Da grande. La Roma lavora per (tornare a) mostrarsi tale sul campo, dopo un inizio che definire poco convincente è eufemistico. Ma intanto l'aggettivo la qualifica in senso letterale. Il mercato in entrata firmato Monchi, nella sua prima stagione romanista ma più ancora durante l'estate che sta volgendo al termine, ha apportato alla squadra quei chili e quei centimetri che la rendono la più alta della Serie A e sul podio delle più pesanti del nostro campionato (dopo Juventus e Bologna).

Presupposto che potrebbe fornire un'interpretazione - magari non esaustiva, ma motivata - dello stato di forma non ottimale visto nelle prime tre partite stagionali. Una maggiore stazza per diversi elementi significa anche tempi più dilatati per trovare la condizione migliore. Assioma banale, ma suffragato dai fatti. Non è casuale che i giocatori brevilinei abbiano minori difficoltà a trovare le coordinate giuste per farsi trovare già pronti ai nastri di partenza. Con le dovute eccezioni, certo. Ma anche nella Roma in queste prime giornate del torneo, fra i calciatori più vivaci si sono segnalati Florenzi (1 metro e 73 centimetri per 67 chili), Ünder (173 per 66) e Kluivert (171 per 66). Sia pure in un quadro generale di squadra che non ha segnalato il dinamismo come qualità più in vista del periodo. Peraltro i tre citati, insieme a Luca Pellegrini, El Shaarawy e Perotti (ma per pochissimo), sono i soli componenti della rosa a non raggiungere il metro e ottanta di altezza.

Nella terra dei titani

Dati che fanno dei giallorossi la squadra che vanta la statura media più elevata in Italia, con 185,5 centimetri. Mettendo in fila Fiorentina (185,3 di media) e Atalanta (184,7) a brevissima distanza, poi via via tutte le altre, fino al Napoli, che chiude la speciale classifica con 179,8. Alta quota segnata da un incremento costante, che ha dato vita a una trasformazione radicale. Lontanissima la prima Roma spallettiana della «ragnatela punk» (cit.), incentrata su vertiginose triangolazioni e cambi di velocità innescati dai suoi "folletti": Pizarro, Taddei, Perrotta, Mancini, Giuly. Di quel gruppo così spettacolare e per larghi tratti entusiasmante, uno degli uomini di maggior stazza era Totti, che pur avendo una discreta struttura fisica non è mai stato un corazziere. Eppure il 10 fu trasformato tatticamente in terminale offensivo, oltre che per la sua sconfinata classe, anche per la capacità di reggere l'urto con difensori di ben altra mole.

Quella squadra trovò sulla sua strada l'Inter guidata dall'attuale ct Mancini, costruita con filosofia opposta, in larga parte su giocatori grandi e grossi, da Toldo a Materazzi, da Maicon a Vieira, da Ibrahimovic a Crespo, da Adriano a Cruz. E pur battendola diverse volte negli scontri diretti, fu costretta ad "accontentarsi" di due Coppe Italia e una Supercoppa, lasciando volare gli scudetti in direzione di Milano. Sintomo che le corporature imponenti danno il meglio di sè sulle lunghe distanze. È quanto si augurano a Trigoria, dove hanno puntato al rafforzamento fisico di ogni reparto. Tre giganti come portieri, ruolo in cui però è quasi doverosa un'altezza elevata. Difesa fondata su centrali enormi - fra i quali spicca Fazio col suo metro e 95 - e con le sole eccezioni alla media fornite da Florenzi e Pellegrini, che occupano comunque le corsie esterne. Il reparto maggiormente "cresciuto" è però il centrocampo, che oltre ad aver acquisito il colosso Nzonzi (196 centimetri), si è arricchito anche della statura di Pastore, Cristante e Zaniolo (tutti a ridosso del metro e 90). La zona del campo con meno torri è l'attacco, dove i soli marcantoni sono Dzeko e Schick. Quello che in assoluto può sembrare un paradosso, trova una logica nel dettame difranceschiano che vuole esterni veloci e in grado di saltare l'avversario. Ma con questa crescita generale la Roma non dovrebbe avere problemi nemmeno in fase aerea. A patto che sia all'altezza anche delle aspettative. Ovviamente elevate.