OSTIA SENTE PROFUMO DI BARCELLONA

La mafia? ah...si certo perché a Roma invece c'avete gli angeli custodi no? Luisa mi guarda dritto negli occhi, gira i tacchi e si allontana a passo veloce per via Duca di Genova lasciando le ultime parole nell'aria. Mi ero appena presentato e le avevo chiesto se sapesse indicarmi un ferramenta. E avevo aggiunto che ero a Ostia per la prima inchiesta sul campo che Il Romanista ha deciso di fare più o meno quotidianamente nei Municipi romani. Non si tratterà di singole apparizioni o di sporadiche analisi dei problemi di una città mal amministrata da tempo e in evidente stato di agonìa. Ma vere e proprie lenti d'ingrandimento sui problemi concreti, anche piccoli, dei quartieri. Per evidenziarli e portarli poi nei "palazzi" e chiederne conto. Chiamatelo un piccolo contributo per il bene della città, dei romani, e naturalmente dei romanisti. Saranno problemi noti sui quali gli amministratori faranno "spallucce"? Saranno piccoli aspetti oppure ataviche questioni difficilmente risolvibili? Noi ci saremo per ogni vostra segnalazione e per ogni nostra curiosità.

Domenica a Ostia si vota e corrono in 9 per la presidenza del Municipio con 16 liste. L'astensionismo dicono che sarà forte e la poltrona se la giocheranno tra qualche settimana al ballottaggio grillini e centrodestra. Qui la Raggi prese il 44% e poi il 76% e dopo fu il buio. Solo gaffe e poco altro. Domani, nella seconda puntata di questa inchiesta, il collega Marco Battistini vi parlerà dei candidati, dei loro programmi e del voto imminente. Oggi però parliamo della stanchezza degli abitanti di Ostia per il Commissariamento per mafia e della loro voglia di riscatto. Passando anche per lo strappo da Roma se serve. In fin dei conti Roma Capitale prevede i comuni metropolitani.

E torniamo a Luisa, Ostia, e il suo centro storico. Dalla grande tabaccheria di via della Marina, al giornalaio quasi d'angolo su piazza dei Ravennati, al ferramenta di cui ho parlato all'inizio si alza in pratica una sola voce. E questa voce parla di un quartiere grande come la seconda città della Toscana penalizzato, vilipeso, e umiliato dal "tutt'erba un fascio"a causa dello scioglimento per mafia del X Municipio. La sacrosanta inchiesta in più "tornate" di Federica Angeli, giornalista di Repubblica sotto scorta per minacce, a cui tutti noi dobbiamo gratitudine e stima e che ha dato la "stura" alla cricca mafiosa e alle tre famiglie che si sono divise e probabilmente ancora si dividono i pochi beni di Ostia, ha lasciato il segno. Sono diffidenti oggi gli ostiensi. Non vogliono parlare. Non certo con i giornalisti, visti ormai in tutta Italia alla stessa stregua dei politici: gente inaffidabile dalle molte parole e dai pochi, quando non assenti, fatti.

Il Mare di Roma Commissariato

Dal 27 agosto del 2015 Ostia è commissariata e tutto passa dalle mani del prefetto Domenico Vulpiani. In realtà molto poco visto che ci si dovrebbe limitare ad amministrare lo Status Quo e far rispettare le leggi. Ma Ostia non si fida più di nessuno. Circospezione e diffidenza la animano e la voglia di autonomia politica e amministrativa sta crescendo oltremisura. «Siamo abbandonati a noi stessi. Ostia è morta - sostiene una commerciante d'abiti a cui ho promesso l'anonimato - da alcuni anni e ci chiediamo perché. Se a Roma di Ostia non gliene frega niente...se Ostia non è Roma.. facciamola finita perché noi abbiamo bisogno di regole certe ma anche di elasticità e soprattutto di vita. Qui non c'è più nulla. Non c'è una discoteca, un locale, un teatro...qualche pub e basta. Eppure - prosegue - di strutture di proprietà del comune per creare attività, lavoro, movimento..ce ne sarebbero. A mezzanotte c'è il coprifuoco e polizia in giro molto poca. I ragazzi non sanno che fare e dove andare, e anche noi, che ragazzi non siamo più, non possiamo stare che a casa...è tutto così avvilente». La signora è un fiume in piena e ha più d'una ragione: «Anni fa c'è stata la manifestazione per l'anniversario della nascita dell'Harley Davidson e sono arrivati motociclisti da tutto il mondo. E' stato bellissimo. C'era vita, colore, musica, suoni. E la polizia si lamentava perché non potevano far la multa a tutti...lei capisce?».

La città dello sport

In questi anni Ostia è diventata la città del nuoto e degli atleti di arti marziali. Una cosa buona c'è. Vengono da tutto il mondo ad allenarsi e Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti, mondiali olimpici di nuoto sono cresciuti in queste acque e ancora sono qui. Come le nazionale femminili e maschili di palla nuoto. D'altra parte uno dei più grandi e medagliati allenatori di tutti i tempi, Stefano Morini, è qui dal lunedì al venerdì, e da buon livornese fa sputare sangue a tutti. Si vive e ci si allena duro nel Polo Natatorio, splendida struttura sportiva, con alloggi vicini, nata in vista dei mondiali. Molte anche le società sportive che ne fanno richiesta e che affittano l'intero complesso anche per singole manifestazioni. Oggi e domani per esempio è già previsto il pienone. Ma anche in questo fiore all'occhiello che un po'ha ridato lustro a Ostia c'è un vistoso tallone d'Achille. Dove dormono le famiglie, gli amici, gli accompagnatori degli atleti se per tutto l'hinterland la ricezione degli alberghi non supera i 1800 posti letto? A Ostia più di 300 non ve ne sono. E provate a prendere un taxi dall'aeroporto di Fiumicino chiedendogli di portarvi a Ostia. Anche se zona limitrofa chiederà pur sempre la tariffa fissata con il comune di Roma a forfait, cinquanta euro.


