Fanno effetto le dichiarazioni rilasciate da Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia e Raffaele Cantone, capo dell'Anticorruzione. Entrambi concordano: «A Roma c'è la mafia». Non solo d'importazione, ma autoctona.

«La sentenza di Mafia Capitale è una, per quanto importante, ma ce ne sono altre che invece hanno affermato la presenza della mafia sia sotto il profilo del reato dell'associazione mafiosa sia sotto quello dell'aggravante mafiosa per reati particolari che sono commessi in un territorio del distretto di Roma - ha affermato il procuratore nazionale antimafia - quindi diciamo che purtroppo a Roma le mafie ci sono, sia quelle di importazione sia, a mio avviso, una mafia autoctona, che è forse meno aggressiva di quelle tradizionali, ma comunque definibile come organizzazione mafiosa». Dal numero uno dell'antimafia arriva la richiesta di allargare la sinergia sul piano internazionale. «L'obiettivo importante per il futuro nella lotta alla mafia è quello di stringere sulla cooperazione internazionale perché se non riusciamo ad intercettare i patrimoni illeciti che vanno all'estero abbiamo un'arma spuntata che invece dovremmo avere sempre più affilata».

Particolarmente significativo il breve intervento su Ostia. Commentando quanto detto dal prefetto Vulpiani nei giorni scorsi il procuratore ha dichiarato: «Penso che aldilà della proroga del commissariamento, che potrebbe essere utile bisogna rifondare sempre il percorso culturale oltre a rendere efficace l'azione investigativa».

Dello stesso tenore le frasi pronunciate da Raffaele Cantone. «Le mafie hanno la necessità di mettere il bavaglio alla stampa che consente di rendere noti certi fatti e di farli capire alla gente - ha tenuto ad evidenziare il presidente dell'Anac - da sempre le mafie guardano ai giornalisti impegnati con particolare preoccupazione». Cantone è sulla stessa lunghezza d'onda di Roberti sul tema delle infiltrazioni criminali nella Capitale. «Le mafie a Roma ci sono sempre state - ha detto Cantone - prima si pensava che quelle tradizionali avessero 'ambasciate' a Roma, poi ci siamo accorti della presenza di mafie autoctone».

Mafia Capitale

La Procura di Roma farà appello alla sentenza del processo di Mafia capitale. Lo ha annunciato il Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone durante il suo intervento alla Festa per i venti anni di Repubblica Palermo.

«Abbiamo letto la sentenza e riteniamo di non concordare - spiega Pignatone - Stiamo scrivendo l'appello perché riteniamo che la costruzione accusatoria mantiene la sua validità. Noi siamo fiduciosi su ulteriori sviluppi». Il 21 luglio il Tribunale di Roma aveva condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione al termine del processo a mafia capitale, 20 anni per Massimo Carminati, 11 per Luca Gramazio, ex capogruppo del Pdl in Comune. Era caduta l'accusa di associazione mafiosa per 19 imputati del processo a mafia capitale, tra cui i presunti capi Carminati e Buzzi.

Rispetto alle richieste della Procura che aveva proposto per tutti gli imputati 5 secoli di carcere, i giudici della X Corte presieduta da Rosanna Ianniello a luglio avevano inflitto oltre 250 anni di carcere, dimezzando di fatto le pene richieste. «Dal 2012, dopo il mio arrivo a Roma, era pacifico per ministri e prefetti che a Roma non ci fosse la mafia - ha dichiarato Giuseppe Pignatone, intervenendo alla Festa della Repubblica di Palermo - io ho iniziato a fare indagini per scoprire se fosse vero è sono uscite le piccole mafie. L'articolo 416 bis del codice penale non punisce solo le mafie tradizionali - ha spiegato ancora Pignatone - le piccole mafie, piaccia o non piaccia, hanno piena cittadinanza per essere punite, anche le piccole mafie sono tali se usano il metodo mafioso»

Caso Ostia

Il prefetto ha convocato per le 10.30 di oggi la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, che si svolgerà, alla presenza del Ministro dell'Interno, Marco Minniti presso la sede del Municipio X.

Un vertice al quale prenderà parte anche la sindaca Virginia Raggi. «Parteciperò certamente a questo incontro - ha sottolineato ieri la sindaca - le istituzioni devono essere presenti. Apprezzo molto l'iniziativa del prefetto e apprezzo ancora di più il fatto che abbia voluto far svolgere il comitato direttamente sul territorio, come segno di presenza forte delle istituzioni». Un piano di controllo dei seggi fisico e investigativo, è stato già messo a punto dal capo della polizia Franco Gabrielli, con presidi delle forze dell'ordine nei luoghi del voto e verifiche per prevenire e contrastare eventuali pressioni o minacce per far prevalere chi è indicato dal clan.