Ci voleva una partita col significato agonistico di Italia-Germania del ‘70 per portar via tre punti all'ultima giornata del girone d'andata (che al momento garantiscono il terzo posto a quattro punti dall'Inter delle stelle, a sei dal Milan delle meraviglie e uno sopra l'Atalanta dei miracoli) e per aver la meglio di uno Spezia che non s'arrende mai, ma che stava sfruttando, col suo gol al 90', l'appoggio degli astri in maniera troppo spudorata. Verde, ancora lui, l'ex romanista che in quattro giorni ci ha purgato due volte, aveva realizzato il 2-3 all'ultimo secondo del tempo regolamentare, in qualche modo alimentando ancora il banchetto dei fantasmi (e dei troppi gufi) antiromanisti dopo una gara che al 10' del secondo tempo, sul risultato di 3-1, si poteva considerare virtualmente chiusa, e la crisi superata, se non definitivamente archiviata. E invece dopo aver segnato l'1-1 con Piccoli su assist di Pau Lopez, e dopo aver segnato il 3-2 con Farias su una avventata chiusura di Kumbulla, Verde aveva sfruttato il clamoroso liscio di Smalling per battere ancora Lopez e rigettare la Roma nello sconforto. Pairetto aveva peraltro dato un recupero molto contenuto, 3 minuti, e tutto giocava a sfavore della Roma e di Fonseca che, stavolta senza colpe specifiche, sarebbe andato incontro all'ennesimo supplizio: ma per una volta il destino aveva solo voluto garantire un supplemento di adrenalina, e da un fallo laterale a sinistra Veretout ha trovato Cristante che in verticale ha servito Spinazzola, sul cross dall'altra parte Peres ha stoppato di petto eludendo quel gigante di Marchizza, e di piatto ha servito in area proprio Pellegrini, capitano e strepitoso servitore della Roma che ha battuto di prima gonfiando la rete per la quarta volta. 4-3, a chiudere definitivamente una partita che il vice-Dzeko Mayoral con una doppietta e poi Karsdorp avevano indirizzato nella giusta direzione. Possono per il momento essere accantonate dunque le polemiche che avevano squassato la vigilia di questa sfida anche se la Roma i suoi problemi non li ha risolti, troppi giocatori soffrono oltremodo una pressione che non può derivare evidentemente dall'Olimpico, sempre desolatamente vuoto, ma che è proprio connaturata alla maglia, e vincere le partite continuando a regalare gol con questa impressionante facilità diventa davvero un'impresa.

Eppure la partita la squadra era riuscita ad indirizzarla bene dall'inizio, con un'attenzione e una partecipazione di tutti i giocatori tipiche del momento solenne. Il carico di sottintesi della partita - continuamente sottolineato dalle inquadrature sugli spalti dell'Olimpico ora di Dzeko, ora di Ryan Friedkin, ora di Fonseca in panchina a seconda dei momenti della gara - era l'altro nemico contro il quale giocare in una sorta di dentro o fuori che per la posta in palio (i tre punti della diciannovesima e ultima giornata del girone d'andata, con la Roma in ogni caso issata alla vigilia ad un dignitosissimo terzo posto) non era giustificato. Eppure di momenti così alla Roma se ne vivono da anni e in qualche modo bisogna farci l'abitudine, almeno finché non ci sarà qualcuno a determinare un orizzonte diverso. La squadra ci ha messo ciò che poteva, senza i tre titolari dell'attacco (Dzeko, Mkhitaryan e Pedro) che fino a pochi giorni fa avevano giustificato i titoli entusiastici di commentatori di ogni gruppo editoriale. Ma Mayoral s'è preso sulle spalle, essenzialmente con Pellegrini, il peso della responsabilità e non è un caso se proprio loro abbiano firmato il gol del vantaggio al 17', con una bella combinazione che ha esaltato il movimento semicircolare del trequartista con il centravanti a far da specchietto per le allodole: così la linea alta dello Spezia non ha tolto lo spazio necessario per tenere in fuorigioco anche Pellegrini che s'è avventato sul pallone lasciato dallo spagnolo (che invece sarebbe stato in posizione irregolare) e poi ha servito proprio il compagno a quel punto sulla mattonella perfetta per scacciar via i brutti pensieri, battendo di prima Provedel con un bel piattone incrociato. Ma liberarsi di questi fantasmi definitivamente per la Roma di questi tempoi è evidentemente impossibile, così pochi minuti dopo, un rilancio pretenzioso di maggiore con il piccolo Farias servito alto tra Kumbulla e Smalling è sembrato un altro pallone sprecato dai giocatori spezzini, e invece il rinvio agevole dell'albanese ha sbattuto addosso alle gambe dell'inglese e ha rilanciato Farias, Kumbulla ha provato allora a contenerlo e sul destro in diagonale è uscita una traiettoria lenta ma beffardamente orientata verso l'angolo opposto, Lopez ha provato ad arrivarci, ma il suo piede d'appoggio ha perso l'aderenza col terreno e ne è uscito fuori un pastrocchio, con il conseguente tocco di mano in semituffo che ha semplicemente aggiustato al meglio l'assist per Piccoli, che ha segnato a porta vuota (e che poco dopo per una contrattura lascerà all'assai meno dinamico Galabinov).
