«Prendila così, non possiamo fare un dramma». È finita, per dirla con le note di Lucio Battisti, la telenovela-Dzeko. Ma è finita? È la logica, oltre che le notizie che abbiamo, a portare a questo epilogo. E nessuno ne farà un dramma. Dzeko resterà alla Roma dopo il naufragio in un mare di cavilli, mediazioni, prese di posizioni di principio e smentite dell'operazione Milik tra Napoli, giocatore e Roma.

Con sullo sfondo la Juve, vera burattinaia dell'effetto domino che non c'è stato per colpa di quei famosi incastri, difficili da districare, come vi raccontiamo dalla fine della stagione scorsa, che coinvolgevano troppi protagonisti. E proprio dal club bianconero è stata scritta, di fatto, la parola fine sul mega giro di attaccanti, dopo che in estate era nato tutto. L'acquisto per "impazienza" di Morata ha escluso Dzeko.

Nelle puntate precedenti, Milik si era promesso a Sarri, esonerato però dopo l'ennesima Champions sfuggita ad Agnelli. Che aveva sorpreso il mondo promuovendo Pirlo allenatore della prima squadra. L'ex centrocampista juventino aveva subito segnalato Dzeko come centravanti da acquistare per integrarsi al meglio con Dybala e Cristiano Ronaldo. Con la Roma ben disposta a liberare il giocatore più costoso della rosa (e avanti con gli anni) ma ad una condizione: avere in tasca il contratto del sostituto scelto. Il polacco Milik, appunto, occasione d'oro, per qualità, età e posizione contrattuale (in scadenza a giugno con il Napoli) per il claudicante bilancio romanista. Non che Arek sarebbe venuto nella Capitale gratis, anzi, forse anche in questo senso sono state fatte valutazioni che hanno ritardato le operazioni. E proprio quando nel sabato di inizio stagione Dzeko aveva l'aereo pronto per Torino in serata e Milik era tornato a Napoli per limare gli ultimi contrasti con De Laurentiis dopo le visite mediche in Svizzera volute dalla Roma, è saltato tutto. O quasi.

Quasi perché Fonseca ha convocato (in mancanza almeno dell'ok di Milik) Dzeko per la gara con l'Hellas ma poi - nonostante le difficoltà della squadra nel trovare la via del gol - l'ha tenuto in panchina per 90'. Il bosniaco avrebbe preferito non essere convocato, non avendo la serenità giusta per affrontare una partita che avrebbe dovuto vedere in tv dal ritiro della Juve secondo gli accordi, ma si è messo a disposizione del tecnico (nessun rifiuto di entrare in campo, per intenderci). Il resto è storia. Il futuro, invece, è da scrivere, ancora nella storia del club con cui ha collezionato più partite e più gol. Spiazzato, spaesato da una sceneggiatura da serie tv della trattativa, ma nessun dramma, allora, per Dzeko rimanere a Roma, dove è un leader e dove la sua famiglia si trova alla grande. Ha firmato l'anno scorso il rinnovo che sembrava l'ultimo contratto della carriera, senza la spinta dell'offerta della Juve e senza l'avallo della società giallorossa che avrebbe colto senza opporsi l'opportunità di alleggerire il monte ingaggi e ringiovanire la rosa, non se ne sarebbe andato.

Né un'altra trattativa con chicchessia al momento sembra possibile: né l'Atletico Madrid (che cercava anche Cavani, ma alla fine ha preso Suarez), né la vecchia fiamma Inter (che ha ingaggi elevati e fronte offensivo al completo). Ci vorrà del tempo (domenica c'è proprio la Juve, poi la pausa delle nazionali può aiutare) per riprendersi, ma Dzeko è un professionista. Orgoglioso. Andranno rimodulati dei rapporti: con l'allenatore, con cui la relazione sarà pure meno idilliaca di quando è arrivato, ma Edin resta un punto fermo del gioco della Roma; con la piazza, che comunque ora non popola gli stadi, ma che in larga, se non larghissima parte avrebbe preferito che il capitano restasse nella Capitale, e con il club, che deve ancora decisamente carburare nella nuova gestione.