Dell'amor che non ha prezzo sono il ritratto, riprendendo una coreografia della Curva Sud. L'amore degli oltre 2.500 romanisti che hanno passato l'ennesima domenica preferendo cori e battimani alle comodità del giorno di riposo. Il settore ospiti di Bologna gremito in ogni ordine di posto, il ricordo immortale di Giorgio Rossi e quello di Stefano Cucchi. In mezzo i colori giallorossi a specchiarsi nell'azzurro cielo, con il sole a colpire con forza quelle teste incapaci di piegarsi. La stagione era iniziata con una vittoria all'ultimo minuto e un altro settore sold-out, la terza trasferta stagionale di campionato è finita invece con una richiesta. «Sotto la Curva, la Roma sotto la Curva», cantavano con rabbia e dolore sincero i romanisti dopo che, per ottanta minuti, l'incoraggiamento aveva preso il posto della delusione di una sconfitta in procinto di concretizzarsi. Poi, tuono nella tempesta, la contestazione figlia di un pomeriggio di rimpianti. «Sotto la Curva, la Roma sotto la Curva» e l'invito raccolto da capitan De Rossi e pochi altri fermatisi a ridosso della trequarti campo per confrontarsi con la rabbia di chi ci sarà sempre e a prescindere da tutto.

Si dice da tempo che la Roma non si possa discutere, ma amare. I romanisti sono il ritratto perfetto di questo amore che vince tutto, ed è proprio l'amore a non ammettere discussioni di alcun tipo. Quando le cose vanno male, loro si stringono a lei e con fare di padri premurosi sono pronti ad alzare il tono come ad indicare la retta via. Hanno cantato mentre il Bologna andava in vantaggio e ancor di più nel momento del raddoppio, strillando quelle quattro lettere che ci fanno impazzire il cuore di gioia. Erano arrivati in massa intasando i caselli autostradali. Sono tornati indietro con le tasche vuote, la voce da recuperare, i volti stanchi e la delusione di chi vorrebbe poter ribaltare questo momento tifando. Dilemmi e domande per i quali esiste una sola risposta: Frosinone. Sì, perché domani sera ci sarà modo di voltare pagina senza dimenticare gli errori del passato. I romanisti non smetteranno mai di cantare per quella maglia, loro sì sono una certezza in un momento che di certezze ne ha regalate poche.