Ha cambiato tanto la Fiorentina di Commisso: dei 24 in rosa ben 17 erano altrove la scorsa stagione, come pure due Primavera, l'unico contratto scaduto il 30 giugno e non rinnovato (il 37enne Thereau, tornato dal prestito dal Cagliari: non rientrava nei piani, il suo ingaggio ha tenuto alla larga gli estimatori, ed è rimasto un campionato intero senza neppure una convocazione, ad aspettare lo stipendio a fine mese e lo svincolo a fine anno), come pure 11 dei 15 giocatori ceduti. Tra questi l'unico con le presenze in doppia cifra (14, con un gol) è Kevin Prince Boateng, alla quarta esperienza italiana, la terza di sei mesi, dopo la seconda tranche al Milan, gennaio-giugno 2016, e la prima metà del 2018-19 col Sassuolo, prima dell'incredibile chiamata del Barcellona (che infatti non lo ha schierato praticamente mai). Il colpo a effetto è stato, ovviamente, Franck Ribery, che dopo 12 campionati a Monaco di Baviera, a 36 anni (ora diventati 37) è venuto a godersi gli ultimi scampoli di carriera in una delle città più belle del mondo. Tra le tre giornate di squalifica per aver spintonato un assistente dell'arbitro, e la brutta distorsione rimediata contro il leccese Tachtsidis (12 turni fuori) non ha giocato molto: 20 presenze, 3 gol (da applausi la serpentina contro la Lazio del 27 giugno, che però non ha portato punti) e qualche bella giocata come il filtrante che ha mandato in porta Cutrone contro il Torino.

Se Ribery era un colpo ad alto impatto mediatico, Cutrone, preso a gennaio in prestito con obbligo di riscatto dal Wolverhampton, doveva garantire la sostanza, come Kouame, acquistato a prezzo d'occasione dal Genoa perché fresco di operazione al crociato, che gli avrebbe impedito di giocare prima del 2020-21, se il campionato fosse finito a maggio come previsto. Così invece è a 4 presenze coi viola: non ha ancora segnato ma ha provocato l'autogol di Lyanco, con il Toro. Cutrone, che col Milan 2017-18 era andato in doppia cifra (10, in 28 gare) ci ha messo un po' per carburare, ma ora ha iniziato a lasciare il segno: 4 gol in viola, tutti a luglio. Aveva preso il posto di Pedro, ex Fluminense, tornato in Brasile dopo 3 spezzoni, tra gli acquisti che non hanno fruttato due colpi a salve di Corvino, Terzic e Rasmussen, zero presenze in due (il secondo a gennaio è andato all'Erzgebirge Aue, B tedesca). Le soddisfazioni sono arrivate dai rientri dai prestiti: Dragowski dopo 6 mesi a Empoli si è preso la porta (anche se nelle ultime 3 era ko, e ha giocato - bene - l'altro ex Empoli, Terracciano), Castrovilli (oggi squalificato) la Nazionale, dopo un biennio di Cremonese. Con lui in azzurro c'è Chiesa, capocannoniere viola con 7 gol, uno in più del 20enne Vlahovic (e di Pulgar, che però li ha fatti tutti dal dischetto). I due gioiellini insieme varranno 100 milioni buoni, ma quest'anno un bomber da doppia cifra manca lo stesso.