Dieci anni fa, anzi quasi undici, travolta dal turbine che l'avvolse dopo aver vinto il Mondiale a Stoccarda, ci affidò una poesia scritta per lei dal "vecchio nonno Nando". Finiva con un augurio. «Di vederti sposa, madre e campionessa del mondo». Marta Bastianelli era già tutte e tre le cose, perché negli anni alla maglia iridata ha aggiunto anche un marito e una figlia, Clarissa, che è il centro del suo mondo. Ma non poteva bastarle. «A questa maglia dovevo qualcosa» ha detto, con ancora addosso la maglia azzurra della Nazionale, senza fare molti tentativi per trattenere il magone che saliva su. L'ha detto dopo essere diventata campionessa europea. Un titolo che ha un grandissimo valore non solo perché arriva tanto tempo dopo la maglia iridata, ma perché per arrivarci, o meglio per tornare ad assaporare una gioia simile, Marta ha dovuto attraversare un periodo duro i cui segni erano ancora visibili nelle lacrime di oggi

Un periodo da cui è uscita più forte. In breve: una squalifica per doping prima di un anno e poi di due nonostante le carte dimostrassero la sua più totale buona fede (si parlava di un prodotto di erboristeria prescrittole dal dottore, a lei che pur di evitare positività si era fatta estrarre un dente senza anestesia). E se non era bastato neanche averlo dimostrato a una giustizia sportiva che s'impuntò e che in tante altre circostanze è stata decisamente buonista, figuriamoci dimostrarlo al mondo. Ce l'ha fatta e la sua storia insegna tante cose. Sicuramente un giorno sarà lei a insegnare alla piccola Clarissa come si affrontano le vittorie e le sconfitte, cioè due cose che nella vita capiteranno sempre.

Marta Bastianelli con la maglia della Roma quando fu intervistata da "Il Romanista" dieci anni fa

Una vittoria di squadra

È stata anche una grande vittoria di squadra quella di Glasgow. Doveva essere una sfida tra Italia e Olanda e così è stata. Gara che è entrata nel vivo a due giri dal termine: Blaak, Cecchini e Barnes all'attacco. La Germania decide di non lasciar spazio e ricuce il gap. In un primo momento si muove Marianne Vos, seguita da Giorgia Bronzini, poi è la volta di Anna Van Der Breggen. La campionessa olimpica va via assieme alla nostra Elisa Longo Borghini e alla britannica Danielle Rowe. Lo scenario cambia però nuovamente a 10 chilometri dal traguardo: la transalpina Biannic e l'altra olandese Mackaij si riportano davanti, ma le olandesi si mettono a tirare anche nel gruppo principale. Davanti non c'è più collaborazione e la coppia Van der Breggen-Longo Borghini viene ripresa all'ultimo chilometro. Si va verso la volata: l'Olanda prova a lanciarla, ma una clamorosa Marta Bastianelli domina in lungo e in largo lo sprint. Battute la campionessa in carica Marianne Vos e Lisa Brennauer (Germania), con Elena Cecchini quarta ad esultare per la compagna di squadra.

Sì, il ciclismo è uno sport di squadra. E il bello del ciclismo è sempre più grande del brutto. Il bello del ciclismo oggi è Marta Bastianelli. Unica nota stonata quella della Rai, che per due volte l'ha definita "atleta laziale". Sì, è di Lariano. Ma è una grandissima tifosa romanista.