Unico superstite in giallorosso di quella clamorosa eliminazione in Coppa Italia il 16 dicembre 2015, Edin Dzeko domani contro lo Spezia si accomoderà in panchina per lasciare spazio a Borja Mayoral. Niente vendetta, almeno per il momento, con i liguri contro cui sbagliò uno dei calci di rigore (subito dopo il connazionale Pjanic): un tiro alto, che si perse in Curva Sud. Era un altro Edin, alla prima stagione in Serie A, in difficoltà così come tutta la squadra nella parte finale della gestione Garcia.

Ora il numero nove ritrova la formazione bianconera forte di centoquattordici gol (terzo miglior marcatore nella storia del club) e della fascia di capitano al braccio. Potrebbe tornare utile a partita in corso nell'impegno di Coppa Italia, ma sicuramente riprenderà il suo posto da titolare come terminale offensivo nella sfida di campionato di sabato, quando la Roma si ritroverà ancora di fronte gli uomini allenati da Italiano. Cinque anni, un mese e una settimana dopo quel ko che, inevitabilmente, fece piovere addosso alla squadra (Edin compreso) una pioggia di critiche. Allora, in tanti misero in discussione l'autentico valore di un calciatore capace di vincere Bundesliga e Premier League (due volte) con Wolfsburg e Manchester City: Dzeko rispose sul campo, al suo secondo anno in giallorosso, con 39 gol totali tra campionato ed Europa League. E si confermò anche nel 2017-18, guidando la Roma di Di Francesco fino alle semifinali di Champions League. Mosso, oltre che da un bagaglio tecnico che pochi altri attaccanti al mondo possono vantare, anche dalla grinta, dal carattere , dall'esperienza internazionale e da uno spessore umano rari.

Voglia di riscatto

Il pesante ko rimediato nel derby - inutile dirlo - ha fatto male al capitano, che però è consapevole di non aver giocato affatto bene, così come del resto tutti i compagni. Le responsabilità, in una squadra, sono sempre collettive e mai esclusiva di un singolo giocatore o del tecnico: tutti, da Paulo Fonseca a chi è sceso in campo, hanno le proprie responsabilità. Di certo le feroci critiche di certi media non sono passate inosservate agli occhi di Dzeko; il bosniaco è calciatore navigato e intelligente, sa che sono inevitabili quando non segna o non rende al meglio, così come è consapevole di venire esaltato quando invece contribuisce in maniera determinante a una vittoria (come ad esempio ha fatto contro la Sampdoria). Edin è tranquillo e consapevole di poter dare ancora tanto alla causa giallorossa. Venire presi di mira è il destino dei campioni quando le cose non vanno bene, ma c'è modo e modo di muovere le critiche.

Fiero di vestire la fascia di capitano del club in cui milita ormai da cinque anni e mezzo, ha dimostrato in più di un'occasione il suo attaccamento alla maglia: è un leader con le sue caratteristiche, forse meno appariscente rispetto ad altri calciatori esperti nella capacità di spronare i compagni, ma ognuno fa da punto di riferimento a modo suo. Tutto questo contribuisce alla voglia di riscatto immediato da parte di Edin, che però partirà dalla panchina domani: nessun problema, semplice rotazione in vista dei tanti impegni di gennaio e poi dei mesi successivi. Di certo condurrà in campo i compagni da capofila sabato, per una sfida altrettanto importante. L'unico modo per rispondere alle critiche (siano esse giustificate o eccessive) che Edin conosce è con le prestazioni e i gol. Soprattutto per "vendicare" in qualche modo quel ko di cinque anni fa.