Si è detto e si è scritto che Bryan Cristante è un soldato. E forse questo termine identifica al meglio la sua abnegazione e la sua generosità in campo, quello di allenamento e quello di gioco, e fuori. Forse anche per questo i tre allenatori che ha avuto alla Roma, Di Francesco prima, Ranieri poi e Fonseca infine, lo hanno ritenuto un giocatore abile e arruolabile per rientrare nelle rotazioni dei titolari della squadra giallorossa.

Una big, dove lui si è presentato chiedendo la maglia numero 4 che fu di Radja Nainggolan, un'eredità pesante ma alla quale lui, che viene dalla provincia di Pordenone, dove ha iniziato a giocare a calcio nel Casarsa (che fu la squadra dove militò anche Pier Paolo Pasolini) e che è andato via di casa molto giovane per inseguire il sogno del pallone, non ha badato più di tanto. Il 4, poi, almeno nella tradizione dei numeri non rispecchiava fino in fondo il trequartista che aveva incantato la Serie A nell'Atalanta (e che, diciamoci la verità, aveva affascinato anche la Roma di Pallotta), bensì il centrocampista che Bryan è sempre stato.

Una vita da mediano, ma di qualità. Con il bagaglio culturale formato nella Liventina, la società di Motta di Livenza da cui lo prelevò il Milan, di non buttar via mai la palla, ma di forzare la giocata per togliere tempi agli avversari. Per questo Cristante a Roma da trequartista, reparto da sempre piuttosto folto negli ultimi anni, non ci ha praticamente mai giocato, ma per tutti i suoi allenatori una maglia da titolare, o quasi, c'è sempre stata. Anzi, il brutto infortunio rimediato poco più di un anno fa a Marassi contro la Sampdoria, che gli procurò la lesione del tendine dell'adduttore della gamba destra, l'ha anche frenato nell'inamovibilità.

Come si sa nel calcio, quando c'è da adattare qualcuno il mister adatta sempre il più capace, il giocatore che ha maggiore personalità. Bryan non smette mai di strillare in campo, di incitare i compagni e dare indicazioni. Fonseca, che l'ha anche inventato difensore aggiunto nelle emergenze e non, che ha visto in lui quello che per primo di tutta la rosa aveva capito cosa volesse dalla squadra. Ora che sta indossando anche la fascia da capitano, di quando in quando, si nota ancor di più la sua leadership.

D'altra parte undici Cristante li voleva anche tal Daniele De Rossi. Per ora alla Roma ne basta uno, che è anche trino, perché ancora una volta reggerà la squadra, dove lo metti lo metti, e fungerà da equilibratore. Darà al tecnico la possibilità di "switchare" dalla difesa a tre a quella a quattro anche in corso di partita.

Non domani col Cluj, però, dove dovrà proteggere la Roma da difensore centrale (più a tre che a quattro, presumibilmente), perché la squadra sarà a dir poco decimata dalle assenze in difesa. Sarà Bryan, infatti, oltre a Juan Jesus, unico centrale di ruolo disponibile, a doversi far carico di guidare la squadra in Transilvania in una trasferta che Fonseca avrebbe voluto giocare in ben altre condizioni, ricorrendo sì al turnover e magari anche in maniera massiccia, ma certamente non forzatamente come accaduto nelle ultime ore.