Ultimi giorni dell'anno, tempo di bilanci. E pure di sondaggi. E così, un po' per gioco e molto per curiosità, nelle scorse ore mi sono divertito a farne uno social (Twitter, @mimmo_ferretti) per eleggere il "Calciatore 2020" della Roma. Quello che, da quel Roma-Torino d'inizio gennaio al recente Roma-Cagliari, ha più colpito il cuore dei tifosi.

All'appello hanno risposto davvero in tanti, segno che questi giochini hanno sempre un loro perché. Ogni appassionato di calcio, del resto, tende a spiegare, ama raccontare, ha voglia di diventare protagonista e di dimostrare di saperne come nessun altro. E sul web tutto questo è possibile in un amen, giusto il tempo di digitare un nome e fare click. Mi aspettavo, sono sincero, un plebiscito o quasi per un giocatore, ma le sorprese non sono mancate. Una in particolare. Ero convinto che avrebbe stravinto a mani basse Mkhitaryan, l'armeno che negli ultimi dodici mesi è andato come un treno, e le mie sensazioni non sono state tradite.

Micki, però, non è stato il dominatore assoluto del sondaggio perché c'è stato chi gli si è avvicinato parecchio: il super elogiato Veretout. Il francese è un calciatore che difficilmente finisce sulle prime pagine dei siti o dei giornali, ma è stimatissimo dai tifosi. Piace perché fa il suo senza mai voler apparire: pura sostanza e basta. Una garanzia di rendimento: date un'occhiata alle sue statistiche, se avete dubbi. Alle spalle di Micki e Jordan, ma parecchiuccio lontano, ecco Spinazzola. Che da quando non è stato accettato dall'Inter (gennaio scorso) non ha smesso di giocare una partita più bella dell'altra. E soltanto gli infortuni lo hanno costretto talvolta a fermarsi.

Il dato che mi ha maggiormente colpito, e da qui la sorpresa cui accennavo prima, è stato l'altissimo numero di preferenze che ha conquistato Villar. Don Gonzalo piace, piace tanto tanto. La gente si è innamorata del suo modo di giocare, della sua sfrontatezza, dell'energia positiva che dispensa con i piedi. E lo spagnolo, per tutto questo, forse rappresenta un po' anche una speranza per il futuro. Gli sono bastate poche partite per entrare nel cuore della gente perché in campo ha un modo di fare che colpisce la fantasia, che ti entra negli occhi e nel cuore. È vero, a Roma siamo pronti a innamorarci di chiunque al primo dribbling riuscito, si chiama "Effetto Bartelt", però stavolta la percezione del talento va al di là del presente, non appare occasionale. Vamos!