Caro Josè,
vengo con questa mia a dirti che quest'anno c'è stata la moria delle vacche nel nostro campionato. Siamo stati presi a pallonate e abbiamo raccolto un'infinità di palloni nella nostra porta. Abbiamo sofferto e quanto abbiamo tribolato nel vedere giocatori con le mani sui fianchi, altri passeggiare nelle aree avversarie quando il pallone si aggirava nella nostra. Quanto abbiamo penato nel vedere portieri balenare nel buio, atleti arrancare davanti alle porte che sembravano quelle di Tannhausaur al largo di Orione. Quanto ci siamo afflitti nel vedere giocatori piazzati come i soldatini del subbuteo e, all'ennesimo gol subito, abbassare testa e sguardo per poi allargare le braccia, come a dire: non potevamo farci nulla. Quanto ci siamo angosciati nel vedere i nostri amati giallorossi sudati e stanchi già al 25' del primo tempo alla ricerca del pallone perduto come lettori distratti e occasionali di un capolavoro letterario mai scritto.

Josè caro,
fai le tattiche che vuoi e scegli i moduli di gioco che ritieni opportuno, sostanzialmente fai come ti pare. L'importante è che ci siano portieri che parano, giocatori che giocano e che abbiano la testa al solito posto… cioè sul collo. Scusa Josè se si fa un po' d'ironia ma, come sai, noi romanisti ne abbiamo bisogno. Quanto abbiamo penato. Tu, caro Josè, sei "special", anzi "Special One" e sono sicuro che sarai in grado di ascoltare l'infinito che è in noi tifosi romanisti e, come dice il poeta, di valutare l'azione di ogni anima e di annotare nel pensiero "le forze, i movimenti e la grazia mentale di ciascuno", perché questo svaccamento non accada mai più. Sono sicuro che tu custodisca le chiavi del coraggio e aprirai le porte dei numerosi misteri romanisti. Sono certo inoltre che la tua squadra si formerà come un corpo, come hai fatto nel passato. Un corpo potente e veloce con una mente abile e intelligente. La Roma è un universo spiegazzato, tu solo puoi far credere che la terra è piatta. Noi, vecchi tifosi romanisti, ci crediamo. Puoi farci vincere tanto e anche quando l'avversario si dimostrerà più forte, sono sicuro che il sudore dei nostri eroi bagnerà quella maglia tanto amata solo all'ultimo minuto di gioco. Si toglieranno il velo umido dal collo come veri atleti, consapevoli di aver tentato l'impossibile.

Con questa modesta mia ti chiedo allora di scegliere e chiedere ai Friedkin gli attori giusti per lo spettacolo prossimo venturo. Tu sei il regista, il fuoriclasse in grado di muovere nel modo giusto la nostra grande bellezza ma ti devi circondare di altri fuoriclasse. Pep Guardiola, l'altro campione della panchina, ha citato De Gregori perché un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia. Tu, al contrario, puoi citare Venditti che è di casa a Trigoria, perché Roma è «nata grande e grande deve resta'» e «che me fa sentì importante anche se nun conto niente». Il calcio del resto è molto più di un semplice sport. Punto, punto e virgola. Veniamo noi con questa mia a dirti infine che non vediamo l'ora di assistere sugli spalti dell'Olimpico allo spettacolo che hai in mente. Tutto a pretendere perché i nostri eroi possano finalmente pensare con i piedi. Felicemente.