Dunque, che cosa deve cambiare ora Fonseca per dare una velocità diversa al campionato della Roma? Niente. Questa è la risposta giusta. Non sarà certo il doppio confronto con lo Spezia a dover spingere l'allenatore della Roma a modificare qualcosa nell'impianto tattico o negli uomini. Certo, si farà prevedibilmente turn over tra le due gare ed è possibile che la rotazione riguardi anche cinque o sei uomini, ma probabilmente le scelte (di cui parliamo comunque diffusamente in altra parte del giornale) non riguarderanno in particolare l'atteggiamento tenuto dal derby. La questione è filosofica, ma riveste essenzialmente un dilemma legato ai confronti con le squadre di fascia superiore: vale la pena affrontare tutti gli avversari nello stesso modo? È giusto conservare a prescindere dalla squadra che si ha di fronte non solo la propria identità, e ci mancherebbe pure, ma la stessa strategia tattica? E quanto incide invece la conoscenza delle altre formazioni nella preparazione della partita dal punto di vista tattico?

La Roma in nove giorni ha giocato con tre squadre schierate col 352, senza mai cambiare il proprio modo di affrontarle. Ha stravinto a Crotone, ha pareggiato con l'Inter, ha straperso con la Lazio. Ma se parliamo di valori assoluti, i nerazzurri di Conte dovrebbero avere qualcosa di più dei biancocelesti di Inzaghi, come testimoniano anche le diverse posizioni tenute in classifica. Ma un conto è giocare con il Crotone, un conto con l'Inter e un conto con la Lazio. Sembra banale, eppure la Roma ha giocato in maniera molto simile con tutte e tre, col paradosso che delle avversarie quella che ha tenuto la difesa più alta è stato il Crotone. E poi c'è un altro dubbio: se affronti in un certo modo l'Inter, è proprio necessario mantenere esattamente le stesse modalità di pressione, ad esempio, mandando Veretout anche nel cuore dell'area avversaria pur di marcare il play, Leiva come aveva fatto su Brozovic, obbligando non solo la Roma nella sua fase difensiva a rinunciare in sostanza al più dinamico tra i propri centrocampisti, ma costringendo anche i difensori ad alzarsi a centrocampo per aggredire gli attaccanti della Lazio, che sono assai più mobili rispetto a quelli dell'Inter?

Tutto questo, ovviamente, con lo Spezia non ha niente a che fare. Diverso il valore, diverso il modo di giocare, diverse le caratteristiche dei giocatori. Vincenzo Italiano peraltro con la squadra ligure sta facendo un mezzo miracolo. Se non perdesse una delle due partite con la Roma la società gli dovrebbe fare un monumento, perché potrebbe significare per loro o passare il turno in Coppa Italia in maniera decisamente insperata (evento a cui non vogliamo neanche pensare per quello che significherebbe per la Roma in termini di obiettivi stagionali), o allungare una striscia di risultati consecutivi dopo aver battuto il Napoli al Maradona, la Sampdoria in casa e aver pareggiato sabato in casa del Torino giocando in inferiorità numerica per 83 minuti a causa dell'espulsione di Vignali. Il modo di giocare dello Spezia è immutabile e punta da sempre sul gioco, sulla costruzione dal basso, sulle rotazioni dei centrocampisti, sui tagli offensivi, su un sistema immutabile con 4 difensori, un play, due interni, un attaccante centrale e due esterni, che sia 433 o 4141 in certe versioni più caute.

Nessuno, giustamente, a Trigoria sta seriamente pensando a mettere in discussione Fonseca. Dal canto suo però l'allenatore dovrà gestire le forze al meglio per arrivare al mese di febbraio (quando si prenderanno i treni definitivi per la classifica e per l'Europa League) con la squadra al top della forma e con il miglior equilibrio tattico. Il calendario prevede ora il doppio confronto con i liguri, ma se si va avanti in Coppa Italia ci sarà l'immediatamente successivo intermezzo settimanale con il Napoli (e in caso più avanti, già la settimana dopo, l'avversaria della semifinale uscirà dal confronto tra Atalanta e la vincente di Lazio-Parma). Nel frattempo in campionato toccherà affrontare Verona, Juventus e Udinese. Niente di facile.