Jordan Veretout è stato protagonista di un'intervista sul sito ufficiale del Nantes, il suo ex club quando giocava in Francia. Ecco le parole del centrocampista della Roma:

Come stai?
"Sto bene, grazie anche alla mia famiglia. È vero che in Italia è un periodo molto complicato, specialmente nel nord del Paese. Qui a Roma va un po' meglio anche se ovviamente siamo stati rapidamente messi in quarantena".

Ci sono stati casi nella Roma?
"No, nessuno è stato colpito nel club per fortuna. Tuttavia, alcuni giocatori di Fiorentina, Juventus e Sampdoria hanno contratto il coronavirus".

L'11 marzo la Roma ha annunciato che sarebbe rimasta in Italia piuttosto che giocare il turno di Europa League contro il Siviglia. Una decisione saggia, no?
"Avremmo giocato a Siviglia il giorno successivo, una partita importante della nostra stagione: l'andata degli ottavi di finale di Europa League. Tutta la squadra si era allenata bene, anche io nonostante fossi squalificato dopo aver avuto diverse ammonizioni (sorride, ndr). I ragazzi dovevano partire mercoledì pomeriggio ma a mezzogiorno eravamo stati informati che non saremmo andati. Ovviamente penso che sia stata la decisione migliore da prendere. Quella scelta scelta ha avuto un ruolo importante nel proteggere la nostra salute".

Com'è stata la tua stagione? Sappiamo che è stata una nuova sfida per te quest'anno, dopo il trasferimento della scorsa estate in uno dei più grandi club della Serie A.
"La stagione stava andando molto bene. Ero davvero ben integrato e volevo raggiungere un traguardo importante quando ho firmato la scorsa estate. La Roma è un club grande e sono stato fortunato a giocare tanto. Ho avuto un leggero calo ma in questo periodo complicato sono stato in grado di recuperare bene e prepararmi bene per la fine del campionato".

Pensi che sia importante finire la Serie A?
"Certo, siamo professionisti. Tutti hanno investito dall'inizio della stagione. Siamo quinti e vogliamo ottenere qualcosa di importante quando si riprenderà".

Cosa rappresenta Nantes per te?
N"antes è come casa. Torno regolarmente e vado ancora molto d'accordo con molte persone del club, tra cui i dirigenti e gli allenatori. Ancora oggi guardo tutte le partite appena posso. Sono il primo tifoso".

Dalla tua partenza da Nantes nell'estate del 2015, hai conosciuto l'Inghilterra (2015-2016), quindi un ritorno in Francia a Saint-Etienne (2016-2017) prima di andare in l'Italia (dall'estate 2017). Cosa hai imparato da tutte queste esperienze?
"Quando ho lasciato il Nantes volevo scoprire qualcosa di nuovo. Penso che quella scelta abbia avuto un ruolo nella mia crescita. Ho trascorso un anno in Inghilterra, dove sono diventato padre, sono maturato e, nonostante la retrocessione, ho avuto la possibilità di giocare 29 partite in Premier League. Per essere la prima stagione, era già molto positivo. Dopodiché, al Saint-Etienne ho incontrato Christophe Galtier, un allenatore che mi ha fatto davvero progredire con i suoi assistenti e questa esperienza ha contato tantissimo per me. Poi quando sono arrivato in Italia non volevo ripetere gli stessi errori dell'Inghilterra. Sotto la guida di Stefano Pioli mi sono subito trovato bene. Per due anni, non ho mai smesso di crescere, migliorare e di divertirmi giocando. Il calcio italiano mi piace tanto e oggi sono molto contento in Italia".