Gioca. Titolare. Garantisce Paolo Fonseca, senza se e senza ma. Non gli capitava di entrare in campo in fila per uno, dal ventitrè dicembre dello scorso anno, la Roma batte il Cagliari all'Olimpico, lui in campo poco più di un'ora prima di essere richiamato in panchina, a posteriori una specie di avviso al navigante. Dove lui è Pedro Rodriguez Ledesma, anni trentatrè, prima stagione in giallorosso, un passato che tra Barcellona, Chelsea e nazionale spagnola gli ha garantito una bacheca con venticinque trofei, in pratica ha vinto tutto quello che c'era da vincere. Per uno con un petto così pieno di medaglie, suona strano che da oltre due mesi sia poco più di uno spettatore. Vero, c'è stata la sosta natalizia. Vero, ha avuto un problema muscolare (bicipite femorale) che lo ha tenuto in infermeria per sei partite a cavallo del derby. Vero, l'età non è più quella di un ragazzino e nel calcio del terzo millennio la parola turnover va sempre di moda, soprattutto in un stagione come questa dove non c'è stato mai spazio per tirare il fiato. Tutto vero, ma la risposta alla latitanza o quasi di Pedro dalla Roma, non si può spiegare soltanto questo.
Perché c'è stato un dottor Jekyll nei primi due mesi di stagione. Titolare sempre, tre gol in campionato, la sensazione che il sospetto che fosse arrivato da queste parti per concludere con gli ultimi fuochi una grande carriera, si stava rilevando del tutto sbagliato. E perché dopo, però, è entrato in scena il dottor Hyde. Infortunio e panchina, un solo gol (all'Udinese il quattordici febbraio scorso, nella gara d'andata ai friulani aveva segnato la prima rete in giallorosso, tra l'altro meravigliosa), la sensazione che il primo Pedro si fosse fermato in infermeria, incapace di tornare quello che è sempre stato. Cioè un giocatore in grado di fare la differenza ai massimi livelli, dal Mondiale all'Europeo, dai campionati alle Champions. Il tutto al punto da far riaffiorare in qualcuno il sospetto iniziale, cioè di un giocatore nella fase discendente della sua carriera, come in qualche modo aveva fatto intravvedere la sua ultima stagione al Chelsea dove aveva trascorso più tempo in panchina che in campo. Ma nel club di Abramovich la presenza di tanti grandi giocatori poteva pure giustificare un utilizzo a singhiozzo. Qui, nella Roma che all'inizio di stagione aveva pure riperso Nicolò Zaniolo per il secondo crociato saltato, quest'alternanza se la aspettavano in pochi, a cominciare dallo stesso giocatore. Il risultato è che in questo duemilaventuno, il dottor Jekyll Pedro non si è più rivisto, immalinconito in panchina, tutto fumo e poco arrosto quando è stato mandato in campo con lo spagnolo che ha continuato a cercare gli effetti speciali senza mai trovarli. E la cosa un po' di preoccupazione l'ha generata nel mondo romanista, dalla società allo staff tecnico, dai compagni ai tifosi. Che fine ha fatto il dottor Jekyll?
Se lo deve essere domandato anche lo stesso Pedro e la cosa gli ha peggiorato l'umore. Come abbiamo visto quando Fonseca lo ha mandato in campo nel corso della partita con il Milan. E, soprattutto, come abbiamo visto a Firenze prima del fischio iniziale con un prolungato dialogo con Fonseca a bordo campo sotto gli occhi di tutti. Anche il più ingenuo di noi, ha pensato che Pedro stesse chiedendo il perché di questo suo prolungato accantonamento. E che Fonseca che è una persona per bene e che non si nasconde mai, telecamere comprese, gli stesse spiegando i motivi, consigliandolo soltanto di avere un po' di pazienza.
Pedro ha incassato. Fonseca lo ha capito e oggi lo rilancia titolare in una Roma che deve dar seguito alla vittoria di Firenze per continuare a inseguire il sogno della Champions League. Con la speranza, di Fonseca e di tutti i tifosi giallorossi, che contro il Genoa si ripresenti in campo il dottor Jekill, il giocatore in grado di essere decisivo, il campione che può trascinare una squadra con i suoi effetti speciali. La Roma ne ha bisogno del dottor Jekyll. Perché Dzeko è ancora in infermeria probabilmente ancora per due-tre partite. Perché il ritorno di Zaniolo, nel migliore dei casi, si può ipotizzare tra una quarantina di giorni quando cioè i giochi saranno quasi fatti. Perché l'armeno dopo aver tirato il carretto per sei mesi, ha bisogno di tirare il fiato. Perché El Shaarawy è arrivato da poco e ha bisogno di giocare per tornare a essere il Faraone. Perché Perez, fin qui, si è acceso giusto un paio di volte.
A questa Roma serve il suo dottor Jekyll. Intanto per battere il Genoa rivitalizzato dalla cura Ballardini (non sarà certo quello battuto a Marassi). E poi per vivere da protagonista un finale di stagione che mette in palio ancora l'obiettivo Champions e un'Europa League possibilmente da vivere fino in fondo. Obiettivi tosti. Ma con il dottor Jekyll si può, con mister Hyde tutto diventerebbe decisamente più difficile.