Il dolore c'è ma non si vede. Non dall'esterno quantomeno. Lo avvertono i diretti interessati ovviamente, ne soffrono anche, ma non fanno una piega. È accaduto prima a Kolarov nel pre-derby, poi a Capitan De Rossi a Empoli. E in questo caso nemmeno nel finale di partita, quando forse sarebbe stato più facile non rendersene conto. Ma dopo soli sei minuti di gioco, quando Krunic è fortuitamente montato sul piede del numero 16 giallorosso, in occasione di un contrasto di gioco in mezzo a campo. Risultato: quinta falange prossimale del piede sinistro fratturato. Soltanto che il risultato è stato palese ben più tardi rispetto a quello del campo, dove De Rossi ha continuato a resistere stoicamente, stringendo i denti (in ogni senso) e mostrando soltanto una smorfia al momento del pestone. Poi la consueta prestazione bicefala: copertura e regia; intercettazione delle linee di passaggio avversarie e creazione di quelle romaniste; scudiero e cavaliere di uno Nzonzi in costante crescita, a seconda delle necessità; lotta e governo. Lotta, soprattutto. Come fascia al braccio - ma ancora di più anima romanista - comanda. Daniele De Noi.

Non solo. Daniele è anche De (Giallo)Rossi. Tutti. Compresi i ragazzi della Primavera, ai quali lo lega un sentimento doppio. Forse multiplo. Di Capitano attento a ogni componente della Roma, comprese quelle che il resto del mondo considera marginali. Oltre che di figlio di Mister Alberto. I ragazzi agli ordini del papà catturano spesso le sue attenzioni, tanto da rendere frequente la sua presenza da spettatore agli allenamenti della squadra giovanile. Non c'è da stupirsi quindi della sua visita a Riccardo Calafiori, lo sfortunato difensore della Primavera che ha subìto la rottura dei legamenti nel corso della sfida di Youth League contro il Viktoria Plzen. L'esame di controllo a Villa Stuart è diventato l'occasione per De Rossi per stare vicino al ragazzo, che ha ovviamente voluto immortalare l'evento con una storia sul proprio profilo Instagram: «Grazie mille Danié...», seguito da un "DDR" accompagnato da un cuore giallo e uno rosso. Lo stesso di De Rossi, che al fianco dei compagni in difficoltà non manca mai. Piccoli o grandi che siano. E ancora una volta è stato presente.

Stesso destino che lo ha accompagnato in campo in questo primo scorcio di stagione, in cui ha seguito dalla tribuna (col consueto trasporto emotivo) la sola sfida di Champions contro i cechi. Poi en plein di presenze per il Capitano, a dispetto di una paventata difficile coesistenza con Nzonzi. I due si stanno invece integrando a meraviglia nel nuovo sistema che prevede i due mediani davanti alla difesa. Dopo un avvio stentato, ma da parte del francese. Mentre De Rossi è sempre risultato fra i migliori in campo, perfino quando la Roma balbettava. Alla faccia delle 35 primavere. Tanto da convincere Di Francesco a considerarlo insostituibile. Al pari di Olsen, Manolas e Dzeko. Ovvero la spina dorsale della squadra. E di Kolarov, un altro che ha giocato col dito del piede fratturato. Cuore e acciaio da romanisti.