Dicono che il calcio sia il gioco più imprevedibile, quello dove Davide può battere Golia più del prevedibile. Ma il calcio, se uno ci pensa bene, può essere anche lo sport più matematico del mondo. Prendete la partita di ieri sera all'Olimpico.

La Roma ha vinto la prima sul campo dello Young Boys, la squadra sulla carta più forte del girone. Il Cska Sofia ha perso la prima in casa e ha appena esonerato il suo allenatore, colpevole di un inizio di stagione non ai livelli di una squadra che a casa sua di scudetti ne ha vinti trentuno. Sommando, che problema ci sarà per i giallorossi per centrare il secondo successo europeo? Risultato, un pareggio senza gol e pure con qualche rischio di troppo. Conseguenza, sarebbe colpevole nasconderlo, della più brutta Roma di questa stagione, incapace di mettere in campo intensità, velocità, intesa in un undici iniziale che, come annunciato, Fonseca aveva profondamente cambiato rispetto a quello visto a San Siro. Ma questo non può essere un alibi per una squadra che ha giocato a ritmi troppo lenti per mettere in imbarazzo i bulgari. Allo stesso tempo, però, non vuole essere nessun capo d'accusa per una Roma che, comunque, Siviglia a parte, ha messo insieme tra la fine del passato campionato e l'inizio di questa stagione, quattordici risultati senza dovere fare i conti con la sconfitta. In più, se proprio vogliamo trovare qualche altro spunto positivo, c'è da dare con piacere il bentornato a Smalling e applaudire un Pau Lopez che sembra tornato a una serenità che gli consente di essere un portiere come gli era successo nel girone d'andata della passata stagione.

Non crediamo che la qualificazione ai sedicesimi di finale di questa infinita Europa League possa essere messa in dubbio, oltretutto il pareggio nell'altra partita del girone è stata una bella notizia, ma sarà il caso che sin dal prossimo impegno, giovedì contro il Cluj ancora all'Olimpico, Fonseca e i suoi ragazzi prendano atto che si può essere anche brutti, sporchi e cattivi per vincere le partite. È vero che è una questione di uomini perché le categorie sono categorie, ma anche se non soprattutto di atteggiamento. Cercare il bello in certo partite è del tutto inutile, almeno fino a quando non si sbloccano. È una cosa che ci permettiamo di consigliare soprattutto ai tanti spagnoli di questa Roma, giocatori abituati a stoppare, girarsi e scegliere la giocata, il tutto con tempi di gioco che in Italia e in Europa non vengono concessi a nessuno. L'unico degli spagnoli che in questo senso già sa è Pedro che non a caso ha giocato per cinque anni in Premier. Gli altri, da Villar a Carles Perez e soprattutto a un Borja Mayoral a cui concediamo ancora l'attenuante di non aver capito dove è arrivato, hanno bisogno di adeguarsi se vogliono continuare ad avere le loro chance. C'è bisogno che gli altri trascinino gli spagnoli, non il contrario. Non perché i ragazzi iberici non siano prospetti interessanti, ma perché in campionato e in Europa serve una Roma diversa, una Roma che pensi meno all'estetica e più a essere pratica. Altrimenti è dura contro chiunque, pure con il Cska Sofia.