Il grido di dolore di Simone Perrotta è arrivato anche in Federcalcio soprattutto per l'eco che riguarda il Settore Giovanile e Scolastico e l'esercito di ragazzi, sia del mondo dilettantistico sia del mondo professionistico, che hanno interrotto all'improvviso la loro attività sportiva. È così dall'inizio di marzo e sarà così almeno fino a settembre: lo è già ufficialmente per i tornei già stoppati dalla Figc, dai più piccoli fino all'Under 18 nazionali e interregionale, arriverà presto lo stop per tutti gli altri. Ma c'è il rischio che lo stop per loro si prolunghi ulteriormente per l'impossibilità di poter garantire anche a settembre, come invece accadrà forse già da maggio per i calciatori professionisti, il rispetto degli standard di sicurezza per gli atleti e per gli impianti. Di tutto questo abbiamo parlato con Vito Tisci, presidente del Settore Giovanile e Scolastico della Federcalcio.

Presidente Tisci, fermarsi era un obbligo.
«Al momento la decisione ha riguardato tutta l'attività giovanile professionistica nazionale e interregionale».

Sono quelle che non comportano promozioni e retrocessioni.
«Certo, ma era una richiesta delle stesse società, lo abbiamo convidisa con tutte le componenti e ovviamente con il presidente Gravina».

E per gli altri? Sono un esercito di persone in attesa.
«Il resto è sospeso in base all'ultimo decreto governativo che ha chiuso tutto fino al 3 maggio, noi siamo legati a quello. Non possiamo prendere nessuna decisione diversa oggi. Come sapete adesso la Figc è concentrata per far ripartire la A, ma non so se riuscirà».

E quando se ne saprà di più?
«Dopo il 3 maggio: in seguito alle decisioni del governo, noi prenderemo le nostre decisioni».

I problema è che se anche ci dovesse essere qualche parziale apertura, e non pare che sia questo l'orientamento, come si può pensare di applicare i protocolli al mondo giovanile?
«No, è impossibile. Ma anche con protocolli meno restrittivi sarebbe complicato, le società non si possono far carico di quei costi, nessuno ha il medico 24 ore a disposizione, gli spazi sono spesso condivisi. E poi le visite di idoneità? Proprio stamattina mi ha chiamato una società che si stava informando in un centro specializzato: oggi le visite per i ragazzi a seconda delle regioni vanno dai 30 ai 50 euro, ora solo certi esami costerebbero 80-90 euro. Come si potrà fare? Vediamo dopo l'estate».

E come?
«Io credo che tornerà la normalità solo quando arriverà il vaccino».

Ma per il vaccino c'è il rischio di dover aspettare ancora a lungo.
«Ma senza quello faticheremo a ripartire anche la prossima stagione. Del resto anche le scuole sono chiuse. Il nostro mondo è legato a quello della scuola, è impensabile che un ragazzino possa fare sport se non va a scuola».

Quanti sono i ragazzi che fanno riferimento al suo settore?
«Io gestisco 700.000 ragazzi, dai 5 ai 16 anni, e sono circa 3.400 società pure, che fanno solo attività giovanile, poi ci sono quelle dilettantistiche e professionistiche».

Con loro si arriva a un milione di tesserati. Tutti fermi.
«E non si potrà ripartire con questi protocolli. Io capisco tutte le esigenze delle scuole calcio, i discorsi che fa Simone Perrotta sono comprensibilissimi».

Simone diceva che piuttosto che aumentare radicalmente i costi di chi gestisce le società converrebbe paradossalmente star fermi un anno.
«Non ci voglio pensare. Ho mandato una proposta articolata al presidente federale per far riavere un rimborso alle società delle tasse d'iscrizione per la prossima stagione sportiva, riduzione delle spese assicurative e altre richieste. L'economia è in ginocchio, senza soldi e senza sponsor chi finanzierà la ripartenza?».

Per non parlare dei genitori che avranno altri problemi piuttosto che pagare le rette per il calcio o per altri sport.
«Altro tasto dolente. Qui dovranno intervenire anche gli enti locali, la regione, il comune, sennò il disastro sarà ancora maggiore».

Dovrete intanto provare ad ipotizzare di tornare a giocare con protocolli meno costosi.
«Per ora la Commissione si è dedicata al calcio professionistico, ci sarà inevitabilmente un secondo step per giovani e dilettanti. Ma è difficile da immaginare uno scenario possibile, almeno per il momento».

E torniamo al discorso del vaccino. E se non sarà disponibile?
«Non mi ci faccia pensare. Si potrebbe immaginare di ripartire a settembre o ottobre con attività motoria semplice, senza pallone, senza gare, senza partitelle, ma non so neanche io bene che cosa potremo inventarci».

E al momento che fate?
«Solo formazione. Corsi online, oggi ne abbiamo avuto uno con Maurizio Viscidi con più di 400 allenatori collegati. Facciamo webinar o video con nostri esperti su argomenti di varia natura, dalla prevenzione alla psicologia all'alimentazione, ma non possiamo dire di allenarsi in casa perché chi non ha gli spazi farlo si può anche far male».

Se lo stop dovesse essere lungo pensa anche al risvolto sociale di tenere a casa tanti ragazzi?
«Rischia di aumentare la sedentarietà, con tutti i problemi connessi, per non parlare di tutti quei ragazzi che si tengono lontani dai guai proprio facendo sport. Ma che possiamo fare? Questo è un virus che sta distruggendo tutto, ha messo in ginocchio il mondo. Noi siamo stati costretti a spegnere i motori di
un'attività che andava benissimo».

Dovrete rivolgervi direttamente al Governo.
«Al momento i contatti con il Governo li ha il presidente federale Gravina con cui sono a contatto settimanalmente. Poi vedremo».
È ipotizzabile fare per il vostro settore come vuol fare Gravina con i pro? E cioè di ripartire finendo i tornei di quest'anno?
«Impensabile. Ci sono problemi insormontabili di tesseramento e assicurativi. Dobbiamo rassegnarci. Questo sarà ricordato come l'anno della pandemia. Quando si ripartirà, sarà una nuova stagione».

E con le promozioni e le retrocessioni come farete?
«Questo è il motivo per cui finora sono stati sospesi solo quei campionati. Poi ci penserà la Lega Dilettanti che organizza i campionati dilettantistici. Vediamo anche che succederà con la Serie A».

C'è qualcosa che l'ha colpita dal punto di vista umano in questi giorni?
«Ho avuto presidenti di società che conosco e mi hanno chiamato in lacrime per collaboratori che si sono ammalati e sono scomparsi. È dura, così è dura... Meno male che medici e infermieri sono stati eroici, il mio pensiero e il mio ringraziamento va a loro. Me lo scrive?».