Eccolo, il vero Mkhitaryan, quello che gli appassionati di calcio avevano apprezzato a Donetsk, Dortmund, Manchester e Londra nord. Quello determinante, in grado di spaccare le partite con le sue accelerazioni, i suoi guizzi e la sua intelligenza tattica. Sette gol e cinque assist in queste prime dodici giornate di campionato per l'armeno, che quindi incide in media in un gol a partita dei giallorossi; il computo, poi, sale a otto reti e sette passaggi decisivi se si tiene conto anche dell'Europa League. Un autentico mago: Henrikh Potter, potremmo dire, giocando con il celebre personaggio dei libri di J.K. Rowling. Ma, al di là dei dati che balzano immediatamente agli occhi, il lavoro di Micki è una sorta di iceberg, in cui ciò che è "nascosto" è ben più sostanzioso di ciò che è immediatamente visibile. Lo spirito di sacrificio e la voglia di aiutare la squadra («I gol non sono miei, sono della squadra, che devo ringraziare», ha detto dopo il tris al Torino) fanno sì che l'armeno sia finora il giocatore più utilizzato da Paulo Fonseca nelle due competizioni: 1.252 minuti finora per lui; solo Spinazzola gli si avvicina (1.216').

Le statistiche della Lega di Serie A, però, ci permettono di scoprire nel dettaglio quel "lavoro oscuro" di Mkhitaryan di cui sopra: oltre ad essere il capocannoniere giallorosso e il secondo miglior assistman del campionato (lo precede di una lunghezza Mertens, con sei assist), Henrikh è anche il romanista che tira di più verso la porta avversaria. Trentasei i tiri tentati dall'ex Arsenal nelle prime dodici giornate, la metà dei quali (18) nello specchio. In questa speciale graduatoria, davanti a lui c'è soltanto Cristiano Ronaldo, con trentotto tiri (di cui ventuno nello specchio). Alle spalle di Micki troviamo Ibrahimovic e Belotti (32), Mertens (31), Lautaro Martinez (30), il "Papu" Gomez (26) e in generale tanti calciatori ben più incensati di lui dagli addetti ai lavori. Tirava tanto anche nelle prime giornate, il numero 77, ma era sfortunato: la svolta è arrivata contro il Genoa; la tripletta che ha steso il Grifone sembra aver letteralmente "stappato" una bottiglia di ottimo champagne, che ora fa sentire le sue bollicine sul palato dei tifosi romanisti.

Il maratoneta

L'ottima condizione fisica emerge anche dai dati sulla corsa: in campionato, Mkhitaryan percorre in media 11,042 chilometri a partita, piazzandosi al diciassettesimo posto in Serie A. Per rendere l'idea di questo dato, basti pensare che gente del calibro di Veretout e Spinazzola corre meno (in media, rispettivamente: 10,29 e 9,84). E l'armeno non lo fa solo in avanti, con i suoi strappi in contropiede, ma anche in fase difensiva, riuscendo spesso a recuperare il pallone a ridosso della trequarti avversaria; un aspetto decisivo per andare subito ad attaccare la porta avversaria. L'ultimo dato riguarda invece i passaggi chiave: sono nove quelli cha ha fornito in Serie A; è quarto nella classifica generale, secondo romanista alle spalle di Spinazzola, che ne conta dieci.

Insomma un calciatore totale, nel vero senso della parola: l'autentica arma in più della Roma in questo scorcio iniziale, complice una condizione fisica finalmente ottima, dopo i problemi avuti l'anno scorso. E un leader, anche: uno che predica calma e concentrazione, dice che bisogna pensare solo alla prossima. Ma che, quando gli viene chiesto se sia lecito pensare in grande, risponde: «Tutto è possibile».