E sono 40, con i tre di ieri, i punti fatti dalla Roma in venti partite, e sarebbero 41 se non ci fosse stato quel pasticciaccio brutto all'andata col Verona, che ieri però ha conosciuto la faccia migliore della Roma, quella di chi va in campo, e che quando sta lì con la testa e il cuore giusti può perforare chiunque, e anche rendere un colabrodo la miglior difesa del campionato. Non aveva mai preso tre gol quest'anno il Verona e ne aveva fatti tre all'andata solo con il giudice sportivo: ieri ne ha presi tre in nove minuti e il resto della gara è stato di pura gestione, con qualche superficialità in rifinitura (perché altrimenti i gol sarebbero stati molti di più), con qualche patema dopo il gol di Colley, ma solo per l'imprevedibilità astrale del calcio, perché tecnicamente e tatticamente non c'è stata mai partita.

Fonseca l'aveva studiata sotto ogni aspetto: intanto aveva scelto di non portarsi alternative giovani in panchina, semmai richiamando affianco a sé Pastore addirittura sei mesi dopo l'ultima convocazione. Voleva risolverla con i suoi uomini e infatti ha sostanzialmente messo in campo la squadra che attualmente considera titolare, con Borja Mayoral in campo e Dzeko in tribuna sorridente, osservato speciale di ogni telecamera, a bagnomaria fino a stasera, a chiusura mercato. Dietro allo spagnolo Pellegrini e Mkhitaryan, in mezzo al campo straconfermato Villar al fianco di Veretout, sulle fasce Karsdorp e Spinazzola, dietro Mancini, Smalling e Ibanez, con l'ex Kumbulla inizialmente destinato in panchina, ma poi costretto ad entrare senza riscaldamento al 12' per rimediare all'infortunio muscolare occorso all'inglese: non un buon segno in vista della trasferta a Torino, visto che anche Pellegrini non ci sarà per via del fiscalissimo cartellino rimediato al 17' da Piccinini per un intervento che era apparso sul pallone. In porta Pau Lopez, nel primo tempo spettatore aggiunto vista l'inedita, ma probabilmente indotta, mosceria del Verona. Per Juric aveva prevalso la via della prudenza, con il suo 3421 a specchio, con Ceccherini (più difensore di Dimarco, in panca) al fianco di Dawidowicz e Gunter, con Faraoni e Lazovic esterni e Tameze e Ilic dentro, e davanti Kalinic dall'inizio con Zaccagni e Barak.

Con Dimarco e Lasagna in panchina Juric ha fatto un bel favore a Fonseca che però stavolta ha avuto sette giorni per prepararsi e i frutti si sono visti: così la Roma ha fatto quello che fa il Verona contro le big e in 45 minuti l'ha polverizzata. Marcature attentissime quasi a uomo negli inevitabili duelli che si sono naturalmente formati sul campo, rapidissime transizioni nelle pressioni quasi sempre sulla trequarti, mai nella loro area, e verticalizzazioni a saltare la loro prima linea di pressione a cercare l'uomo libero, pronto nei contromovimenti ad eludere le marcature in verità piuttosto lente dei gialloblù, grigi, nella serata, come la loro maglietta. Passato lo choc per l'infortunio di Smalling e il giallo a Pellegrini, di cui beneficerà la Juventus, la Roma ha messo subito le cose in chiaro segnando tre gol in nove minuti, e avrebbero potuto essere di più. Ha sbloccato Mancini al 20', sfruttando la sua perfetta elevazione sul secondo palo raccogliendo un corner scaturito da una bella percussione di Borja Mayoral respinta all'ultimo da Dawidowicz (che nell'impatto s'è anche fatto male e dunque sul cross non ha potuto marcare in area): la testata del difensore romanista è stata sfiorata da Mayoral davanti a Silvestri e il tentativo ha ingannato il portiere che ha lasciato sfilare il pallone in rete. Neanche due minuti e una transizione immediatamente rilanciata su Mayoral, liberissimo sul fronte sinistro dell'attacco, ha costretto Silvestri a uscire alla disperata, lo spagnolo ha dovuto allargarsi per evitare l'intervento del portiere e a quel punto l'angolo della porta era chiuso, ma non lo scarico per Mikhitaryan che, nonostante il ritorno dei difensori veronesi, ha controllato il pallone e calciato fortissimo sul primo palo prendendo in netto controtempo Silvestri, che per l'impeto della sua corsa all'indietro e per la postura dell'armeno si aspettava invece il destro a giro sul secondo palo. Un capolavoro di tecnica e furbizia. Al 29' ancora sulle conseguenze di un corner, respinto di pugno dal portiere, Pellegrini da fuori area ha calciato di collo pieno costringendo ancora Silvestri alla respinta d'istinto, e sulla palla lasciata lì s'è avventato ancora Mayoral, spiritato, tenuto in gioco da una lenta risalita della difesa veronese (Lazovic, in particolare): 3-0. Nessuna reazione e Roma invece ancora proiettata in attacco, con gli uomini di Juric quasi sotto choc. Così c'è stato anche il tempo di creare altre due occasioni immediatamente successive, ancora con Mkhitaryan, prima bravissimo ad infilarsi in area e a crossare mettendo da solo in difficoltà l'intero reparto arretrato avversario, insidia respinta, e poi abile a cercare la conclusione da fuori area di sinistro su ennesimo errore in impostazione di Tameze, alto di non molto.

Logico che Juric cercasse di rivedere qualcosa, così tra l'intervallo (dentro Lasagna per l'inguardabile Kalinic) e il 12' (Dimarco, Colley e Bessa per Faraoni, Ilic e Zaccagni) ha cambiato volto alla sua squadra, restituendo quegli impulsi che erano mancati per tutto il primo tempo. Eppure nel primo quarto d'ora del secondo tempo la Roma ha creato altre cinque palle-gol, arrivando alla conclusione con Borja Mayoral, Spinazzola, Veretout, Villar e ancora Spinazzola, inesauribile stantuffo, ma è bastata una leggerezza in marcatura (Mancini che si è preoccupato di marcare Lasagna che era già seguito da Ibanez invece di controllare alle sue spalle Colley su un cross lungo di Bessa: facile la schiacciata in porta del gambiano) per far accorciare le distanze al Verona. Così nel finale qualche sofferenza c'è stata (dentro Cristante per Villar al 25') anche se le occasioni migliori le ha avute ancora la Roma, con gli altri tre cambi fatti da Fonseca solo a 4 minuti dalla fine.