E se l'attesa per la definizione del futuro di Edin Dzeko (e la combriccola degli attaccanti delle grandi) fosse essa stessa il futuro del capitano della Roma? Una boutade come un'altra per fotografare una situazione che è piuttosto lontana da uno sbocco certo e gli stalli, si sa, nel mercato non sono mai positivi. A "complicare" un minimo la questione anche gli impegni delle nazionali di questi giorni. Dal ritiro della Bosnia Dzeko posta immagini "patriottiche", sorridente e carico per il doppio impegno di Nations League, con l'Italia di Mancini a Firenze domani sera e con la Polonia di Milik, che potrebbe essere il suo sostituto alla Roma nella stagione che si aprirà il 19 settembre, lunedì prossimo.

Il bosniaco è apparentemente tranquillo, perché la parola d'ordine è attesa. Della terzogenita che nascerà tra qualche giorno nella Capitale e di definire il proprio futuro. Edin non ha ancora scelto, è ancora diviso tra Roma e Juventus. Cuore e, probabilmente, ragione. In giallorosso resterebbe volentieri, non è soltanto una questione di soldi, anzi non lo è per niente. Perché la Juventus sa che per avere Dzeko dovrà garantirgli lo stesso stipendio (il suo agente non ha dovuto nemmeno "trovare" un accordo con il club) che percepisce dalla società che è appena passata nelle mani di Friedkin. Con i nuovi proprietari non c'è ancora stato un contatto diretto, mentre con il management i discorsi sono chiari: se ci sarà l'opportunità di mercato di un trasferimento (ossia alleggerimento del monte ingaggi della Roma con un sostituto di livello e possibilità per il bosniaco di approdare in una grande squadra) il matrimonio celebrato appena un anno fa potrà rompersi con tutte le parti soddisfatte.

Difficile interpretare i pensieri attuali di Dzeko: il progetto Roma è più o meno, almeno nelle intenzioni, quello della scorsa stagione quando firmò il rinnovo. Ma c'è anche qualche questione di orgoglio. Rispetto all'anno scorso, quando era corteggiato da Conte all'Inter, pesa la terza sessione di mercato in due anni in cui il suo nome è inserito in una lista di possibili partenti per i quali non ci sarebbero particolari veti da Trigoria e viale Tolstoj. Dzeko sa che a Roma è un re e, intendiamoci, la società lo terrebbe volentieri (non per questo però può stare con le mani in mano e intanto tratta Milik), tanto che sarebbe ancora al centro del progetto tecnico (con un vice magari diverso da Kalinic). Poi magari peserà anche dover aspettare - un po' come lo scorso anno con Higuain e Icardi - il futuro di Suarez (fortemente voluto dalla Juve) e il polacco del Napoli (ancora in stallo con De Laurentiis e non ancora d'accordo con la Roma). E Dzeko, solitamente, è uno che ama decidere e in questo senso con lui non si può mai sapere (l'estate scorsa decise quasi improvvisamente di rimanere). Per ora, quindi, bisogna solo aspettare.