Una settimana a dir poco movimentata; anzi, un'altra settimana a dir poco movimentata prima del fischio d'avvio dell'arbitro Piccinini. Con la Roma incapace di vivere in tranquillità la propria quotidianità anche nei momenti meno complicati, tipo quelli legati a una posizione di classifica lusinghiera. Come se a Trigoria e dintorni si avvertisse la necessità di convivere in pianta stabile con qualche problema. Come se ci fosse bisogno sistematicamente di aumentare l'adrenalina anche a gioco fermo. E così la squadra si è ritrovata a giocare contro il Verona dopo che della partita contro il Verona in settimana si era parlato pochissimo.

Tutte le chiacchiere del mondo Roma, si sa, erano state dedicate al mercato; o meglio, alla partenza o meno del capitano Edin Dzeko. Questo, è storia nota, per incomprensioni (chiamiamole così...) con Paulo Fonseca. Dopo l'emozionante vittoria contro lo Spezia si sono spesi e scritti fiumi di parole quasi esclusivamente per analizzare la situazione di Dzeko, per trovare o per suggerire soluzioni per risolvere la faccenda; e del complicato impegno di campionato contro i veneti si è parlato e scritto davvero poco. E da lì il mio dubbio pre fischio d'avvio di Piccinini: la Roma sarà riuscita lo stesso a preparare al meglio la sfida contro gli uomini di Juric oppure risentirà dell'atmosfera elettrica che l'ha circondata e accompagnata fino all'allenamento di rifinitura?

Risposta al campo, come sempre. E la risposta del campo è stata chiara: la Roma aveva preparato al meglio la partita e, quindi, non ha risentito di tutto il casino mediatico che si era fatto intorno a lei nei giorni precedenti. Con la ciliegina sulla torta di aver proposto una strategia di gara e quindi una manovra inedita. Ad hoc per l'avversario. Un dato da non sottovalutare in assoluto, ma che nell'occasione merita un'adeguata sottolineatura perché arrivata proprio dopo un'altra settimana a dir poco movimentata.

Segnare tre gol alla miglior difesa del campionato non era facile, eppure la Roma c'è riuscita in nove minuti del primo tempo. La conferma di quanto Fonseca i suoi giocatori avevano lavorato bene al Bernardini, di come si era studiato l'avversario mentre il caso Dzeko si guadagnava la prime pagine di tutti i giornali. Già, il caso Dzeko. Fonseca ieri sera ha ricordato che per lui valgono più i principi dell'educazione che quelli del campo. Traduzione? Complicata, per ora. Stasera, dopo lo stop al calciomercato, tutto sarà più chiaro. Forse.