Una trattativa lampo quella tra il talento di Peschiera del Garda e la Roma. Così la descrive Gianni Vitali, agente di Kumbulla: «Se mi aveste chiesto 24 ore prima se la Roma era una possibilità avrei risposto di no. In una giornata è cambiato tutto. Il Verona aveva intenzione di fronte a un'offerta congrua di cederlo. Lo volevano tutti, avevo richieste dall'estero, dalla Germania alla Spagna alla Francia, e dall'Italia. Davvero c'era attenzione da moltissimi. Poi un conto è parlare, altro è mettere in piedi un'operazione».

L'opzione Roma, invece, è saltata fuori improvvisamente, quando si è capito che l'acquisto di Smalling non si sarebbe sbloccato in breve. La società doveva prendere comunque un altro centrale di prospettiva, come da progetto Friedkin: «A quel punto hanno chiuso in pochissime ore e questa è stata una grande prova di serietà in un momento delicato di cambio di proprietà e in tempi di Covid-19. Sono stati determinati e più bravi degli altri a trovare l'accordo col Verona, su una valutazione giusta ma alta visto il periodo. Poi quando ho parlato al ragazzo, lui non ci ha pensato un minuto, ha detto: "Andiamo". Marash era stato chiaro, non ha mai pensato ai soldi o al palcoscenico da Champions o a questo o quel campionato: voleva andare da chi l'avrebbe voluto di più. E ora è alla Roma, che è il club che gli ha trasmesso esattamente questo sentimento, che è stata una società veloce, agile e forte. E molto organizzata al nostro arrivo».

Con una proprietà nuova che deve ancora insediarsi in tutto e per tutto, la Roma ha però ambizioni concrete a medio termine e questo aspetto è stato decisivo nella scelta: «Ha ambizioni vere e possibili, come quella di tornare in Champions League, utilizza il giusto mix tra giovani e giocatori esperti, ha un gioco propositivo. Sta facendo le cose perbene per strutturarsi e l'investimento a lungo termine su Kumbulla lo dimostra. Se un calciatore può far bene a Roma può far bene ovunque. Non è importante giocare quest'anno questa o quella coppa europea».

Che potesse avere un gran futuro Vitali lo pensa da quando Marash ha quindici anni, da quando cioè l'ha preso e lo assiste: «Oggi ho le conferme di quello che era un pensiero mio e di pochi altri, lo seguo dagli Allievi. Ha fatto gli Allievi Nazionali con un anno di anticipo e da titolare nella Primavera fece i playoff nel Verona con Pavanel. Ha grande intelligenza, prima di Juric non aveva mai giocato a tre e si è preso il posto. Fonseca ha detto che Marash appena arrivato aveva già capito i suoi intendimenti. Con la Juve ha fatto un'ottima prestazione. Gioca sempre col piede "sbagliato", essendo destro, il fatto che adattino lui a giocare nella posizione più difficile significa grande fiducia. Poi lui può fare tutti i ruoli della difesa a tre». E fiducia la ispira anche la difesa attuale della Roma, basata sulla linea verde: «Ibanez, Mancini e Kumbulla insieme hanno potenzialità enormi, è una difesa che non ha niente da invidiare a nessuno in Serie A. Troppo giovani? Esistono i giocatori bravi e i giocatori meno bravi, quelli pronti per giocare in certe piazze e quelli meno pronti. Max non è un "giovane". Titolare da difensore centrale a quell'età non è facile». E chissà cos'avrà pensato il ct Mancini, in tribuna per Roma-Juve, immaginando il post Chiellini-Bonucci in azzurro: «Eh, ha scelto l'Albania, peccato per l'Italia, sarebbero stati quindici anni di Nazionale...».