portoghese che, dopo l'epurazione post prima sfida con il Bodo, a distanza di due settimane, ha recuperato alla causa i giocatori messi in punizione, da Villar a Borja Mayoral, entrambi mandati in campo, da Reynolds a Diawara rimasti al contrario in panchina fino al fischio finale (così come Calafiori e Kumbulla pur nella serata della doppia assenza Viña e Smalling).

Sono giocatori che, per carità, non possono certo ambire al Pallone d'oro, ma che da qui alla sosta natalizia, possono garantire minuti di riposo a una formazione titolare che, di fatto, sta tirando la carretta dalla prima partita ufficiale. Per dire: quanto potrà reggere ancora certi ritmi uno come Ibanez, ieri sera schierato sulla corsia sinistra (bravo anche contro i norvegesi con tanto di gol per il pareggio) prima di dover tirare il fiato causa troppi impegni ravvicinati? Quando potrà avere un turno di riposto Jordan Vertout che, peraltro, già da qualche partita sta accusando un evidente calo di rendimento (per fortuna stavolta non è stato convocato in nazionale da Deschamps)? Come si potrà garantire di far tirare il fiato ad Abraham e Zaniolo che dopo una partenza di stagione ricca di promesse, stanno accusando un regresso di forma che probabilmente è determinato dai troppi impegni ravvicinati?

Si potrà garantire, rispondiamo, con scelte meno rigide da parte dell'allenatore. Ci ha fatto capire che alcuni giocatori di questa rosa non sono l'ideale per calcio che vuol far giocare alla sua squadra. Ma questi sono i giocatori che ha e questi in qualche misura deve provare a utilizzare, facendoli comunque ruotare per consentire a chi ha giocato sempre la possibilità di recuperare un minimo di condizione fisica accettabile. In questo senso, la partita di ieri sera contro i norvegesi, una risposta ce l'ha data. Con Villar mandato in campo all'inizio della ripresa al posto di un Darboe che il Bodo aveva battezzato come l'anello debole del centrocampo giallorosso. E con Borja Mayoral nella parte finale della gara con lo spagnolo sembrato deciso a giocarsi le sue carte per poter convincere lo staff che comunque una mano la può dare pure lui. Magari nel prossimo futuro anche Diawara potrà tornare utile per far rifiatare uno dei centrocampisti, mentre tra gli epurati quello che sembra definitivamente fuori da qualsiasi ipotesi di rotazione è il baby Reynolds, ancora troppo acerbo per potersi confrontare con il calcio europeo.
In questo senso Mourinho contro il Bodo un segnale lo ha lanciato. Prendendo atto con le scelte, prima convocandoli e poi mandandoli in campo, che servono tutti e che da qui a gennaio si dovrà turare il naso e provare a fare il meglio con gli uomini che ha a disposizione. Che, magari, potrebbero essere anche in grado di sorprenderlo. Perché Villar e Diawara sono due centrocampisti che avevano dimostrato di poterci stare nel calcio dei grandi, così come Mayoral di essere un attaccante supportato pure dai numeri, la stagione passata dieci gol in campionato, sette in Europa.

Mancano meno di due mesi al mercato di gennaio. Vedremo chi arriverà. Intanto, adesso, servono tutti, dal primo all'ultimo per arrivare al mercato di gennaio ancora in corsa per gli obiettivi. Si può fare.