La Roma è corta. Fonseca non ha una rosa profonda per poter aspirare a uno di quei primi quattro posti che fanno rima con i milioni della Champions League. Con i titolari i giallorossi possono pure competere, ma mancano le alternative per alimentare le ambizioni e per conservare o quasi la qualità della squadra che va in campo. Quante volte tra addetti ai lavori e cialtroni (qualche volta le due cose coincidono), avete sentito o letto frasi di questo tenore? La risposta è innumerevoli volte. E poi arriva una partita come quella di Crotone.

In Calabria la Roma era atterrata martedì pomeriggio senza Fonseca (poi sbarcato ieri mattina). E, pure, contando otto assenze (Mirante, Spinazzola, Calafiori, Santon, Fazio, Pastore, Pedro e Zaniolo). In più Dzeko non era certo al cento per cento. Bene, il tecnico portoghese ha anche pensato di lasciare in panchina il centravanti bosniaco, Pellegrini, Veretout e Kumbulla, cioè tre titolari e un quasi titolare (in più in panchina c'erano l'ormai dimenticato Diawara, Juan Jesus e un gruppo di giovani di belle speranze). Sommando il tutto, fa una squadra intera. Tanta roba, al punto che poteva essere legittimata un po' di preoccupazione, soprattutto se gli anatemi dei cialtroni si fossero rivelati veri. Come volevasi dimostrare. La seconda Roma a Crotone ci ha messo quarantacinque minuti a sistemare gioco, set e incontro, gestendo la partita nel secondo tempo (con qualche preoccupazione di troppo per la verità). Grazie proprio a quella classe operaia giallorossa che da queste parti, quando è andata bene, è stata presa a pernacchie.

Prendiamo Cristante per esempio. Bocciato a più riprese. È lento. I piedi non so niente di che, a Bergamo segnava qui non fa neppure quello, una tartaruga che c'entra poco con il calcio del terzo millennio. È stato pagato uno sproposito e via di questo passo. Nonostante tutte queste accuse, Cristante ha continato a lavorare. Non ha mai detto una parola fuori posto. Ha accettato senza aprire bocca un valzer di posizioni in campo, centrale difensivo, mediano, interno, poche volte trequartista che poi era il ruolo dove aveva stupito tutti con la maglia dell'Atalanta, che certo non è propedeutico la continuità di rendimento. Per fortuna Fonseca non ha mai dato ascolto ai veleni sul giocatore. Facendolo giocare con una certa regolarità, sempre convinto che Cristante gli avrebbe garantito quello che gli chiedeva, al di là della posizione occupata in campo. Come ieri a Crotone. Dove ha giocato con la tranquillità del veterano, garantendo anche alcuni colpi di qualità che dovrebbero far ricredere i suoi detrattori. Come quel lancio di sessanta-settanta metri a tagliare il campo per Karsdorp (un altro di quelli tra i più spernacchiati) che l'olandese poi ha trasformato nel cross che ha portato al rigore poi realizzato da quel fenomeno di Mkhykitarian. Qualcuno lo ha definito un lancio tottiano, magari esagerando, ma se uno ci pensa bene non è che poi sia così lontano dalla verità.

Dato a Cristante quello che è di Cristante, vogliamo parlare di Borja Mayoral? Pure qui, quante volte avete sentito dire che la Roma non ha un vice Dzeko? E, pure, che è l'unica squadra al mondo che nella sua rosa conta soltanto un numero nove, che bisogna trovare un altro attaccante per consentire a Fonseca di poter far riposare ogni tanto il bosniaco. Detto e fatto, appunto. Lo spagnolo dopo un inevitabile inizio a rilento se non altro per prendere confidenza con il nostro calcio, ora ogni volta che va in campo dà la sensazione di aver fatto un passo in avanti. A Crotone ne ha fatti anche due. Una doppietta da centravanti vero. Il primo gol facendosi trovare al posto giusto nel momento giusto. Il secondo con un'autentica prodezza, un destro a spaccare la porta da una trentina di metri dritto dritto all'incrocio dei pali. Roba per palati fini. Con le due reti di ieri, il centravanti arrivato dal Real Madrid, è salito a quota sei in stagione, tre in campionato, altrettanti in Europa League. Ma soprattutto sta dando sempre di più l'idea di poter essere già qualcosa di più di un'alternativa a Dzeko. Al punto che bisognerà pensarci bene a fine stagione se sfruttare subito il diritto di riscatto a dieci milioni. In ogni caso, ci sembra già un affare.

Per completare il discorso sulla classe operaia giallorossa, non ci si può dimenticare neppure di Bruno Peres e Pau Lopez. Il primo, a destra o a sinistra, danni non ne fa più, il secondo partita dopo partita sta riacquistando fiducia in se stesso, facendoci vedere pure qualche parata importante. Quelle che, dal derby di ritorno in poi del passato campionato, non aveva fatto più vedere. Per chiudere l'argomento si potrebbero aggiungere anche i nomi di Villar e Karsdorp. Ma ormai sono titolari a tutti gli effetti. E Fonseca se li tiene stretti. Pure noi.