Esageriamo: Villar ci ricorda Giancarlo De Sisti, l'indimenticabile Picchio. Per i più giovani capiamo che il paragone possa lasciare perlomeno perplessi. Allora, per provare a far capire un po' di più, ricordiamo a tutti che De Sisti, romano e romanista, è stato uno dei centrocampisti più forti negli anni sessanta e settanta, nazionale dell'Italia del quattro a tre alla Germania nel Mondiale del settanta, uno scudetto vinto con la Fiorentina prima di tornare a casa, in quella Roma che era ancora una Rometta, regalandoci anche un indimenticabile gol decisivo in un derby. Tra le qualità di Picchio ce ne era una che è caratteristica fondamentale dei giocatori che sanno giocare ma soprattutto che capiscono il calcio.

Era quella di essere fantastico quando non aveva il pallone tra i piedi. Può essere un controsenso, in realtà se ci pensate bene è l'essenza del calcio. Tanto per fare un altro nome, è una qualità che ha sempre avuto un certo Daniele De Rossi, straordinario quando c'era da mettersi sulle linee di passaggio della squadra avversaria, rallentandone le ripartenze e dando ai suoi compagni la possibilità di riposizionarsi in campo. Ecco, noi questa qualità, partita dopo partita, la stiamo rivedendo in questo ragazzo spagnolo di ventidue anni, capace in meno di dodici mesi di trasformarsi da riserva in attesa di un'occasione, in un titolare a cui, vedrete, Fonseca continuerà a dare sempre maggiore fiducia e continuità di gioco.

Villar di tutto questo ce ne ha dato la conferma proprio con il Torino, cioè certamente non nella migliore delle sue prestazioni con la maglia giallorossa. Eppure è stato sempre nel cuore del gioco, con quella capacità di capire sempre o quasi in anticipo quello che sta per succedere in campo, qualità che consente di guadagnare quella frazione di secondo che fa tutta la differenza del mondo. Se vi ricapiterà di rivedere l'ora di gioco in cui lo spagnolo è rimasto in campo (e sia chiaro Fonseca lo ha sostituito pensando alla sfida di Bergamo contro l'Atalanta di domenica prossima), provate a seguirlo con un occhio particolare, quasi come con una telecamera dedicata soltanto a Villar. Vedrete che vi accorgerete di come il centrocampista spagnolo sia sempre lì, intorno alla palla, pronto a essere una scelta per il compagno con il pallone tra i piedi, altrettanto pronto ad andare a interrompere la ripartenza degli avversari. Oltretutto con una fisicità che a vederlo uno non si aspetterebbe. Cioè quando c'è da mettere il piede non lo tira mai indietro, roba che uno non penserebbe vedendo la sua faccia da ragazzo per bene.

Esagerare per esagerare ne diciamo un'altra. Da quanto tempo in molti indicano nell'assenza di un regista uno dei problemi della Roma? In pratica da quando salutammo Pizarro. E allora ci sbilanciamo: Villar è il regista di questa Roma. Lo sta già facendo. Guardatelo in campo come indica ai compagni la giocata da fare, le posizioni da occupare in campo, i tempi di gioco da rispettare. È lui il metronomo di questa Roma che sta cominciando a farci sognare, sempre convincente in questa stagione (a parte Napoli), in grado di far paura per l'alta classifica (e i commenti vergognosi nel dopo partita di ieri sera ne sono stati la testimonianza), cioè per quei quattro posti che in molti avevano già sistemato a loro uso, consumo e ascolto (televisivo).

C'è poi dell'altro su Villar. Cioè i margini di miglioramento di questo ragazzo. Enormi. Arrivato a Roma dalla serie B spagnola (ma under 21 iberico), per molti mesi è stato a guardare, poi quando ha avuto l'occasione non se l'è lasciata sfuggire. Dimostrando partita dopo partita di poter essere davvero un giocatore in grado di fare la differenza lì in mezzo al campo, cioè dove si decidono le partite. Ha gli occhi intelligenti, la curiosità di chi vuole conoscere per migliorare, l'ambizione di voler diventare protagonista. Con lui la Roma ha trovato un prospetto di campione.