Prima e dopo i gol si era vista peraltro solo la Roma, con lo Spezia ordinatamente sistemato in campo, con i mediani sempre pronti ad uscire sui centrali romanisti in impostazione, a testimonianza di un assetto sempre offensivo, con tutti i giocatori pronti ad aggredire in avanti, lasciando semmai qualcosa dietro alle spalle. Attacco a parte, Fonseca aveva schierato la miglior formazione possibile, cambiando cinque uomini rispetto alla gara di coppa, rialzando Pellegrini a trequarti, riproponendo Villar e Veretout in mezzo con Spinazzola a sinistra (e Karsdorp a destra) senza considerare quanto la pressione potesse ancora una volta giocare un brutto scherzo persino a giocatori smaliziati come Smalling, naufragato anche lui con tutta la difesa. Italiano si era potuto permettere invece addirittura dieci cambi, confermando il solo Maggiore, senza intaccare lo spirito tattico combattivo e offensivo del suo 433.

Nella Roma però Pellegrini è partito determinatissimo e, aiutato soprattutto da Borja Mayoral e poi da Spinazzola e Veretout, è stato il trascinatore della squadra, da vero capitano sotto gli occhi di Dzeko finito in tribuna a rimuginare sulla sua contusione e sulla sua confusione. Già nel primo tempo oltre all'azione del gol, Pellegrini ha illuminato quasi tutta la manovra offensiva, cercando a volte anche la soluzione personale per risolvere la gara con la sua firma (al 29', destro a giro fuori dopo strepitosa azione personale, ma col rammarico del mancato servizio verticale per Perez), un po' come ha fatto Mayoral al 34', tirando alto invece di servire Veretout. E al 45' ancora Provedel aveva negato a Lorenzo la soddisfazione del gol volando all'incrocio dei pali.
Nel secondo tempo un immediato doppio colpo sembrava aver portato la gara sui binari della tranquillità, grazie ad una ripetuta combinazione verticale tra Veretout e Mayoral splendidamente conclusa dallo spagnolo con un destro ad incrociare (al 7') e poi con una bellissima azione di Spinazzola a sinistra, aiutata da un colpo di tacco ancora di Mayoral, con assist finale per Karsdorp, esterno opposto a chiudere l'angolo e a segnare il suo primo gol in maglia giallorossa. Due cambi di Italiano di rinforzo non sembravano poter determinare il cambio dell'inerzia, ma una rapida combinazione tra Galabinov e Farias ha mandato in confusione Kumbulla che si è fatto ingannare dalla finta dell'ex cagliaritano andando a marcarlo dalla parte già coperta da Ibanez e sulla sterzata lo spezzino ha potuto agevolmente battere di sinistro cogliendo ancora l'angolino alla destra di Lopez. Ma la Roma non si è impaurita e, anzi, ha continuato ad attaccare, anche con Cristante al posto di Villar, e ha costruito quattro clamorose palle-gol che non sono state trasformate solo per una beffa del dio del calcio che voleva infierire sui romanisti: roba di gol mangiati a porta vuota (Perez), di assist con l'imbarazzo della scelta (Spinazzola per tre romanisti che per non sapere chi dovesse tirare meglio hanno fatto sfilar via la palla), di conclusioni a porta spalancata deviate di stinco (Mayoral), di diagonali che corrono sulla linea e escono dalla parte opposta (Veretout). Tutto talmente clamoroso da far pensare alla beffa, che puntuale al 90', dopo alcuni cambi che sembravano inutili e si riveleranno invece decisivi (dentro Erlic e Verde per lo Spezia, Peres e Diawara per la Roma) è arrivata: palla spizzata direttamente dalla difesa nel cuore dell'area, clamoroso liscio di Smalling in netto anticipo su tutti e Verde, appostato dietro l'inglese, pronto a sbattere la palla in rete. Prima dell'emozionante epilogo, con Pellegrini portato in trionfo da tutta la squadra, tutta la panchina e pure da Fonseca, autore di una corsa alla Mazzone verso il mucchio selvaggio che non può non aver commosso anche i romanisti dal cuore più duro.