Ci risiamo. Ancora una volta la Roma paga dazio alla sosta delle nazionali e perde un altro elemento nella fase cruciale della stagione. A fermarsi è Marsah Kumbulla per una distorsione al ginocchio destro, con relativa infiammazione di tutte le parti interessate. Il centrale ha anche subito una piccola lesione meniscale, che però non ha rilievo rispetto al trauma distorsivo. L'infortunio è relativo alla partita interamente disputata dal difensore giallorosso giovedì scorso con la maglia della nazionale albanese (contro Andorra), nel corso della quale il piede gli è rimasto "piantato" sul campo sintetico. Che si trattasse di qualcosa di serio lo si era percepito dalle prime dichiarazioni del ct Reja: «Mi dispiace per Kumbulla, stava giocando bene con la Roma». E gli esami hanno confermato l'entità del ko. La prognosi è nella migliore delle ipotesi di un mese di stop: l'ex veronese non si sottoporrà a intervento chirurgico, ma sarà costretto a lavorare individualmente nelle prossime tre, quattro settimane. Per il numero 24 appuntamento a maggio, quando la Roma avrà già disputato andata e ritorno dei quarti di finale di Europa League (nella cui lista non sono stati iscritti Fazio e Jesus) e, in caso di passaggio del turno, almeno la prima semifinale, in programma il 29 aprile. Oltre alle sei gare di campionato in programma nel prossimo mese.

La terapia conservativa è peraltro già stata adottata a Trigoria nel recente passato per un caso simile, quello che ha riguardato Diawara. Il guineano ha dovuto fronteggiare due lesioni al menisco nella scorsa stagione, la prima a ottobre (operata), la seconda a gennaio, curata senza ricorso alla chirurgia. Per Amadou il lungo stop delle attività agonistiche dopo il lockdown non concesse certezza sulla tempistica del suo recupero, ma per quaranta giorni non rientrò fra i convocati. Ferme restando le distinzioni fra il suo infortunio dell'epoca e quello attuale di Kumbulla. Proprio Diawara può rappresentare una boccata d'ossigeno per il lavoro in vista del Sassuolo: il numero 42 e Reynolds sono stati i primi fra i nazionali a rientrare nella Capitale (tutti gli altri torneranno giovedì) e da oggi riprenderanno a lavorare con il gruppo. Non ne fanno ancora parte gli altri infortunati rimasti a Roma nell'ultima settimana: Cristante - di nuovo alla base nel giro di poche ore dal suo arrivo a Coverciano - è alle prese col fastidio al pube e ancora ieri si è dedicato alle terapie. Mkhitaryan, Smalling e Veretout hanno invece continuato a svolgere lavoro individuale (e come loro Zaniolo). Anche se le condizioni dei tre impongono dei distinguo: l'armeno, fermo dall'andata con lo Shakhtar dello scorso 11 marzo, ieri è tornato a Villa Stuart per un controllo e per ora la sua presenza nella partita di sabato sembra la più difficile.

Viceversa, il rientro più plausibile per la trasferta di Reggio Emilia al momento appare quello di Veretout, che fra oggi e domani dovrebbe gradualmente tornare ad allenarsi col resto dei compagni. Resta da monitorare la situazione di Smalling, non tanto per la gravità dell'infortunio, quanto piuttosto per una certa propensione ai continui stop evidenziata nel corso della stagione. Dal suo ritorno definitivo da Manchester a oggi, l'inglese ha disputato sole dieci partite intere, trascorrendo di fatto più tempo in infermeria che in campo. Per lui come per Cristante, subentra anche un discorso di cautela nella gestione delle forze: la Roma va incontro a otto impegni in ventinove giorni, che potrebbero diventare nove. Con Kumbulla sicuramente out e Ibanez fuori dalla prima gara in calendario per squalifica, la difesa è di nuovo in piena emergenza. A oggi, i centrali a disposizione di Fonseca restano Mancini, che tornerà dalla Nazionale a meno di 48 ore dalla partita contro il Sassuolo, e Fazio. Ai quali si aggiungerà anche Jesus, negativo al tampone. Gli ultimi due però non potranno sicuramente giocare in Europa League. E allora ci sarà di nuovo da stringere i denti, soprattutto ora che non si potrà proprio più sbagliare.