Nel caldo della sala stampa di Trigoria, al tempo in cui l'unica controindicazione agli assembramenti derivava dagli sgradevoli eccessi della sudorazione, Paulo Fonseca quel giorno era l'unico che non sembrava patire la temperatura né tradire emozione. E quando gli fu chiesto, alla prima domanda, come sarebbe stata la sua Roma, fece una precisazione che diede al Romanista lo spunto per il titolo e figurativamente a tutti la possibilità di fissare per i posteri il manifesto della sua filosofia: «Innanzitutto non sarà la mia Roma, ma la Roma di tutti».15-0, in realtà gioco, partita, incontro.

Da quell'annuncio a oggi sono passati 501 giorni, mentre dal primo allenamento, che si svolse il giorno dopo, e quindi dal 9 luglio 2019 a oggi, ne sono passati invece 500 tondi tondi e la ricorrenza ci dà l'occasione per ricordare il percorso compiuto dall'allenatore portoghese sulla panchina della Roma. La sua prima seduta è cominciata alle 9 di mattina, in mano un foglietto con gli appunti, vicino l'interprete della Roma Claudio Bisceglia (gli è rimasto accanto per i primi mesi, poi ha cominciato a padroneggiare la lingua e non ne ha avuto più bisogno): un discorso al gruppo durato pochi minuti, poi via con le prime corsette, le prime esercitazioni, e i lavori del primo ritiro.

Dov'è arrivata oggi la Roma? Forse basta leggere la prima e l'ultima formazione schierata in partite ufficiali, considerando che entrambe le volte l'avversario è stato il Genoa. All'esordio di Fonseca, il 25 agosto 2019, scesero in campo Pau Lopez; Florenzi, Fazio, Juan Jesus, Kolarov; Cristante, Pellegrini; Ünder, Zaniolo, Kluivert; Dzeko. A Genova sono scesi in campo solo due dei primi titolari: Pau Lopez e Pellegrini. Avrebbero giocato probabilmente anche Zaniolo e Dzeko, se fossero stati disponibili, ma non è solo dai nomi che si percepisce l'evoluzione della squadra dai primi passi ad oggi.

Le difficoltà incontrate dal tecnico sono state soprattutto di natura tattica. Due le svolte maturate in questi primi quindici mesi: la prima, quasi immediata, quando si rese conto che la sua attitudine iperoffensiva maturata allo Shakhtar Donetsk (che pure aveva fatto scoccare la scintilla presso tanti direttori sportivi, compreso Petrachi che lo portò a Roma) aveva bisogno di un aggiustamento contro le assai più sofisticate ingegnerie degli allenatori italiani. Capitò quasi subito, nella settimana che precedette il derby dopo il pirotecnico 3-3 maturato contro il Genoa. Anche ascoltando i consigli del direttore sportivo, Fonseca rinunciò all'impostazione a due difensori centrali supportati dai due mediani (che sbilanciava la squadra in un non sostenibile 2-2-6) e cominciò a tenere più basso ora uno dei due terzini (il destro, alzando contemporamente Kolarov a sinistra sulla linea degli attaccanti) ora uno dei due centrocampisti, con una migliore gestione delle transizioni negative.

L'altra svolta arrivò poi con la scelta di aggiungere un difensore, liberare definitivamente gli esterni in attacco e togliendo un trequartista: dal 4-2-3-1 al 3-4-2-1, con la necessità, corroborata dalle scelte sul mercato estivo, di rinunciare agli esterni offensivi di ruolo (Ünder e Kluivert) per l'affermazione soprattutto degli interpreti capaci di giocare indifferentemente larghi o nelle zone più interne alle spalle della punta, come Pedro e Mkhitaryan.

Ma l'affermazione di Fonseca fino alla più recente maturazione, con una squadra finalmente in grado di essere sempre presente a se stessa, senza le pause che nella scorsa stagione le hanno impedito di raggiungere la necessaria costanza di risultati, si è definita anche (e forse soprattutto) per le virtù espresse in fase di gestione di gruppo, con la conquista del rispetto dei veterani, a cui si è spesso affidato nei momenti più complicati, ma anche attraverso una progressiva fiducia mostrata verso i più giovani.

Il resto l'hanno fatto gli atteggiamenti pubblici sempre costruttivi e senza polemiche dirette anche nei confronti di chi lo ha spesso dipinto in bilico e con il fantasma di Allegri ad aleggiargli sopra la testa. E invece Fonseca è ancora qui, più solido che mai.