PAPAGNI: «SIAMO STANCHI DI UNA POLITICA ASSENTE»

A scolta attentamente Renato Papagni, titolare delle "Dune" con il fratello Paolo, e presidente dell'Assobalneare, associazione che racchiude tutti gli stabilimenti italiani. Soprattutto, famiglia romanista da sempre e "sfegatata". Quando la politica non svolge il suo compito e lascia dei vuoti,questi vengono riempiti comunque. Non importa da chi. E questo è il grave problema verificatosi a Ostia. Ma anche a Roma. Davanti alla lettera del Procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, pubblicata sul Messaggero di mercoledi 1 novembre, Papagni scuote la testa. Non lo dice ma la pensa come tanti qui a Ostia. L'affermazione «Roma non è mafiosa ma nella Capitale la mafia c'è» colpevolizza ancora di più Ostia mortificando i suoi abitanti, come se questo quartiere, che quartiere poi non è ma una vera città, fosse invece diverso da Roma, e quindi mafioso.

Anche per Papagni, che tuttavia non ne è pienamente convinto, è infatti giunta l'ora dell'autonomia nella legalità «Si, è vero, potremmo usufruire di quanto prevede Roma Capitale e diventare un comune metropolitano a se stante. Solo se l'area in questione riguardasse Ostia, Ostia Antica e costeggiasse Castelporziano senza l'aggiunta delle frazioni periferiche. Ma ci vorrebbe un sindaco illuminato e saggio, qualcuno in grado di delegare e dare responsabilità totale di gestione amministrativa... altrimenti sarebbe inutile». Guarda a Fiumicino Papagni, come tutti o quasi i suoi concittadini. Un comune invidiato e autonomo dove sembra che tutto funzioni perfettamente. Tuttavia il referendum effettuato per ben due volte proprio su questa domanda ha visto nell'89 la vittoria dei no e, dieci anni, dopo l'assenza di quorum. «Un no - afferma Papagni spiegando la contraddizione tra il dire e il fare - nato dalla preoccupazione dell'abbandono totale da parte di Roma. Restando così siamo almeno legati in qualche modo all'amministrazione e al Campidoglio. Altrimenti che ci succederà? Questo è quello che ha pensato l'Hinterland. Noi, a certe condizioni, potremmo invece essere pronti, come le ho detto».

Il voto politico è questione di ore e anche per il "capo" degli stabilimenti della penisola, ingegnere e artefice delle maggiori cose realizzate a Ostia, nelle strutture architettoniche, nella gestione delle "patate bollenti" e nella politica sportiva. E, come tutte le persone di potere, criticato oppure stimato. «Noi - spiega con calma - siamo attenti osservatori di queste elezioni e possiamo essere, se vincono alcuni dialoganti. Mentre se a vincere saranno altri... esclusi". Inutile dire che la vittoria eventuale dei grillini ora o al ballottaggio, lo escluderebbe da un coinvolgimento attivo nella gestione dei problemi ostiensi. Ma non è detto. La politica compie strani percorsi a volt e. La rivoluzione balneare Non sembra interessato alla vittoria degli stabilimenti ufficiali sulle aree attrezzate o cosiddetti "cancelli" delle spiagge libere ottenuta dall'azione del commissario. «Esistono 60 "balneari" e 12 aree attrezzate. Qui e in tutta Italia, con il passaggio dalle Capitanerie di Porto ai comuni si sono create incertezze normative in cui hanno trovato spazio piccole o gravi irregolarità. Che comunque un commissario avrebbe trovato. Abbiamo licenze in certi casi risalenti al 1916,al 1931/ 33 con bandi regolari di gara, assegnazioni delle spiagge e investimenti fatti negli anni 1998-2001 e registrati sulla gazzetta europea. C'è chi come me ha buttato giù un capanno e chi si è allargato di 300 mq.

IL RISCHIO VERO E SERIO È DI NATURA IDROGEOLOGICA

La paura è quella di fare la fine della famiglia di Livorno o di ritrovarsi come nel 2011 quando ci scappò il morto. Nessuno lo dice apertamente e per trovare chi mette il dito sulla piaga vera della X Circoscrizione bisogna sentire chi la città nella città, con tutta la sua vera periferia, la segue attentamente. Così ci rivolgiamo a Enzo Bianciardi "motore" dell'agenzia piccola ma efficace Agr. Spartitraffico, cassonetti, strade, sicurezza, viabilità...certo tutti problemi esistenti «ma il vero rischio, il reale guaio possibile dietro l'angolo è quello idrogeologico». Dragona, Dragoncello, Infernetto, Bagnoletto, Stagni, «intere e grandi aree abitate si trovano due metri e passa sotto il livello del mare. Case con mura di cinta attaccate ai canali, chiusi o aperti. Ci sono moltissime abitazioni sotto il livello dei canali e il disastro in caso di alluvione prolungata è fuori discussione. Qualcuno se ne preoccupa? No. La cosa viene sottovalutata. Si parla di pompe idrovore mal funzionanti, di impianti che non ce la fanno. Ma ogni anno - spiega Bianciardi – si sfiora la tragedia». I tecnici dicono che con 10 milioni di euro, il rischio sparirebbe.