Sono state ore di altissima tensione quelle vissute a Barcellona nel giorno del referendum indipendentista catalano. Quattrocentosessanta feriti, di cui uno grave, è il bilancio comunicato dal Governo della Catalogna: le forze di sicurezza spagnole sono intervenute in decine di seggi allestiti in tutta la Comunità Autonoma per sequestrare le urne e il materiale elettorale con l'obiettivo di impedire lo svolgimento della consultazione, che per lo Stato spagnolo è illegittima e incostituzionale. Settantanove centri elettorali sono stati chiusi e tre persone arrestate, di cui un minorenne, per disobbedienza e assalto a pubblico ufficiale; undici gli agenti spagnoli feriti durante gli scontri. Numeri che parlano da soli. Al seggio di Sant Julia de Ramis, dove avrebbe dovuto votare il presidente del governo catalano, Carles Puigdemont, gli agenti della Guardia Civil in tenuta antisommossa hanno sfondato la porta a vetri e fatto irruzione dove si trovavano centinaia di persone, le urne sono state sequestrate. Inoltre sono state interrotte le comunicazioni internet per impedire il conteggio.

Mentre in Catalogna si respirava aria di guerra civile, il Barcellona liquidava la pratica Las Palmas nel Nou Camp senza pubblico, così come deciso dal club per evitare invasioni dopo la risposta negativa al rinvio dell'incontro. A fine partita, polemica nella polemica, non potevano mancare le dichiarazioni di Gerard Piqué che, dopo lo scontro mediatico con Ramos di qualche giorno fa, ha rincarato la dose. «Se la Federazione vuole, io non ho problemi a rinunciare alla nazionale - ha dichiarato in lacrime il difensore catalano - Qui stiamo parlando di democrazia e rispetto umano, che per quanto mi riguarda sono molto importanti».

Ma quanto è stato difficile convivere con questa realtà per tutti gli altri, per tutti i "non catalani"di Barcellona? Lo abbiamo chiesto ai tifosi giallorossi che vivono nella città della Rambla, che si stringono forte ogni volta che gioca la Magica. "Unico Grande Amor" è il Roma Club di Barcellona inaugurato nell'agosto del 2011, in occasione dell'amichevole Valencia-Roma. Lo stato d'animo di Gerardo De Nicola, presidente del Club, è lo stesso della maggior parte dei romanisti di Catalogna, il pensiero è di chi ha vissuto una giornata surreale. «Si tratta di un tema molto delicato per i catalani, per gli spagnoli, ma anche per molti di noi che hanno scelto Barcellona come città dove vivere – ci ha raccontato Gerardo - Sicuramente i momenti di maggior tensione li abbiamo vissuti nelle prime ore di domenica. In molti mi chiedevano se il Pub Fiction, locale che ci ospita per vedere la partita della Roma, avrebbe aperto. Risposta affermativa: alle 18, messa da parte la politica, eravamo tutti davanti al televisore, concentrati e pronti per fare quello che più ci piace, seguire la Roma e tifare tutti insieme per i nostri colori. Io sono a Barcellona da quasi 10 anni. Ho sempre creduto al "dret a decidir", vale a dire al diritto di decidere il proprio destino politico facendo valere principi basilari della democrazia. Personalmente - ha aggiunto il presidente del Roma Club a Barcellona -, ho sempre incoraggiato i miei amici catalani a far valere i propri diritti, li ho sostenuti come potevo, dando il mio appoggio al di fuori dei seggi elettorali. La dura repressione della polizia nazionale - non quella autonoma - è stata scandalosa. Non si può reprimere con quella violenza una manifestazione pacifica. Per giunta picchiando anziani e donne. È stato davvero triste. Ho diversi amici che sono molto legati a questa questione e sono favorevoli all'indipendenza della Catalunya. I miei conoscenti sono indignati, come io del resto, perché molte volte lo stato spagnolo tratta questa questione con troppa sufficienza e mancanza di dialogo, manipolando addirittura i mezzi di informazione e deformando una realtà pacifica per farla apparire violenta. Non è così, non c'è nulla di violento. È bene ricordare come questo referendum sia considerato illegale dallo stato spagnolo, per cui i risultati, sempre secondo lo stato, non sono attendibili. Ad ogni modo, sono andate a votare più di due milioni di persone, con una percentuale per il Sì superiore al 90 percento. Domani (oggi ndr) parteciperò allo sciopero organizzato come protesta contro i gravi episodi di violenza effettuati domenica dalla polizia di stato spagnola. Una violenza sproporzionata e davvero brutale contro persone che vogliono far valere i pripri principi politici in maniera completamente pacifica».

Una giornata così triste per i giallorossi di Catalogna, si è trasformata rapidamente in una domenica da ricordare almeno per una quindicina di giorni, finché non si tornerà in campo per la ripresa del campionato, quando la Roma sfiderà il Napoli in anticipo il 14 ottobre. «Eravamo tutti al Pub Fiction, il locale che ci ospita e trasmette le partite della nostra Roma - ha ricordato Gerardo De Nicola -, Eravamo particolarmente in forma, carichi e ci siamo goduti una bella vittoria. Inoltre con noi c'era anche Diego "Zoro" Bianchi, attore e grande romanista che ha voluto tifare insieme a noi. Abbiamo conquistato tre punti importanti in un momento in cui dobbiamo ancora crescere: adesso è fondamentale che i tifosi giallorossi di Roma stiano vicini alla squadra, la spinta del nostro popolo è fondamentale per raggiungere risultati. La squadra deve migliore tanto, ma possiamo fare bene. Siamo sulla buona strada». La Roma ammirata a San Siro ha fatto godere anche il popolo giallorosso di Barcellona.