Sembra di ricordarle tutte le undici vigilie delle partite giocate dalla Roma nel nuovo stadium juventino. Tutte più o meno uguali: sì, ok, loro sono forti, ma noi stavolta ce la possiamo fare. In campionato ci hanno provato in tanti, accompagnati alla vigilia da tanti forti propositi: Luis Enrique e Zeman tornarono sepolti di gol, Garcia ci perse due volte su due (con e senza violini), Spalletti fu sconfitto di misura prima da un gol nel finale e l'anno dopo da un gol iniziale, e anche Di Francesco perse due volte per un gol. Ogni volta una speranza, ogni volta un'amarezza: con gli arbitri o senza, giocando all'attacco o difendendo, lottando o restano passivi, comunque si tornava battuti, in campionato come in Coppa Italia. L'anno scorso, ad agosto, in un clima caldo (c'erano trenta gradi, stasera saranno sei) e con in campo diverse seconde linee visto che si era all'ultima giornata del primo martoriato campionato del Covid e con i verdetti ormai già assegnati, la Roma di Fonseca si impose invece per la prima volta nella storia, con un perentorio 3-1 che sembrò essere quanto meno un buon vaticinio in vista dell'imminente confronto col Siviglia in Europa League. Neanche il tempo di godersi quella vittoria, invece, che la bastonata di Duisburg fece ripiombare vicino allo zero l'entusiasmo dei tifosi (e quello di Dzeko, che proprio quel giorno cominciò ad allontanarsi ideologicamente dall'allenatore portoghese).

Con Dzeko di nuovo nel gruppo (quest'anno nel contratto gli devono aver messo una clausola per impedirgli di giocare contro il Verona), ma con Mayoral per la prima volta al centro dell'attacco per scelta tecnica, la Roma si ripresenta allo stadium con una forza dentro tutta nuova, che forse stasera si capirà quanto reale. È la forza del nuovo gruppo, ricostituito con la volontà della società - la prima medaglia al petto di Tiago Pinto - e con i necessari passi indietro ideologici compiuti dai due "antagonisti": l'allenatore, a cui va comunque riconosciuto l'assoluto diritto di imporre le proprie scelte senza che nessun calciatore possa mai arrogarsi il diritto di contestarle, per lo meno così platealmente, e il calciatore che quanto meno non si è arroccato sulle sue posizioni mettendo dunque a repentaglio anche le chances della Roma, che passano evidentemente anche dalla compattezza che il gruppo esprimerà in questa seconda parte della stagione.

La forza nuova che anima la squadra passerà dunque sotto al microscopio bianconero per l'analisi più attesa. È sempre una sorta di esame di maturità: non per caso, forse, nei quasi dieci anni di insuccessi la Roma non ha mai alzato un trofeo (non contiamo nella statistica la vittoria del 1 agosto, troppo anomala per considerarla vera). Ma non si potrà considerare solo il risultato per valutare lo spessore del gruppo rianimato da Fonseca. C'è modo e modo di vincere, di pareggiare e di perdere. Ecco, sarà fondamentale trovare il modo giusto per tutto, in un caso o negli altri. Inutile guardare ai precedenti, visto il disastroso score: può semmai forse consolare il dato che ad accompagnare le dieci sconfitte c'è sempre stata la compatta cornice del pubblico dell'Allianz, mentre a guardare dal vivo l'unica vittoria della Roma c'erano solo i dirigenti. Questa, insomma, sarà la seconda partita della storia dello stadium tra le due squadre senza pubblico. E chissà che anche quello nel tempo non abbia rappresentato un fattore. Se è stato così, oggi la Juventus non potrà contarci. Pirlo si presenterà senza l'indisponibile Dybala e lo squalificato Bentancur, ma comunque con una formazione molto simile a quella che considera titolare. Alla Roma mancherà l'intera spina dorsale (Smalling, Pellegrini, Zaniolo e ci mettiamo dentro pure Pedro e il panchinaro Dzeko). Ma con l'ambizione di poter finalmente essere considerata grande. Chissà.