Meno di mezz'ora insieme: 29 minuti per l'esattezza, fra il finale della sfida contro l'Inter e quello nel derby. Tanto è durata la strana coppia Darboe-Villar. Strana perché se a inizio stagione qualcuno avesse osato prevederla nella partita decisiva per acciuffare l'Europa del prossimo anno, sarebbe stato preso quantomeno per visionario. Invece i due ragazzi (44 anni in due) saranno molto probabilmente deputati a prendere le redini del centrocampo romanista a La Spezia. E con buona dose di fiducia collettiva. Formando la mediana di oggi con più di uno sguardo sul domani, al termine di una stagione dalla quale usciranno entrambi con prospettive molto differenti rispetto alle premesse. Lo spagnolo è diventato talmente una certezza col trascorrere dei mesi, che quando negli ultimi due il suo rendimento è calato sotto gli standard abituali, ha sorpreso tutti. Forse per primo Fonseca, che lo ha considerato titolare più o meno inamovibile fin dall'ottimo girone di Europa League (attraverso il quale ha scalato gerarchie anche in campionato). Ma dalla trasferta sul campo della Sampdoria in poi, Gonzalo non ha più fatto parte della formazione iniziale. A prenderne il posto materialmente a Genova è stato proprio Darboe: il problema muscolare occorso allo stesso Villar (con la simultanea assenza di Diawara) gli ha permesso di diventare il fulcro del centrocampo nelle ultime gare. E l'assenza certa di Pellegrini nel turno di chiusura del campionato rappresenta più di un indizio sulla possibile coesistenza fra i due contro lo Spezia. Insieme a loro ci sarà ancora Cristante, che darà robustezza a un reparto di piedi buoni. Quelli di Ebrima, sbocciati a maggio nel solco della migliore tradizione floreale, hanno conquistato pubblico e critica. Ma prima di chiunque altro avevano impressionato la scout Miriam Peruzzi, da sempre attenta ai talenti africani. «È un ragazzo eccezionale - ha raccontato a calciomercato.com - davvero per bene. Lo conoscono tutti alla Roma, è educato, io dico che è un ragazzo d'oro. Sta vivendo con serenità la situazione, con noi ha una famiglia. Lo abbiamo accolto in casa, mio papà fa l'allenatore, a breve firmerà le carte legali perché sia adottato al cento per cento. Diventerà Peruzzi come me, Ebrima Darboe Peruzzi. Sono molto felice, abbiamo deciso di farlo tanti anni fa e non oggi perché gioca in Serie A, se lo merita, è parte del nostro nucleo familiare». Cognome nuovo, panorami ampliati. Chissà che questo centrocampo giovane e talentuoso formato dai due non incanti anche Mourinho per la Roma che verrà.