Me sento come a maggio del 1979, quando l'indimenticato presidente Dino Viola annunciò l'ingaggio di Liedholm, riportandolo da queste parti, dove, peraltro, era di casa. Lo strappò al Milan campione d'Italia. Io avevo 8 anni. Quasi 9. E la mattina mi alzavo prima per cominciare prima ad essere della Roma. Mentre la sera andavo a dormire un po' dopo per smettere dopo. Sempre di essere della Roma. La notizia del cambio tecnico me la diede mio padre, con le cautele che solo i maniscalchi della vita sanno avere per un figlio, persone che sembrano un po' improvvisate nel ruolo di puericultori, ma che invece ci sanno fare, e parecchio pure. Intanto Liedholm era un allenatore che aveva vinto, e che adesso sarebbe venuto ad allenare proprio noi. Io ero un po' frastornato per l'andamento dell'ultimo campionato, la nostra squadra, ciò che più amavo, era esposta alle intemperie, e mi pioveva la pioggia sul cuore, mi sembrava di essere un animale senza il guscio, perché sentivo tutto forte, come se non avessi la pelle. Era la Roma dei 26 punti. Si retrocedeva con 24. E dopo che papà mi diede quella notizia si raccomandò di stare calmi, che non dovevamo cominciare già a festeggiare, chissà cosa poi. Quindi andammo a festeggiare al mare, e papà era talmente felice che mi comprò un cocommero così grosso che non ce la facevo nemmeno a prenderlo in braccio. Era immenso, pareva il dirigibile della Goodyear che vedevamo ogni tanto in cielo. Avrà pesato 15 chili. Lo prese da uno di Latina che si metteva col furgone sulla strada per andare a Torvajanica. E quando ripartimmo mi disse che mi avrebbe comprato un cocommero al giorno per tutta la stagione. A patto che avrei dovuto stare calmo. Anche se il più esagitato di tutti mi pareva proprio lui. Passai un'estate bellissima, in attesa del nuovo campionato. Ma a rimanere calmi ci riuscimmo solo in parte. Io non sono mai stato bravo, e anche mio padre simulava e basta. Lo sapevo che non parlava d'altro con gli amici se non della Roma e dell'arrivo di Liedholm. Ma quando mi avvicinavo, lui cambiava discorso. Aveva il giornale aperto sulle pagine della Roma, però temeva che lo sentissi, così faceva finta di parlare delle Brigate Rosse e del sequestro Moro. O dell'elezione di Margaret Thatcher in Inghilterra. Tutto questo perché dovevamo stare sempre calmi.

Che sarebbe arrivato il mister Mourinho me l'ha comunicato mio figlio, dandomi contestualmente una contabilità della carriera di questo signore davvero pazzesca. E a mio figlio allora gli ho detto subito di stare calmo, anche se abbiamo aperto immediatamente delle birre e le patatine. E lui ha cominciato a prendermi in giro e a chiedermi perché ci stavamo mangiando le patatine, e io gli ho risposto: «Perché ciavemo fame». E lui mi ha domandato: «A papà ma perché ciavemo fame se amo finito de magnà adesso?». Perché noi siamo fatti così, è bene che si sappia. Noi lo sappiamo. L'arrivo di un allenatore del genere voluto da questa taciturna e signorile presidenza, non è solo un cambio tecnico, assolutamente, si tratta invece di un'autentica rivoluzione culturale. E dobbiamo esserne all'altezza. Quindi, come diceva mio padre, stiamo calmi, bandiere alle finestre, ai balconi, e cerchiamo di passare tutti un'estate serena. A proposito, ho dato ‘na guardata sul sito de Ikea; e niente le bacheche costano 79 euro.