«Siamo molto preoccupati: siamo vicini al collasso e temo che l'economia del Paese pagherà a caro prezzo le misure restrittive introdotte». Il grido d'allarme arriva da Paolo Dal Pino, numero uno della Lega Serie A. Niente giri di parole, a margine di un evento della Fondazione AIRC: «Spero che il Governo capisca - le parole riportate dall'Ansa - una volta per tutte il valore del calcio come industria, al di là di ogni superficiale demagogia. Il Presidente del Consiglio ha detto a chiare lettere che i settori pregiudicati dalle chiusure forzate avranno un ristoro - conclude Dal Pino - per cui ci aspettiamo che un'industria come la nostra, che versa ogni anno oltre 1 miliardo di euro in contribuzione, riceva quanto annunciato».

Le dichiarazioni fanno seguito alla lettera inviata da Lega Serie A e Figc al Governo, in cui si evidenziano i numeri di una crisi economica senza precedenti. «La scorsa stagione - si legge - si è chiusa con minori ricavi, stimabili in oltre 200 milioni di euro, dei quali il 60% riconducibili alla mancata presenza del pubblico. Nella stagione in corso la stima dei minori ricavi è pari a circa 400 milioni di euro (65% legata al pubblico e il restante 35% alle mancate sponsorizzazioni). La perdita complessiva è quindi pari a 600 milioni di euro, ai quali va ad aggiungersi un danno patrimoniale derivante dal deprezzamento del principale asset delle squadre di Serie A, ossia il parco giocatori, di circa 1.5 miliardi di euro. Le perdite stanno affliggendo un settore che conta oltre 300mila addetti e più di 32 milioni di appassionati in Italia». Da qui, la richiesta di intervento da parte del Governo, attraverso urgenti misure volte a compensare le perdite subite dalle squadre professionistiche. In poche parole, all'Esecutivo si chiede di prevedere «adeguate forme di ristoro» per le società nel provvedimento di legge urgente sul quale si sta lavorando.

A Dal Pino si aggiunge anche Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, che chiede «gli aiuti promessi, altrimenti sarà la morte di migliaia di realtà dilettantistiche. La misura è colma e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di un disastro annunciato». A Sibilia ha replicato il numero uno della Figc Gravina: «Con me alla guida - le parole all'Ansa - la Figc non farà mai l'errore di dividere il mondo del calcio in ricchi e poveri».