L'Olimpico è stato ultimato da pochi mesi, quando la Roma ottiene la prima vittoria della sua storia in Serie A contro la Spal: è il 7 marzo 1954 e i ferraresi, nei tre precedenti disputati contro i giallorossi, hanno sempre venduto cara la pelle, ottenendo un successo e due pareggi. Ma la gara che va in scena nella Capitale quel giorno è a senso unico e i biancazzurri non possono fare altro che crollare sotto i colpi di Pandolfini, Ghiggia e Bettini. L'uruguagio, arrivato l'estate prima nel tripudio generale da campione del mondo in carica (l'unico insieme al Papa e a Frank Sinatra ad aver ammutolito il Maracanà), si ripete nella stagione successiva contro la Spal.

Stavolta deve ricorrere a tutto il suo immenso talento per far capitolare l'ostico catenaccio messo su dagli ospiti, arrivati a Roma con il preciso obiettivo di spartire la posta chiudendosi nella propria metà campo, senza neanche provare a ripartire. Nemmeno Nyers, dal dischetto, riesce a spedire il pallone in rete: Persico intuisce la traiettoria del calcio di rigore e devia. Ma prima dell'intervallo la Roma tira fuori dal cilindro un coniglio, anzi, una lepre impossibile da contenere: è Alcides, che semina per strada tre difensori avversari come birilli prima di lasciar partire un siluro in diagonale che si infila proprio sotto la traversa. È il 30 gennaio 1955, la Roma allenata da Carver vince 1-0 e il Corriere dello Sport l'indomani parla di un gol che «è apparso uno di quei capolavori che elevano l'azione di un giocatore di calcio sul piano dell'arte». Con buona pace, insomma, di chi già all'epoca ritiene questo sport un semplice gioco. Ghiggia è in campo - ma non segna - anche il 2 dicembre 1956, ma fa ammattire la difesa spallina con i suoi dribbling nel perentorio 5-1 firmato da Giuliano, Pestrin, Da Costa e Nordhal (doppietta).

Da Ferrara a Roma

Nel 1960 la squadra giallorossa, che si prepara ad affrontare la cavalcata che la porterà a conquistare la Coppa delle Fiere, ospita la Spal all'Olimpico il 16 ottobre: è la quarta giornata, gli uomini allenati da Foni hanno vinto in scioltezza le prime tre anche grazie ai sette gol di uno scatenato Pedro Manfredini. Con i ferraresi però la Roma fa fatica e vince 2-1 soltanto negli ultimi 20' grazie alle reti di Orlando e Lojacono. Nelle file degli ospiti milita un centrocampista difensivo che impressiona i dirigenti romanisti: si chiama Sergio Carpanesi, ha 24 anni eppure gioca come un veterano, ha carattere e grinta da vendere. La stagione successiva sbarcherà nella Capitale e sarà in campo l'11 ottobre 1961, quando i giallorossi batteranno 2-0 il Birmingham City conquistando la coppa europea. Rimarrà all'ombra del Colosseo per sei stagioni, vincendo anche la prima Coppa Italia della nostra storia.

Nel frattempo, però, in terra estense si sta mettendo in mostra in quegli anni un altro centrocampista destinato a diventare grande: è friulano, ha una mascella pronunciata e parla poco, ma quando lo fa si vede che ha la stoffa del leader: si chiama Fabio Capello. A Ferrara è allenato da Francesco Petagna, nonno di quell'Andrea che oltre mezzo secolo dopo diventerà il centravanti della Spal. Fabio ha visione di gioco, un'ottima tecnica, tempi d'inserimento e non disdegna il gol: il presidente giallorosso Franco Evangelisti, dopo un lungo tira e molla, riesce a strapparlo alla concorrenza. È l'estate del 1967, la Roma versa nelle casse del club biancazzurro la bellezza di 260 milioni di lire. Capello resta a Roma soltanto per tre stagioni, perché il club giallorosso nell'estate del 1970 versa in condizioni economiche critiche e si trova costretto a venderlo alla Juventus - insieme agli altri due "gioielli" Luciano Spinosi e Fausto Landini - in cambio di Del Sol, Zigoni, Bob Vieri e Viganò, oltre a un bel pacchetto di milioni. Ma già alla sua seconda stagione a Roma, Capello contribuisce alla vittoria della Coppa Italia sotto la guida di Helenio Herrera, segnando due gol nell'ultima gara il 29 giugno 1969 a Foggia. Una Coppa che, durante il percorso, vede anche uno 0-0 contro la Spal.