Non so voi, ma a me piacerebbe sentire la voce di Dan Friedkin, il presidente della Roma. Che, da quando è salito sul gradino più alto del podio dirigenziale della società, non sì è mai concesso a microfoni e/o taccuini. Ha solo "parlato" tramite un'intervista/comunicato a vantaggio dei social del club dopo il suo insediamento e nulla più. Mi farebbe ascoltare direttamente dalla sua voce, ormai cinque mesi dopo l'acquisizione della Roma, che cosa ne pensa di tutto ciò che è accaduto nei 150 giorni (ora in più, ora in meno) della sua presidenza.

È chiaro che si può campare anche senza valutare il timbro della voce di Dan; cioè, non è complicato andare avanti anche senza conoscere il suo pensiero, ma ritengo che sia arrivato per lui il momento di esporsi pubblicamente. Prima che, ad esempio, qualcuno possa insinuare il dubbio che Friedkin senior non parla perché non ha niente da dire. E Roma è piena di insinuatori in servizio permanente effettivo.

Dan e il figlio Ryan hanno scelto, da subito, un profilo molto basso, si sono chiusi in se stessi per lavorare e non hanno mai comunicato con l'esterno. Una scelta rispettabilissima, per carità; e per molti versi condivisibile. Dato, però, che i Friedkin vivono quotidianamente in maniera diretta Roma e la Roma, per me sarebbe interessante – ora che la fine del girone d'andata è dietro l'angolo - conoscere la loro visione di cose, uomini e fatti.

Questo perché sul conto della Roma e dei suoi uomini circolano troppe verità che in realtà sono verità (?) riportate. Non di prima mano, insomma. E un conto, si sa, è sentire il presidente dire una cosa e un altro ben diverso è sentire qualcuno che racconta che il presidente pensa questa o quella cosa. I virgolettati pubblici di un club come la Roma non possono essere affidati sistematicamente all'allenatore della prima squadra: prima e dopo le gare sì, ma stop lì. E non è nemmeno compito del responsabile dell'area sportiva prendere posizioni "istituzionali". Certe volte, ci deve pensare il presidente. Il padrone. E, secondo me, è arrivata la volta giusta per ascoltare la voce del padrone. Qualora Dan volesse proseguire il suo silenzio, accetterei serenamente la scelta. E continuerei a ringraziarlo ogni giorno per aver messo (e per mettere) tutti quei soldi per salvare la Roma. Contano i fatti, non le parole. Giusto. Senza mai dimenticare, però, che le parole sono azioni.