Save the date, 30 giugno. Iniziano ufficialmente oggi due mesi decisivi per il futuro della Roma. Sì, si è detto e scritto già tante volte, dalla fine di novembre alla fine di febbraio, ogni settimana, la settimana decisiva sembrava essere la "prossima". Fino a qualche giorno prima dell'esplosione dell'emergenza sanitaria nazionale, e poi mondiale, del Coronavirus. Fino ai primi di marzo, cioè, quando sembrava tutto pronto per l'annuncio del deal done tra James Pallotta e Dan Friedkin per il passaggio di proprietà della Roma da Boston a Houston per la cifra record di oltre 700 milioni. Ma è questa la realtà, «era fatta», come suggeriscono fonti vicine alle parti in causa, non ultimo il produttore cinematografico Andrea Leone, figlio del grande Sergio e amico di Ryan Friedkin, che ha raccontato al Romanista come l'adrenalina del figlio del patron del gruppo con base in Texas fosse a mille a inizio 2020. Praticamente fatta, quindi, se non fosse stato per questo maledetto virus che ha spiazzato il mondo. Inizia il countdown, allora, due mesi per capire sostanzialmente cosa sarà del calcio italiano e internazionale e quanto le dibattutissime perdite del sistema incideranno sul valore della Roma.

Da un lato Pallotta che ha adottato la strategia dello stop loss, tradotto: interrompere le perdite e cercare di vendere comunque, a un prezzo più basso magari, ma con dei bonus (chessò, alla costruzione del nuovo stadio, per dirne uno). Che sia a Friedkin, come al momento appare più probabile visto il gentleman agreement di dicembre, con il quale i contatti sono al minimo ma non interrotti, come ha confermato la semestrale di fresca uscita. O che sia a qualcun altro. I ben informati raccontano di un Pallotta che, stizzito per le incertezze attorno alle quali ruota il calcio italiano, si starebbe guardando intorno anche spinto dai soci investitori che hanno intenzione di uscire dall'affare Roma.
Dall'altro lato Dan Friedkin, che secondo stime interne perderà abbastanza a causa del Covid-19, ma, con la diversificazione del suo business, certamente meno di altri e soprattutto avrà il vento a favore nella ripresa. Primo perché, a dispetto di quello che si può immaginare sulla volontà dei consumatori, il distanziamento sociale penalizzerà il trasporto pubblico, con meno posti a disposizione sui mezzi per garantire la giusta lontananza, e darà più chance a quello privato. E la Toyota negli States è il primo marchio straniero. E se il traffico aereo di linea subirà ricadute, molte meno ne dovrà affrontare quello dell'aviazione privata (Dan è coperto anche lì). Secondo perché il cinema, settore che cura da vicino Ryan Friedkin - destinato a un ruolo primario nella Capitale dopo l'eventuale fumata bianca - non si è mai fermato. Perché sono chiusi i cinema, ma le tv sono e saranno molto più accese di prima nelle case degli abitanti del Pianeta. Terzo perché, sempre nella logica della linea luxury di famiglia, il settore turistico di "nicchia" perderà meno di quello tradizionale. Il golf, ad esempio, settore in cui il gruppo ha diversi interessi, sarà uno dei primi sport a ripartire con la giusta distanza.

Nel mezzo c'è la Roma, che i Friedkin hanno ancora in testa e la cui capitalizzazione sul mercato ad oggi si attesta sui 250 milioni. Che sommati al debito che il magnate californiano con sede a Houston avrebbe risanato acquistando il club dà già un'idea di quello che potrebbe essere un prezzo per aggiornare la "nuova" due diligence, ovvero dello sconto che Dan potrebbe chiedere a Jim (che nel frattempo ha coperto e coprirà ancora) formalizzando una nuova offerta. Cinquecento? Seicento milioni? È da vedere, perché non sono bruscolini, né la semestrale di cui sopra lascia dormire tranquille le parti. La continuità aziendale è presupposta, sì, ma troppi periodi ipotetici, troppi condizionali, primo fra tutti quello relativo al danno da Coronavirus, che per ora nelle carte è stato "bypassato". O per meglio dire tamponato dal risparmio ottenuto con il taglio degli stipendi concordato con staff e squadra. Che certo non si butta via, ma che potrebbe non essere sufficiente tra due mesi ad affermare, come fino a ieri, che i numeri nel bilancio siano ancora stazionari, cioè quelli previsti quando lo spettro del Covid-19 non si aggirava come adesso nell'Europa e nel mondo. È qui che si gioca il futuro della Roma, a cavallo della primavera e dell'estate. Che potrebbe essere una stagione nuova per la Roma e, questo almeno è l'augurio, per il calcio italiano e non solo.