Ssst... La voglia di confrontare quanto detto dopo la vittoria della Roma con la "piccola" Sampdoria con il risultato dell'Inter contro la "grande" Sampdoria è forte, ma sarebbe sbagliatissimo. Primo, perché tanto continuano tutti a dire la stessa cosa, poi perché la prossima è proprio contro l'Inter. E non è solo scaramanzia, doveroso silenzio in vista del mezzogiorno e mezzo di fuoco di domenica, ma l'atteggiamento giusto da tenere. La Roma non deve pensare di prendersi nessuna rivincita, almeno fino a quando non se la sarà presa, non deve pensare agli altri (questo mai, a parte qualche eccezione), adesso non deve pensare proprio a niente e soprattutto non deve guardare la classifica. Omertà e clausura romanista. Nessun onanismo. Chiudiamoci in casa, tanto è periodo.
La Roma deve continuare a fare quello che ha fatto ieri, e che praticamente ha fatto sempre in questa stagione con l'eccezione di Napoli e della ripresa a Bergamo. Scoppole che però, evidentemente, hanno funzionato come ghiandola di umiltà e adrenalina. Bisogna inibire pensieri e parole, ma sicuramente si può - almeno stamattina - registrare quello che è successo (anche) ieri. Senza esagerare.
La Roma ha vinto la sua ennesima partita contro chi le sta sotto in classifica (a proposito: il Napoli e l'Atalanta che sono gli unici ko di questo campionato in che categoria vanno, visto che stanno dietro in classifica ma sono "scontri diretti"?), stavolta era proprio sotto-sotto, però si sa che spesso la Roma trasforma gli ultimi in primi. Ieri invece abbiamo mantenuto i terzi terzi e gli ultimi all'ultimo posto (che poi il Crotone manco è antipatico). Per niente evangelici, e persino cinici segnando tre gol con i primi quattro tiri fatti, in una mezz'oretta. Cinici e un po' cattivelli con Cristante che continua a essere blasfemo: dopo Bologna ieri ha fatto un lancio da Totti. Parrà una bestemmia calcistica, ma il paragone per quel lancio è quello. Bryan di Nazareth si monda così nel giorno dell'Epifania, stavolta senza tackle all'arbitro forse solo perché sapeva di essere diffidato. Con noi. Ci sta anche Peres che salva sempre un po' con quello stinco che a Kharkiv (sembrano secoli) fu santo e salvò sulla linea la promessa di una notte infinita col Barcellona e pure lui si prende un buon voto; non certo ai livelli ormai soliti di Villar e Karsdorp - per non parlare di Mkhitaryan che gioca a battimuro con gli avversari visto che fa più assist e più gol di tutti - e di Borja Mayoral. La riserva del Real e di Dzeko diventa re, segna da vicino e da lontano, con un tocco accarezzato e con un gol scagliato quasi accompagnando la palla con tutto se stesso, con le braccia in perpendicolare alla gamba a ricordare la posa di qualcuno che ci è molto caro. La cosa bella è che quando segna, quando la Roma vince nel primo tempo, c'è il sole mentre quasi tutta Italia è Alaska per il freddo e dovunque piove. Va bene, s'è detto quello che si doveva dire, il resto teniamocelo su un diario segreto. C'è pure un po' d'amaro a pensare quello che sarebbe stato domenica lo stadio con i tifosi. Facciamo che questa astinenza sia una specie di un fioretto: vietato, però, dire il desiderio espresso. Forse anche pensarlo. O no? Sssst.