Dopo aver analizzato la questione allenatore e quelle del prossimo mercato, passiamo alla situazione dei due centravanti in rosa: Tiago Pinto è soddisfatto di come è stato risolto il caso Fonseca-Dzeko. Del resto il risultato è stato un rapporto in qualche modo rimesso in piedi e un bosniaco tornato su ottimi livelli. Edin ha un altro anno di contratto e alla società non ha detto di voler andare via. Così come la Roma non gli ha manifestato l'idea di rimetterlo sul mercato. Pur nella consapevolezza che in un giocatore di trentacinque-trantasei anni può maturare anche l'idea di andare a giocare in qualche altro campionato. Per Borja Mayoral ci sarebbe l'intenzione di riscattarlo già il prossimo giugno, ma questo dipenderà da quante cessioni saranno concretizzate.

Scouting

È un settore che il dirigente portoghese vuole ristrutturare profondamente, rafforzandolo e migliorandolo. Agli scout chiederà, ciclicamente, di fargli una lista di cinque calciatori per ruolo e su quelli, nel caso, si lavorerà. Crede molto nell'efficacia di un buon scouting, anche se non sarà mai il software a scegliere chi comprare. Quello di Charles Gould della Retexo serve per selezionare dirigenti, non allenatori e calciatori.

Mkhitaryan

C'è un contratto che si è prolungato automaticamente con l'armeno, ma per ora non c'è stata nessuna firma. Pinto, sulla questione, ha trovato perlomeno singolare che fosse stato fatto un contratto con rinnovo automatico ma con il calciatore con la facoltà di bloccarlo. E allora già da un po' di tempo sta lavorando con il procuratore dell'armeno, Mino Raiola, sapendo benissimo di trovarsi di fronte uno dei manager più scaltri e bravi che ci sono in circolazione. È comunque piuttosto tranquillo sull'esito della trattativa perché sa di poter contare sul sì che il giocatore ha ribadito in più di un'occasione. Pinto sta lavorando forte anche sul rinnovo contrattuale di Pellegrini. Partendo dal presupposto che una clausola da trenta milioni potrebbe essere allettante per diversi dirigenti di altri club. E' un lavoro che è già cominciato e c'è ottimismo che venga portato a termine. Perché la società considera Pellegrini l'identità del club.

Rapporti istituzionali

Pur essendo arrivato a Roma da neppure quattro mesi, Pinto si è già reso conto di come il club giallorosso non possa contare su particolare simpatie, anzi l'esatto contrario. Condividendo la scelta con i Friedkin, ha preferito manifestare le sue perplessità (anche arbitrali) nelle sedi più opportune, piuttosto che metterle in piazza. Continuerà su questa linea con la convinzione che arriveranno risposte positive. È rimasto molto sorpreso da una certa difformità arbitrale che ha visto in alcune partite della Roma. Ha anche notato come da queste parti ci sia un fiorire di chiacchiere che sconfinano nelle bugie. Che, pure in Portogallo, spesso hanno le gambe corte. E su questo sta riflettendo per non rischiare di lasciare poi soltanto l'allenatore a dover parlare di certe questioni. I Friedkin sono al corrente di tutto. Stanno conoscendo, imparando, capendo. Ma soprattutto si stanno appassionando alla Roma. Difficile che parleranno, per quello se sarà necessario ci penserà Pinto, il loro braccio operativo per tutto quello che riguarda prendere a calci un pallone.