Diego Perotti è stato protagonista di un'intervista ai microfoni di ESPN, cui ha raccontato il suo rapporto con gli infortuni e il suo parere sul calcio italiano. Queste le parole dell'esterno della Roma.

Qual è il tuo rapporto con gli infortuni?
"Molto negativo. So che sono parte del nostro lavoro e che non si possono evitare, però ci sono giocatori per i quali gli infortuni sono più frequenti rispetto ad altri. Ho compagni che credo non sappiano neanche cosa sia una lesione muscolare. C'è chi soffre con le ginocchia o le caviglie. Per me si tratta più di un discorso muscolare. Non sono lesioni gravi, non sono mai stato più di un mese fermo. Ma quando ne arriva una dietro l'altra alla fine ti stanca e con gli anni che passano diventano sempre più fastidiosi. Ti passa anche la voglia di fare riabilitazione, di andare a fare trattamenti in una clinica, di andare in palestra, di vedere i tuoi compagni giocare sapendo che magari a te mancano quindici giorni per tornare ad allenarti. È qualcosa a cui non credo che mi abituerò mai. Forse non si tratta di abituarsi ma di riconoscere che questo è il fisico che mi è capitato. Io mi curo molto, è anche questo che mi dà fastidio. Sicuramente ci sono cose che posso migliorare, ma il mio stile di vita non giustifica tutti gli infortuni. Mi è capitato questo, ho fatto quello che ho potuto e sono contento della carriera fatta finora. Negli anni che mi restano devo solamente sperare che mi capiti il meno possibile, tentare di prevenirli al massimo e godermi ogni partita".

Il calcio italiano è più complicato degli altri?
"Il calcio italiano è molto complicato perché è molto tattico e inoltre i campi sono un disastro. Vai a giocare con il Milan e con l'Inter e sembra il campo del Deportivo Moròn. Non so se si tratti di una questione climatica o altro. In Spagna andavo a giocare con l'Almeria,ultima in classifica, e il campo era perfetto. I difensori poi sono molto bravi e tengono sempre la marcatura alta. L'altro giorno ho visto Siviglia-Betis e c'era un sacco di spazio per girarsi, per controllare e attaccare. Sono diversi. La Juventus va molto bene perché ha uno stile simile all'Atletico Madrid, ma non è invincibile".