Già a Roma. Granit Xhaka sarà nella Capitale nella seconda settimana di giugno. Non (ancora) per firmare un contratto con Tiago Pinto, ma il destino lo porterà comunque a frequentare per qualche giorno uno dei luoghi simbolo per i colori giallorossi: il Tre Fontane, dove la sua Svizzera svolgerà parte delle sedute di lavoro. La sera del 17 all'Olimpico è in programma la sfida fra l'Italia e gli uomini di Petkovic, valida per la seconda giornata del Gruppo A, che vedrà le proprie gare divise fra Roma appunto e Baku. Nella giornata di ieri era perfino circolata la voce - poi smentita - che la sede del ritiro scelta dalla federazione elvetica fosse il centro sportivo "Fulvio Bernardini", che in passato ha già ospitato altre nazionali. In realtà gli avversari degli azzurri dovrebbero alloggiare non lontano da Trigoria, ma in un famoso hotel poco distante dal campo generalmente utilizzato dalla Roma Primavera e dalla prima squadra femminile.

Mai come negli ultimi giorni l'attenzione dei romanisti si è spostata verso la nazionale svizzera, il cui leader è diventato un obiettivo nemmeno troppo nascosto della nascente squadra di Mourinho. Fra le mezze ammissioni del club; la predilezione del tecnico portoghese per il giocatore fin da quando s'incrociavano da avversari in Premier; e le stesse conferme del giocatore, che si è detto «orgoglioso dell'interesse della Roma», la trattativa per il suo acquisto non è più troppo celata. Mou vuole integrare il centrocampo con un giocatore di tigna e personalità, e lo svizzero di origini albanesi risponde perfettamente all'identikit. Il curriculum di Xhaka parla per lui: capitano dell'Arsenal e della sua selezione (con cui ha già disputato due Mondiali e si appresta a bissare anche le partecipazioni agli Europei), a 28 anni vanta oltre 70 presenze nelle coppe europee. Se non bastassero i numeri più evidenti della sua carriera, ci sarebbero le parole di Granit (un nome che è tutto un programma) a evidenziarne la personalità dirompente. «Ci vuole ben altro che critiche per buttarmi giù - rivela all'agenzia Keystone-Sda - lo sanno i miei compagni come i miei avversari. Non permetto a nessuno di spingermi a terra, mi sono rialzato più volte in carriera». Un'indole guerriera attestata anche dal suo modo di stare in campo, caratterizzato da un furore agonistico quasi ai limiti della cattiveria. In più nuovi stimoli si affacciano per lui, fra rassegna continentale e concrete prospettive di trasferimento dai Gunners: «Non mi sono mai sentito meglio prima. Ho grandi obiettivi, le mie aspettative sono alte. Voglio guidare la squadra, essere un modello per i giovani, prima, durante e dopo le partite». Più mourinhano di così non potrebbe essere.