Sei giorni prima di volare a Udine, per la decima giornata del girone d'andata, la Roma si vide scippare dall'imbarazzante arbitro scozzese Collum una vittoria in gara 3 del girone di Europa League che avrebbe dato la quasi certezza della qualificazione con largo anticipo: il pareggio col rigore inventato e segnato da Stindl garantì invece al Borussia Moenchengladbach il punto che ha tenuto i tedeschi in gara e la Roma in bilico fino all'ultima giornata, prima che il destino rimettesse le cose a posto mandando ai sedicesimi, con i giallorossi, i turchi del Basaksehir.

Quello era il quarto pareggio consecutivo, eppure la Roma stava cominciando a dare l'impressione di aver acquisito una certa solidità. Così tre giorni dopo arrivò una convincente vittoria sul Milan (molto più netta dello striminzito 2-1 finale e se è per questo anche del 2-0 dei rossoneri di domenica scorsa) e poi in calendario ci fu l'appuntamento con l'Udinese, in trasferta: un gol iniziale di Zaniolo (daje Nico, quanto manchi...) sembrò mettere la partita in discesa, fino a che Irrati non si inventò un provvedimento assurdo che trasformò un intervento pulito di spalla di Fazio su Okaka in una punizione (inesistente) e addirittura in rosso (folle) per l'argentino.

Ma quel giorno la Roma, come scrisse Cagnucci sul Romanista, si guadagnò "il rispetto della sua gente" con una prestazione memorabile, segnando a ripetizione contro l'Udinese dopo la clamorosa ingiustizia, vincendo 4-0 e rilanciando le proprie ambizioni in maniera definitiva. Poi venne il Napoli, battuto solo 2-1 a fronte di un'altra grandiosa prestazione e a parte un momento di fatica durato lo spazio di un paio di partite, ci fu il famoso crescendo rossiniano che portò tutti a valutare la Roma quale sicura protagonista della corsa verso i primi quattro posti della stagione.

Oggi, un girone, una pandemia e soprattutto otto mesi dopo, con un balzo di temperatura di più di 20 gradi, la Roma torna ad affrontare l'Udinese mentre tutto il mondo intorno sembra cambiato.

Fa bene Fonseca a considerare il campionato ancora aperto anche nella corsa ai posti Champions. Non sarebbe il primo e non sarebbe l'ultimo miracolo a sconvolgere gerarchie apparse chiare fino a un minuto prima nella storia del calcio: ma l'unica cosa certa è che a oggi l'Atalanta abbia meritato finora il quarto posto più di quanto non sia riuscita a farlo la Roma.

A quanto ha detto in conferenza, l'allenatore insisterà sulla difesa a quattro perché non ha ravvisato problemi di natura tattica nelle due sfide con la Sampdoria e con il Milan e di sicuro non "nelle marcature preventive". Lo ricordiamo per gli incliti: le marcature preventive sono le prese di posizione delle zone più adatte a prevenire eventuali transizioni avversarie e si valutano ovviamente quando si è in possesso palla. Fonseca ha escluso che i gol con Sampdoria e Milan abbiano a che fare con le marcature preventive.

Probabilmente fa riferimento al fatto che più che una perdita di possesso sono stati i giocatori della Roma a regalare il pallone agli avversari. Ma sembra un sofisma: è un fatto che quando si perde la palla c'è sempre un errore di trasmissione o un contrasto perso e quando capita alla Roma (con la Samp come col Milan) gli avversari vanno in possesso senza marcatore (Gabbiadini con Ibanez, che s'è addirittura allontanato da lui, Rebic con Smalling, Theo Hernandez nell'azione del rigore) e possono puntare dritto la difesa sguarnita. E tenendo gli esterni così alti, dentro si lasciano spesso spazi invitanti.

Lasciare quasi tre reti in expected goal al Milan è quasi incomprensibile per una squadra come la Roma. L'Udinese, che due giorni fa ha fatto soffrire l'Atalanta, non è avversario tra i più temibili e perde invariabilmente all'Olimpico dal 2013. Ma Gotti è uno studioso e un tecnico di rara intelligenza. Occhio agli scherzi, non si possono più regalare punti.