Quattro mesi, scarsi, di Roma che valgono quattro anni da qualsiasi altra parte. Ma Tiago Pinto tutto è meno che spaventato dal lavoro che lo aspetta da qui a uno, due, cinque anni sul ponte di comando della nostra Roma. I Friedkin si sono affidati a lui in tutto e per tutto per quello che riguarda il settore calcio, che poi altri non è che il core business della società. L'inizio per il portoghese non è stato una passeggiata di salute. Prima il Covid, poi l'eliminazione con lo Spezia, quindi il litigio tra Fonseca e Dzeko, il tutto mentre c'era un mercato da completare. Insomma, c'era il rischio di farsi travolgere ancora prima di cominciare.

In realtà il dirigente arrivato dal Benfica, ha preferito incassare puntando sulla sua professionalità, la dedizione al lavoro e sulla fiducia che la proprietà gli ha sempre dimostrato. E Pinto sta proseguendo su questa linea, sapendo che c'è una marea di lavoro da fare. Ma la cosa non sembra spaventarlo. Ha un'autostima importante e quando si è nel ruolo che occupa nella Roma, piacersi è un elemento sostanziale per portare avanti le scelte che dovranno essere fatte nei prossimi mesi avendo come obiettivo quello di costruire la prima, autentica, Roma della nuova proprietà americana. Ha le idee chiare su quello che c'è da fare. Idee avallate dai Friedkin che, comunque, avranno sempre l'ultima parola.

Allenatore

Pinto è stato al fianco e ha difeso Fonseca in ogni occasione. E lo farà fino a quando sarà il tecnico giallorosso. Non perché suo connazionale, ma perché è l'allenatore della Roma. E ha la convinzione che il rapporto di fiducia tra le varie componenti del club sia essenziale, perché eventuali sfiducie farebbero rima con la parola sconfitta. I due hanno un rapporto molto solido e qualsiasi sarà la decisione della società sul futuro allenatore, il divorzio non sarà traumatico, piuttosto consensuale. Resta il fatto che a Trigoria la questione allenatore è in piedi. Anche se c'è un'idea chiara sul tecnico che sarà, indipendentemente dal risultato finale di questa stagione. Lo sa anche Paulo Fonseca. Pinto sa bene come l'allenatore sia il motore fondamentale del suo progetto e di quello della proprietà. A chi lo conosce bene, ha chiarito che non ha mai avuto nessun contatto con Allegri, del resto nell'ottobre scorso nell'incontro con l'ex tecnico della Juve, lui era ancora a Lisbona. Ha sempre smentito che, durante lo scorso mercato di gennaio, in quell'albergo milanese dove c'era anche Allegri, lui non c'era andato per incontrarlo, non sapeva nulla della sua presenza, ma che era andato là per un pranzo con Ramadani. Che, ovviamente, lo ha messo al corrente di tutti i giocatori della sua scuderia e, pure, degli allenatori. Tra cui, non è un mistero, c'è anche Maurizio Sarri. Di sicuro oggi come oggi si può dire che il tecnico non sarà deciso il prossimo ventisette maggio (il giorno prima è in programma la finale di Europa League), ma che la decisione definitiva sarà fatta (se non è stata già presa) nei prossimi dieci-quindici giorni. E chiunque sarà, avrà la completa, incondizionata fiducia del general manager giallorosso.